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Eco

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 28 marzo 1990
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1-2


[1]
Pino Tona di Milena, in Sicilia, mi manda una cartolina raffigurante Annecy (Alta Savoia) con una domanda adatta ad un contesto montano.
[2]
«Ho visto scritto», dice, «un eco, il mio eco, o ancora la torre degli echi. Eco è maschile o femminile, o tutt'e due?».
[3]
Ecco un esempio della caleidoscopica variabilità della lingua italiana: eco è, a piacere, maschile o femminile; al plurale, però, dovrebbe essere sempre maschile (ma la regola è stata violata, come tutte le regole).
[4]
Al plurale hanno preferito il maschile autori come D'Annunzio e Montale.
[5]
Bellissimo, di quest'ultimo, un verso di Carnevale di Gerti, nelle Occasioni: «I lievi echi si sfaldano giù dal ponte sul fiume».
[6]
Sono gli echi (maschili) delle ocarine dei bambini.
[7]
Inoltre, l'eco non di rado si camuffa.
[8]
Lo stesso scrivente può non sapere se sta usando la parola al maschile o al femminile, senza per questo commettere errori: «Giungeva l’eco della sua voce...»; e persino con l'aggettivo: «Che forte eco!».
[9]
Maschile o femminile?
[10]
Ultrà
[11]
Ancora una cartolina di Pino Tona, questa volta con le immagini della sua Milena, per chiedere notizie a proposito di ultra e ultras.
[12]
E Durante la Rivoluzione francese fu usato il termine ultra-révolutionnaire, e dopo ebbe fortuna il suo contrario ultra-royaliste, ad indicare un monarchico più monarchico del re stesso.
[13]
Il partito di questi conservatori e reazionari ebbe grande potere in Francia fino al 1830.
[14]
Già all'inizio dell'Ottocento la parola era nota in Italia nel senso di estremista.
[15]
Ultra (= oltre), è un elemento latino che sta all'inizio di diverse parole composte, come ultravioletti, ultrasuoni ecc.
[16]
Però, nel significato politico, come abbiamo visto, è arrivato a noi dalla Francia; ciò spiega la pronuncia, con l'accento sull'ultima sillaba: ultrà.
[17]
Dal significato politico la parola è passata oggi nel sottocodice giornalistico e sportivo per indicare i gruppi più fanatici delle tifoserie calcistiche.
[18]
L'origine francese spiega anche il plurale in -s (un ultrà, gli ultras).
[19]
Sulla conservazione della -s del plurale nelle parole di origine straniera ci sono opinioni diverse, ma i più ritengono legittimo abolirla.
[20]
Gulielmo
[21]
Non ho sbagliato a scrivere il nome di questo lettore.
[22]
Si firma proprio così, Gulielmo (anziché Guglielmo) Baldessarri di Trento, per polemica, perché sostiene che si è stufato di una lingua balorda come l'italiano.
[23]
Propone «un'operazione d'appendicite per correggere la nostra lingua», perché trova che non ci sia una rispondenza univoca e coerente tra la pronuncia dell'italiano e la sua grafia.
[24]
Cita, sulla base della sua esperienza, il coniglio, che gli pare piuttosto un conilio.
[25]
Ma non se la deve prendere con «la nostra lingua».
[26]
Gran parte degli italiani, infatti, pronunciano proprio coniglio e Guglielmo.
[27]
Siamo noi settentrionali (io sono piemontese, Guglielmo è di Trento) ad avere a volte questo tipo di incertezza.
[28]
Essa deriva da una certa influenza dei dialetti locali sul modo di pronunciare l'italiano.
[29]
Incerti altri casi ci troviamo di fronte alle pronunce dell'italiano regionale" (secondo la definizione dei linguisti).
[30]
Non c'è affatto di che vergognarsene, ma non possono essere prese a pretesto per una riforma ortografica, visto che tanti altri italiani pronunciano in altro modo.
[31]
Niente appendicectomia, dunque.

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