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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Linguaggio verbale, linguaggio visivo
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
29
gennaio
1989
more header data
[1]
In
un’
efficiente
intervista
rilasciata
a
“
Cinema
!
”
(
RaiUno
del
6
gennaio
1989
)
,
Liliana
Cavani
ha
colto
il
centro
del
problema
.
[2]
La
cultura
intellettuale
italiana
stenta
a
riconoscere
al
cinema
,
al
suo
linguaggio
,
la
dignità
e
lo
spazio
che
gli
sono
propri
.
[3]
Piu
o
meno
di
buon
grado
,
ha
osservato
Liliana
Cavani
,
le
università
si
sono
aperte
alla
storia
del
cinema
.
[4]
Ma
nelle
pagine
culturali
dei
giornali
si
parla
di
libri
,
di
mostre
d’
arte
,
di
musica
,
è
poco
o
niente
di
film
.
[5]
Eppure
per
anziani
e
per
giovani
i
film
sono
realtà
culturale
di
prim’
ordine
che
,
a
detta
di
taluni
,
fa
fin
troppo
la
parte
del
leone
rispetto
ad
altre
arti
e
alla
letteratura
.
[6]
Due
anni
fa
la
commissione
insediata
dal
ministro
Falcucci
per
la
revisione
dei
programmi
di
italiano
del
biennio
unico
,
coordinato
da
Francesco
Sabatini
,
propose
di
raccordare
l’
educazione
al
linguaggio
verbale
,
lo
studio
della
grammatica
e
l’
educazione
letteraria
al
rapporto
,
anche
analitico
e
critico
,
con
l’
esperienza
viva
del
linguaggio
cinematografico
e
audiovisivo
.
[7]
Nella
forma
più
complessa
che
ora
,
per
richiesta
del
ministro
galloni
,
il
programma
dovrà
assumere
,
di
ciò
resterà
più
d’
una
corposa
indicazione
(
del
nuovo
gruppo
e
ancora
coordinatore
Sabatini
)
.
[8]
La
richiesta
di
Renato
Barilli
(
“
Corriere
della
Sera
”
,
24
dicembre
1988
)
e
del
Sindacato
critici
cinematografici
(
che
ha
promosso
un
vivace
incontro
a
Roma
il
13
dicembre
)
è
appunto
questa
:
che
il
docente
di
italiano
si
assuma
«
l’
incarico
di
introdurre
alla
lettura
di
film
o
spettacoli
o
opere
d’
arte
»
.
[9]
Non
sarà
facile
.
[10]
Ma
sembra
la
strada
meno
impraticabile
,
nell’
ambito
delle
ore
di
insegnamento
comune
a
tutti
nei
pieni
,
per
fare
uscire
il
film
dal
ghetto
in
cui
in
Italia
è
chiuso
.
[11]
E
lo
è
(
una
volta
tanto
)
non
per
opera
di
accademici
o
professore
,
ma
della
cultura
che
si
dice
militante
.
[12]
IPSE
DIXIT
[13]
La
storia
comincia
alla
fine
degli
anni
20
.
[14]
1
ragazzina
del
Lincolnshire
(
Inghilterra
orientale
)
parlava
un
inglese
con
forte
accento
locale
.
[15]
A
scuola
cercò
di
emendarsi
,
ma
soltanto
alla
fine
dell’
università
,
a
Oxford
,
riuscì
a
farlo
abbastanza
.
[16]
Però
chi
praticava
davvero
la
“
Rp
”
,
la
“
received
pronunciation
”
raccomandata
da
e
per
persone
bene
,
si
accorgeva
da
certi
accesi
d’
affettazione
,
da
certi
toni
troppo
striduli
,
che
la
giovane
signora
,
dal
1959
deputato
conservatore
,
era
pur
sempre
la
ragazza
del
Lincolnshire
.
[17]
Ma
tali
erano
le
sue
virtù
politiche
che
,
mediocre
standard
a
parte
,
fu
nominata
prima
ministro
dell’
Istruzione
e
poi
leader
del
partito
e
capo
del
governo
.
[18]
Lady
Thatcher
riuscì
finalmente
a
cancellare
,
secondo
gli
esperti
,
le
ultime
tracce
di
lincolnese
.
