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Pronomi di cose

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 4 aprile 1990
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1-2


[1]
R.
[2]
T. di Asti ha notato quella che le pare una contraddizione della grammatica.
[3]
Nelle frasi «Compro una mela e la mangio», «Prendo un libro e lo leggo», lo e la, stando alla definizione ufficiale, sono pronomi personali.
[4]
Ma come si fa a dire che sono personali?
[5]
Sarebbe possibile parlare piuttosto di pronomi di cose?
[6]
Rispondo che non ci deve stupire la difficoltà.
[7]
Le parole tecniche che si usano per definire gli elementi della lingua sono spesso frutto di princìpi filosofici o di idee antiche.
[8]
Quando diciamo sostantivo, ad esempio, per indicare un nome, adoperiamo una parola che si rifà al conetto di sostanza, che risale ad Aristotele.
[9]
Quando parliamo dei pronomi personali succede qualche cosa di simile.
[10]
Nessun problema per i pronomi di prima persona singolare e plurale (io, noi, mi, ci), che si riferiscono a colui che parla; tutto bene per la seconda persona (tu, voi, ti, vi), i quali rappresentato l’interlocutore.
[11]
La terza persona, però, a norma di grammatica, può indicare cose, oltre che persone.
[12]
L’equivoco nasce dal significato del termine persona, che in grammatica non vuol ire individuo, essere animato, ma categoria grammaticale, cioè ruolo, funzione nella frase.
[13]
Non si dimentichi che in latino persona è prima di tutto la maschera dellattore, e quindi il ruolo che egli ricopre, la parte che recita.
[14]
Anche i pronomi sono attori che recitano una parte nel teatro della frase.
[15]
Cachi
[16]
La professoressa Maria Rita Usai Cuccu, dalla Sardegna, segnala l’esistenza di un manuale scolastico dove ha trovato una parola sospetta: caco, al posto del legittimo cachi (cacki, kaki).
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Naturalmente la parola sospetta è stata subito accolta dalla bambina, la quale ha scritto caco sotto un bel disegno del frutto.
[18]
È così grave?
[19]
Abbiamo visto che ci sono molte e diverse grafie di cachi.
[20]
L’oscillazione di grafia è la traccia che ci guida verso il riconoscimento all’origine esotica di questa parola.
[21]
Il cachi è una pianta originaria della Cina e del Giappone, come in altri casi (ananas, arancio, avocado, kiwi) assieme al frutto ci è giunta anche la parola per designarlo.
[22]
Questa parola, però, aveva una forma strana (kaki, caki): la k, infatti, non è un segno grafico comune in italiano.
[23]
Alla fine c’è stato un adattamento completo: cachi.
[24]
Qualcuno, però, ignorando che cachi era una parola forestiera, con plurale uguale al singolare, ha cominciato a costruire un singolare inesistente.
[25]
È nato così il caco (plur. cachi).
[26]
Si è trattato certo di un errore, ma sono proprio gli errori a far muovere le lingue; senza di essi parleremmo ancora in latino (su questo tema aspetto di ricevere molte lettere con le opinioni dei lettori).
[27]
Tornando al nostro caco, nato per errore, dobbiamo riconoscere che aveva le carte in regola rispetto al sistema dell’italiano, perché da noi è normale che le parole maschili abbiano al singolare l’uscita in -o, quella in -i al plurale.
[28]
Semmai è la presenza delluscita in -i al singolare a dare imbarazzo.
[29]
L’errore, dunque, ha regolarizzato il sistema (così direbbero gli specialisti), non a caso da più di vent’anni vi sono lessicografi che accettano il caco nei loro vocabolari, pur con il rinvio alla voce cachi.
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Una breve risposta a Monica di Padova.
[31]
Certo, il plurale di incinta è incinte, ed è assolutamente regolare (ma solo femminile).

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