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Mostrarsi sicuri non rende autorevoli

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 29 ottobre 1989


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Che cosa autorevolezza alla comunicazione? Un tentativo di rispondere sarà fatto a Roma, il 13 novembre, nella sede dell’Istituto Sturzo, dal gruppo che si raccoglie intorno alla tavola rotonda permanente della comunicazione, animato da Federico Spantigati (chi volesse partecipare, o saperne di più, può rivolgersi alla RP3, Progetti di comunicazione, via Trionfale 148, Roma, 06.314064).

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Probabilmente la risposta non è unica o, per dir meglio, la domanda dovrebbe essere più articolata. Uno strato vasto di persone considera autorevole una comunicazione che si presenti come rassicurante e infallibile. I convinti lettori di oroscopi appartengono a questo strato. Chi vuole rivolgersi a questo strato deve regolarsi di conseguenza: mostrarsi sicuro e infallibile per risultare autorevole. I giornalisti che non tollerano smentite, che insultano i lettori che cercando di correggere loro asserzioni, ritengono di dover assumere questa parte e giudicano la loro leadership fatta di questa pasta.

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Un altro strato di persone, forse più esiguo, considera autorevole una comunicazione soltanto se risulta chiaro in che modo è stata costruita, su quali dati controllabili e su quali invece ipotetici e opinabili, e quali sono i limiti di validità di ciò che si comunica. Un giornale come El Pais, che ha istituito un difensore civico dei suoi lettori e del diritto a un’informazione appropriata (il Paroliere, 21 maggio 1989), tende a questo tipo di autorevolezza. La Spagna è lontana.

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IPSE DIXIT

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Nei commenti e nelle cronache di queste settimane, a proposito di Ustica e Palermo, Bologna e Torino, sono occorse più volte le immagini della bruma, della nebbia e dei Palazzi per dare espressione alla coscienza della lontananza che separa chi soffre i fatti da chi ha avuto e ha il potere di determinarli, spesso occultamente.

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Per il nostro paese si tratta di immagini non nuove e, in un certo modo, ottimistiche. Francesco Guicciardini, come si ricorderà, parlava non di sola «nebbia», ma di un «muro». E valutava con molto scetticismo la ridda di ipotesi che si agitano e ci agitano in presenza degli atti atroci e oscuri di poteri occulti. Con disincanto di teorico della storia egli diceva: «Non vi maravigliate che non si sapino le cose delle età passate, non quelle che si fanno nelle province o luoghi lontani: perché se considerate bene, non s’ha vera notizia delle presenti, non di quelle che giornalmente si fanno in una medesima città: e spesso tra l palazzo e la piazza è una nebbia folta, o un muro grosso, che non vi penetrando l’occhio delli uomini, tanto sa el popolo di quello che fa chi governa, o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che fanno in India; e però si empie facilmente el mondo di opinioni erronee e vane».

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Vocabolario

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Müsli. Tra l’aggettivo musivo e il sostantivo musmè ragazza di piacere giapponese i nostri vocabolari omettono müsli. Sulla cosa ha richiamato l’attenzione Emanuele Djalma Vitali. Sulla parola c’è da dire che è entrata da parecchio tempo in uso e si legge su prodotti da supermercato, con la debita spiegazione: «Miscela di uva passa, nocciole, frumento tritato, pezzetti di pera disidratata ecc.» La parola nasce nello svizzero tedesco come diminuitivo di Mus, pappa, marmellata.

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USI E ABUSI

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Il Migliore. Spesso nelle ultime settimane è riaffiorata quest’espressione per designare ironicamente Palmiro Togliatti. E la si è letta anche nelle pagine del quotidiano l’Unità. L’impressione è che in questo giornale si voglia così beffeggiare un appellativo seriamente usato dai comunisti preocchettiani. Ma non fu così. I comunisti d’epoca potrebbero ricordare ai giovani giornalisti che la sferzante espressione nacque a destra e piacque a Candido e ai suoi affezionati lettori.

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Quale futuro per l’università a distanza?

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In Italia l’insegnamento a distanza è accolto tuttora con diffidenza, nonostante esperienze positive maturate nell’ambito del Consorzio per l’università a distanza, il Cud, con sedi a Cosenza e Roma. Diversa la situazione in altri paesi europei, dove sono appieno sfruttate da anni le potenzialità formative dell’educazione a distanza e opera l’Eadtu, European Association of Distance Teaching Universities.

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L’Eadtu sta organizzando un Workshop sull’insegnamento a distanza delle lingue per il prossimo febbraio a Parigi. L’insegnamento delle lingue è materia particolarmente adatta alla tecniche formali e interattive, ai precisi controlli dell’insegnamento a distanza. E il bisogno di integrazione tra le nazionalità di lingua diversa cresce e si fa acuto di pari passo con l’avanzare dell’integrazione economica, produttiva e sociale europea e con l’infoltirsi di nuclei di immigrati dal Sud del mondo.

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L’incontro parigino di febbraio sarà dunque un’occasione importante per più aspetti. Informazioni: Segretario Generale Drs. C. W. van Seventer, Open Universiteit, Valkenburgerweg 167, PO Box 2960, 6401 DL Herleen, The Betherlands, tel. 45.762222.


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