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Perché i puristi non vedono la realtà?

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 26 marzo 1989


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Una pagina dell’editoriale del Paroliere del 19 febbraio scorso, torna da Parigi costellata di note sarcastiche scritte da un lettore che si firma Amadou Atikasba e aggiunge: «senegalais».

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Resisto alla tentazione di osservare che, con le sue grafie (che qui riproduco), M. Atikasba precorre troppo i tempi delle riforme ortografiche proposte da instituteurs e linguisti francesi (Paroliere, 5 marzo). E cerco di dare conto di argomenti e umori delle annotazioni. Che le lingue si scambino parole e «vrai pour les Zoulous et les Pygmees», ma non per le lingue «civilisees»: queste, e cioè il francese e l’inglese, sono immuni da parole di origine straniera. L’italiano invece è impuro, contaminato. È, ci dice M. Atikasba, «la langue la plus polluee du monde»: a parlarla «vous faites rire meme les Arabes». Meglio faremmo ad abbandonarla per rivolgerci al francese.

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Le argomentazioni del lettore senegalese hanno radici sentimentali, ma non una base nei fatti. Chi scorre giornali britannici e francesi vede perfino nei titoli fiorire parole d’altre lingue, anche nel Times e nel Monde. La penetrazione di ispanismi e italianismi è vistosa nell’American English. L’italiano lingua d’una grande società complessa, non può davvero pretendere di sottrarsi alla dialettica tra dato e nuovo, che anima le altre lingue del mondo.

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Ma perché il lettore senegalese e, più in genere, i puristi non vedono queste cose così ovvie? Il curioso abbaglio di cui è stata vittima una nostra intelligente giornalista, Grazia Cherchi, ci darà modo una volta di discutere le possibili risposte.

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IPSEDIXIT

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Alle inaccettabili minacce contro Rushdie e Véronique Sanson hanno risposto in Occidente ondate emotive. La comprensibile paura e lo sdegno per i possibili delitti ai fanatici hanno rimesso in circolo un’immagine stereotipata dell’Islam. All’intolleranza si può rispondere con l’incomprensione? Forse e utile rileggere direttamente qualche parola del Corano.

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A una mente occidentale, che sia passata attraverso le esperienze del Vangelo e del pensiero scientifico, il Corano risulta non più estraneo del Vecchio Testamento.

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In esso, poi, balena a tratti uno spirito di tolleranza verso gli altri che spesso manca negli antichi testi ebraici.

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Gli strali non si appuntano verso gli altri in genere, ma verso chi irride la religione di Allah: «Non prendete per amici quelli che fanno della vostra religione un oggetto di burla e scherzo».

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Con crudezza biblica, si prevede per costoro: «Che essi siano messi a morte, o crocefissi, o vengano loro tagliate le mani e i piedi (..7), o siano esiliati». Ma il testo aggiunge subito dopo «Eccettuati saranno coloro che si saranno pentiti prima che li abbiate avuti in vostro potere. Sappiate infatti che Dio è indulgente e compassionevole». Forse a queste due qualità dovremmo avere tutti la forza e la lucidità di ispirarci: potremmo a miglior diritto chiederlo poi ai fanatici.

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VOCABOLARIO

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Pipemidico. Come più volte abbiamo ricordato, in questa parte del Paroliere figurano solo neologismi che rivelino stabilità nell’uso e investano fasce non ristrette di utenti. A registrare occasional words e tecnicismi in testi speciali non basterebbero interi numeri del settimanale. Si ricordi che trecentomila e più sono i soli termini chimici.

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Proponiamo acido pipemidico perché, assente anche in fonti speciali come il Dizionario medico di Dorland, appare più volte nelle illustrazioni di diffusi preparati della Zambeletti: ed e nome dell’acido piperazino-2- osso-5-etil-8-diidro-5,8-pirido-(2,3-d)-piri midino-6-carbossilico. Chiaro, no?

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Poliginico. L’aggettivo, nel senso esteso e non etimologico, che ha molte femmine (Il paroliere, 12 febbraio) e ripetutamente usato da Silvana Borgognini Tarli nella (bella) pagina Scienza del Corriere della Sera del 7 marzo, tutta dedicata alle differenze neuroantropologiche tra i sessi. Danilo Mainardi, dunque, non è solo nell’uso che avevamo colto nelle sue parole.

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«Quanto incide l’infanzia nella genesi della scrittura creativa? Non ho dubbi, in misura più che rilevante. , nell’infanzia, stanno i primi definitivi errori, gli eventi che muovono o distorcono un destino, gli sviamenti che si mutano in fantasmi tremendi, le ossessioni che divengono temi dominanti dell’opera»: scrive così, e giustamente, Elio Pecora in uno degli articoli e contributi critici e creativi del n. 43-44 di Salvo imprevisti, interamente dedicato al tema Scrivere l’infanzia. (Interamente o quasi: nella rubrica Gelato al limone si parla anche di scivolate di Stile di Alberto Moravia e Dario Bellezza).

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Per chi si interessa a questo tema e accessibile in un nuovo formato uno strumento prezioso: Adulti e bambini, la rivista mensile scritta e disegnata da bambini e diretta da Mario Lodi. Se ne può chiedere in saggio gratuito un numero, telefonando alle Edizioni Sonda di Torino, 011.500082.

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AGENDA

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Tranne Craxi («forse»), gli altri esponenti della politica italiana sono inferiori ai compiti di una moderna oratoria: apre così il numero di gennaio di Italiano e oltre ora in distribuzione (ricco anche d’altre note). Raffaele Simone si vedrà ora anche lui accusato di piaggeria, come e accaduto a Paola Desideri, autrice d’un eccellente Studio analitico sul linguaggio craxiano?

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Vittoria Olivetti Berla scrive gentilmente per pro- testare contro alcuni tic giornalistici: diomogeneo per eterogeneo, seduttivo per seducente (pare che qui pecchi anche L’Espresso), ecc.. In Usi e abusi si cercherà di tener d’occhio queste eleganze.


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