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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Troppa la pratica ma poca la teoria
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
30
ottobre
1988
more header data
[1]
Avevamo
accennato
in
questa
pagina
(
2
ottobre
)
a
due
bilanci
prossimi
venturi
:
uno
sullo
stato
degli
studi
linguistici
italiani
,
un
secondo
sullo
stato
dell’
italiano
.
[2]
Il
primo
si
è
avuto
a
Capri
,
nel
Congresso
internazionale
della
Società
di
linguistica
italiana
.
[3]
Erano
stati
chiamati
decani
della
linguistica
internazionale
,
come
Yakov
Malkiel
,
e
più
giovani
inglesi
o
svizzeri
e
linguisti
dell’
Europa
del
Nord
e
dell’
Est
.
[4]
Ciascuno
ha
detto
la
sua
sugli
studi
italiani
di
linguistica
e
sulla
loro
capacità
di
intervento
nel
dialogo
scientifico
internazionale
.
[5]
Con
la
loro
non
smarrita
sensibilità
per
la
storia
,
con
la
loro
disponibilità
a
usare
una
pluralità
di
metodi
per
analizzare
il
materiale
di
studio
,
i
linguisti
italiani
sembra
che
siano
riusciti
a
recuperare
buona
parte
del
grave
distacco
che
separava
in
questo
campo
il
nostro
da
altri
paesi
ancora
negli
anni
Sessanta
.
[6]
Va
meno
bene
l’
assetto
degli
studi
entro
l’
università
.
[7]
Nella
cultura
,
nell’
editoria
,
nel
confronto
internazionale
gli
sviluppi
sono
positivi
.
[8]
Nelle
università
è
un
altro
discorso
.
[9]
Achille
Tartaro
,
preside
di
Lettere
della
Sapienza
ha
esortato
le
matricole
a
studiare
materie
impegnative
e
serie
,
come
la
linguistica
generale
.
[10]
Egli
però
non
ignora
che
in
molte
facoltà
italiane
questo
insegnamento
manca
.
[11]
E
vi
manca
un
insegnamento
di
dialettologia
italiana
.
[12]
In
genere
l’
articolata
compagine
delle
scienze
del
linguaggio
è
anche
sottorappresentata
in
tutte
le
facoltà
di
Lettere
e
di
Magistero
.
[13]
Peggio
ancora
:
quasi
dappertutto
le
cosiddette
“
lingue
straniere
”
sono
insegnamenti
di
storia
e
critica
letteraria
,
non
di
pratica
né
di
teoria
e
storia
delle
varie
lingue
.
[14]
Né
,
come
in
altri
paesi
,
si
insegnano
istituzioni
della
lingua
nazionale
.
[15]
IPSE
DIXIT
[16]
Mario
Alighiero
Manacorda
è
ammirato
e
amato
come
storico
e
teorico
dell’
educazione
e
per
la
sua
laica
fierezza
,
così
preziosa
in
tempi
di
tristi
rinunzie
alla
laicità
.
[17]
Ma
anche
a
lui
un
purismo
troppo
accigliato
impedisce
di
veder
bene
.
[18]
In
un
articolo
recente
egli
si
scaglia
con
troppa
ira
contro
l’
uso
di
«
mi
sei
mancato
»
,
che
sarebbe
un
calco
“
evidente
”
dell’
inglese
«
I
missed
you
»
,
presente
solo
nel
doppiato
di
film
americani
,
non
nell’
uso
reale
della
nostra
lingua
.
[19]
Ma
davvero
?
[20]
Vediamo
un
po’
.
[21]
«
Con
tono
affettivo
,
“
mi
manca
”
,
di
cosa
o
persona
di
cui
si
sente
la
mancanza
,
il
desiderio
,
il
rimpianto
»
:
così
annota
il
“
Lessico
universale
italiano
”
con
parole
forse
scritte
,
certo
vagliate
da
Guido
Martellotti
,
Bruno
Migliorini
,
Aldo
Duro
,
Ignazio
Baldelli
.
[22]
Noti
anglicizzanti
?
[23]
Se
sì
,
evidentemente
ricalcava
l’
American
English
anche
Tommaseo
:
«
Quando
diciamo
:
Questa
cosa
,
quest’
uomo
mi
manca
,
esprimiamo
un
sentimento
di
tal
mancanza
più
o
meno
doloroso
…
»
.