[19]
Con
grande
simpatia
,
John
Honey
ha
ricostruito
queste
altre
storie
simili
in
un
suo
libro
sull’
importanza
della
buona
pronuncia
nel
Regno
Unito
.
[20]
Una
morale
se
ne
trae
:
come
ai
tempi
di
pil
,
un
accento
dialettale
nemmeno
nel
Regno
Unito
offusca
i
destini
politici
.
[21]
Resta
una
domanda
.
[22]
Ma
perché
proprio
la
signora
Thatcher
(
“
Il
Paroliere
”
,
25
.
12
.
1988
)
,
assieme
ad
altri
conservatori
(
“
The
Times
”
,
5
gennaio
1989
)
,
è
ora
così
decisa
nell’
asserire
che
i
bambinetti
debbono
rispettare
a
puntino
lo
standard
,
lei
che
non
lo
rispettò
né
tra
i
banchi
di
scuola
né
tra
quelli
del
più
venerabile
dei
Parlamenti
?
[23]
L’
italiano
in
fila
per
sette
[24]
La
Mondadori
pubblica
un
nuovo
vocabolario
italiano
,
compilato
parecchi
anni
fa
dal
compianto
Aldo
Gabrielli
e
curato
postumo
dagli
eredi
.
[25]
È
(
salvo
errori
)
il
settimo
vocabolario
nel
giro
di
pochi
anni
(
“
Grande
dizionario
illustrato
della
lingua
italiana
”
,
2
voll
.
)
.
[26]
Per
mole
,
illustrazioni
,
prezzo
e
tipo
di
distribuzione
(
Club
degli
editori
)
il
suo
concorrente
diretto
pare
essere
il
“
Nuovo
vocabolario
illustrato
della
lingua
italiana
”
di
Devoto
e
Oli
,
edito
lo
scorso
anno
da
Selezione-Le
Monnier
.
[27]
Il
Devoto-Oli
,
con
i
suoi
150
mila
vocaboli
e
la
ricchezza
di
neologismi
,
tallona
a
sua
volta
l’
eccellente
“
Vocabolario
della
lingua
italiana
”
(
diretto
da
Aldo
Duro
)
dell’
Istituto
dell’
Enciclopedia
Italiana
(
per
ora
al
secondo
dei
quattro
volumi
promessi
)
.
[28]
Ma
il
Gabrielli
contiene
invece
solo
95
mila
vocaboli
circa
.
[29]
Per
questo
numero
e
per
l’
affabilità
con
cui
i
materiali
sono
presentati
si
affianca
piuttosto
all’
edizione
del
1987
del
Garzanti
o
al
Dardano
della
Curcio
.
[30]
Nessuno
di
questi
vocabolari
riesce
a
minacciare
la
undicesima
edizione
dello
Zingarelli
:
mole
familiare
(
un
volume
)
,
prezzo
basso
,
stringatezza
di
definizioni
,
ricchezza
di
vocaboli
(
oltre
110
mila
)
.
[31]
Il
Duro
,
il
più
ricco
dilemmi
e
di
analisi
viaggia
su
altri
canali
;
Naturalmente
,
nessuno
si
propone
di
competere
con
il
megavocabolario
storico
della
Utet
,
avviato
quasi
vent’
anni
fa
da
Salvatore
Battaglia
,
e
ora
alla
lettera
P
e
al
XIV
volume
,
integrato
dalla
bella
grammatica
di
Serianni
(
“
Il
paroliere
”
,
16
ottobre
1988
)
,
e
diretto
ora
da
Bàrberi
Squarotti
.
[32]
Ai
nostri
vocabolari
può
imputarsi
di
non
tenere
dietro
a
parole
occasionali
,
a
volte
scherzose
(
così
fanno
Sanguineti
,
“
l’
Unità
”
,
10
gennaio
,
e
Giuseppe
Pittàno
,
“
Panorama
”
,
15
gennaio
)
?
[33]
Certo
sono
da
lamentare
il
silenzio
sulle
fonti
(
con
l’
eccezione
,
pur
non
costante
,
del
Battaglia
)
e
sui
criteri
di
trattamento
dei
materiali
ricavati
da
tali
fonti
.
Text view
•
Paragraph view