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Pretensioso

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 3 gennaio 1990
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page151
Column3-4


[1]
Pretensioso o pretenzioso?
[2]
È la domanda di M.
[3]
Ferrari di Milano.
[4]
I dizionari, a cui, come il solito, si ricorre, accolgono tanto l’uno quanto l'altro; li abbiamo avuti dal francese: prétentieux voce che induce con la sua pronuncia a pretensioso, ma poi, naturalmente, ci si mette la pronuncia locale che forse subisce anche l'influsso di altri boli in -zioso.
[5]
In Toscana dicono anche pretensionoso e pretenzionoso.
[6]
Il lettore S.
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Messina mi scrive da Varese: «Odo talvolta qualcuno esprimersi cosi: Ho mica tanta voglia di uscire. Mi sembra un modo errato».
[8]
Tralasciare il non prima del mica è un vizietto settentrionale, disceso dal dialetto, che non deve essere seguìto.
[9]
Mica è il latino mica, briciola, e richiede la presenza dell'avverbio negativo non: «Non ho mica voglia; non è mica bello».
[10]
Solitudine
[11]
A volte gli errori di stampa sembrano scherzetti maligni studiati per iniettare un subdolo veleno che vada a intossicare ciò che si voleva dire, insinuando un significato che finisce col distruggere il senso originario del testo o attribuirgli il valore opposto.
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Leggiamo esempio in un annuncio economico in cui si offre in vendita un appartamento: «Libero zona centrale in decoroso stabile d'epoca luminoso soggiorno, con studio, tre camere, doppi servizi»: tutto bene, allettante, sennonché l’aggettivo decoroso si è velenosamente trasformato in decorso, che sembra voler denunciare l'irrimediabile vecchiezza dello stabile. addirittura fuori corso, irrecuperabile, da non prendere minimamente in considerazione.
[13]
Sugli errori di stampa in genere si sorride: fatalità, non è colpa di nessuno; si sa che i ritmi sempre più veloci impressi dalla produzione accentuano la possibilità di commettere erori.
[14]
Più che sorridere si ridacchia, invece, quando l'errore non "di stampa ma chi ha scritto il testo, come accadde tempo fa in un titolino di quotidiano che diceva: «Morto da cinque giorni, viveva solo»; naturalmente l’intenzione era di segnare un forte distacco fra il morto e il viveva, di trasferire questultimo verbo, fulmineamente, al tempo anteriore al decesso del poveretto che, solitario in vita, aveva concluso la medesima; ma sarebbe stato necessario, a questo scopo, collocare non unesigua virgola ma almeno un punto e virgola dopo da cinque giorni, altrimenti, con quella smilza virgoletta, leggiamo la notizia di un trapassato che, scordatosi di essere defunto, viveva appartato, forse sdegnando compagnia troppo vivace per il suo carattere, oppure evitato dagli amici e dai parenti a causa della sua freddezza.
[15]
Amare
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«Mi sono imbattuta più volte, leggendo vari testi, nella curiosa espressione amare d'amore: come nasce questo modo alquanto ovvio e ripetitivo di descrivere un sentimento?».
[17]
L.
[18]
Colombo, Milano.
[19]
La lettrice non ha torto.
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Amare d’amore è uninvenzione nostrana: da noi amare significa soprattutto voler bene, sentire amore nel senso profondo del termine: l’aggiunta d'amore è del tutto pleonastica e ci viene dal francese: in quella lingua aimer è usato soprattutto per dire che una cosa piace, che un francese afferma che ama scarpe con le suole di para e formaggio molle; in tale situazione quando oltralpe vogliono esprimere un sentimento vero e profondo ricorrono a un supplemento chiarificatore: aggiungono d'amour, aimer d’amour, graziosa trovata che ha incontrato naturalmente le scimmiottanti simpatie di casa nostra, per cui le eroine dei romanzi rosa amano d'amore.
[21]
A M.
[22]
S., Verona: «il meglio libro» per «il libro migliore» è del linguaggio popolare.

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