[24]
Frugando
,
scopriamo
che
anglicizzava
anche
Petrarca
,
in
morte
di
Madonna
Laura
(
sonetto
299
,
verso
13
)
.
[25]
De
Sanctis
ricordava
le
parole
dettegli
una
volta
da
Leopardi
:
«
Nelle
cose
della
lingua
si
vuole
andare
molto
a
rilento
.
Dire
con
certezza
che
di
questa
o
quella
parola
o
costrutto
non
è
alcun
esempio
negli
scrittori
,
gli
è
cosa
poco
facile
»
.
[26]
VOCABOLARIO
[27]
Shiatsu
.
[28]
Sui
muri
di
Roma
si
annunzia
un
corso
per
formare
specialisti
di
“
shiatsu
”
.
[29]
La
parola
manca
in
vocabolari
anche
aggiornati
.
[30]
Si
riferisce
a
una
tecnica
terapeutica
,
un
massaggio
con
le
dita
nelle
aree
interessate
(
pare
)
anche
all’
agopuntura
.
[31]
Tutto
ciò
è
ben
detto
dall’
originaria
parola
giapponese
:
“
shiatsuryoho
”
(
le
due
“
o
”
sono
lunghe
)
che
,
per
un
giapponese
,
significa
«
terapia
(
ryoho
)
della
pressione
(
atsu
)
con
le
dita
(
shi
)
»
.
[32]
Per
noi
,
un
alone
di
mistero
circonda
la
parola
.
[33]
E
la
cosa
furoreggia
,
al
momento
,
dagli
Usa
all’
Europa
.
[34]
USI
E
ABUSI
[35]
In
Fiat
.
[36]
«
Resto
in
Fiat
per
almeno
sei
anni
»
,
avrebbe
detto
“
Giovanni
”
(
dice
“
La
Stampa
”
)
o
“
Gianni
”
(
secondo
gli
altri
)
Agnelli
,
stando
ai
titoli
di
giornali
della
fine
di
settembre
,
primi
d’
ottobre
.
[37]
Al
solito
,
la
frase
del
titolo
tra
virgolette
non
ha
riscontro
nei
testi
.
[38]
Non
è
dato
sapere
che
mai
esattamente
disse
l’
Agnelli
.
[39]
In
giornali
del
Centro-Sud
“
in
Fiat
”
dei
titoli
è
poi
reso
con
“
alla
Fiat
”
.
[40]
Qualche
purista
anni
fa
condannava
questo
“
a
”
locativo
con
nomi
di
città
,
strade
,
aziende
.
[41]
Ma
è
di
ottima
lingua
,
da
Boccaccio
a
Pavese
.
[42]
Solo
,
rispetto
a
“
in
”
,
è
più
colloquiale
ed
è
più
diffuso
di
“
in
”
a
Roma
e
nel
Sud
.
[43]
Indovina
a
che
gioco
giochiamo
[44]
Sulla
dilagante
mania
contemporanea
dei
giochi
di
parole
,
seconda
solo
agli
oroscopi
,
bisognerà
tornare
.
[45]
Intanto
,
per
gli
amanti
del
genere
,
e
per
gli
insegnanti
che
,
seguendo
la
brava
Ersilia
Zamponi
,
se
ne
servono
a
scuola
,
una
notizia
.
[46]
Giuseppe
Bellosi
ripubblica
presso
l’
editore
Maggioli
di
Rimini
alcune
raccolte
sette
e
ottocentesche
di
divertenti
giochi
verbali
e
indovinelli
romagnoli
:
“
Sotto
mentite
spoglie
”
.
[47]
Gli
indovinelli
sono
“
in
lingua
rusticale
e
vernacula
”
e
spesso
un
po’
scollacciati
.
[48]
Bellosi
accompagna
i
testi
con
introduzioni
e
note
di
pregio
.
[49]
Tra
i
più
castigati
,
ecco
“
la
vite
”
:
«
Sto
abbracciata
notte
e
dì/
e
lu
stà
abbraccià
con
mi
,
/
con
il
caro
mio
moros
,
/
e
no
m’
ha
dà
ancor
quel
cos
»
.
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