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Che cosa dà autorevolezza alla comunicazione? Un tentativo di rispondere sarà fatto a Roma, il 13 novembre, nella sede dell’Istituto Sturzo, dal gruppo che si raccoglie intorno alla “tavola rotonda permanente della comunicazione”, animato da Federico Spantigati (chi volesse partecipare, o saperne di più, può rivolgersi alla RP3, Progetti di comunicazione, via Trionfale 148, Roma, 06.314064).
Probabilmente la risposta non è unica o, per dir meglio, la domanda dovrebbe essere più articolata. Uno strato vasto di persone considera autorevole una comunicazione che si presenti come rassicurante e infallibile. I convinti lettori di oroscopi appartengono a questo strato. Chi vuole rivolgersi a questo strato deve regolarsi di conseguenza: mostrarsi sicuro e infallibile per risultare autorevole. I giornalisti che non tollerano smentite, che insultano i lettori che cercando di correggere loro asserzioni, ritengono di dover assumere questa parte e giudicano la loro leadership fatta di questa pasta.
Un altro strato di persone, forse più esiguo, considera autorevole una comunicazione soltanto se risulta chiaro in che modo è stata costruita, su quali dati controllabili e su quali invece ipotetici e opinabili, e quali sono i limiti di validità di ciò che si comunica. Un giornale come “El Pais”, che ha istituito un difensore civico dei suoi lettori e del diritto a un’informazione appropriata (“il Paroliere”, 21 maggio 1989), tende a questo tipo di autorevolezza. La Spagna è lontana.
IPSE DIXIT
Nei commenti e nelle cronache di queste settimane, a proposito di Ustica e Palermo, Bologna e Torino, sono occorse più volte le immagini della “bruma”, della “nebbia” e dei “Palazzi” per dare espressione alla coscienza della lontananza che separa chi soffre i fatti da chi ha avuto e ha il potere di determinarli, spesso occultamente.
Per il nostro paese si tratta di immagini non nuove e, in un certo modo, ottimistiche. Francesco Guicciardini, come si ricorderà, parlava non di sola «nebbia», ma di un «muro». E valutava con molto scetticismo la ridda di ipotesi che si agitano e ci agitano in presenza degli atti atroci e oscuri di poteri occulti. Con disincanto di teorico della storia egli diceva: «Non vi maravigliate che non si sapino le cose delle età passate, non quelle che si fanno nelle province o luoghi lontani: perché se considerate bene, non s’ha vera notizia delle presenti, non di quelle che giornalmente si fanno in una medesima città: e spesso tra ‘l palazzo e la piazza è una nebbia sì folta, o un muro sì grosso, che non vi penetrando l’occhio delli uomini, tanto sa el popolo di quello che fa chi governa, o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che fanno in India; e però si empie facilmente el mondo di opinioni erronee e vane».
Vocabolario
Müsli. Tra l’aggettivo musivo e il sostantivo musmè “ragazza di piacere giapponese” i nostri vocabolari omettono müsli. Sulla cosa ha richiamato l’attenzione Emanuele Djalma Vitali. Sulla parola c’è da dire che è entrata da parecchio tempo in uso e si legge su prodotti da supermercato, con la debita spiegazione: «Miscela di uva passa, nocciole, frumento tritato, pezzetti di pera disidratata ecc.» La parola nasce nello svizzero tedesco come diminuitivo di Mus, “pappa, marmellata”.
USI E ABUSI
Il Migliore. Spesso nelle ultime settimane è riaffiorata quest’espressione per designare ironicamente Palmiro Togliatti. E la si è letta anche nelle pagine del quotidiano “l’Unità”. L’impressione è che in questo giornale si voglia così beffeggiare un appellativo seriamente usato dai comunisti preocchettiani. Ma non fu così. I comunisti d’epoca potrebbero ricordare ai giovani giornalisti che la sferzante espressione nacque a destra e piacque a “Candido” e ai suoi affezionati lettori.
Quale futuro per l’università a distanza?
In Italia l’insegnamento a distanza è accolto tuttora con diffidenza, nonostante esperienze positive maturate nell’ambito del Consorzio per l’università a distanza, il Cud, con sedi a Cosenza e Roma. Diversa la situazione in altri paesi europei, dove sono appieno sfruttate da anni le potenzialità formative dell’educazione a distanza e opera l’Eadtu, European Association of Distance Teaching Universities.
L’Eadtu sta organizzando un Workshop sull’insegnamento a distanza delle lingue per il prossimo febbraio a Parigi. L’insegnamento delle lingue è materia particolarmente adatta alla tecniche formali e interattive, ai precisi controlli dell’insegnamento a distanza. E il bisogno di integrazione tra le nazionalità di lingua diversa cresce e si fa acuto di pari passo con l’avanzare dell’integrazione economica, produttiva e sociale europea e con l’infoltirsi di nuclei di immigrati dal Sud del mondo.
L’incontro parigino di febbraio sarà dunque un’occasione importante per più aspetti. Informazioni: Segretario Generale Drs. C. W. van Seventer, Open Universiteit, Valkenburgerweg 167, PO Box 2960, 6401 DL Herleen, The Betherlands, tel. 45.762222.
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