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Quando l’esercito non parla cinese

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 25 giugno 1989
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page177
Column1-4


[1]
In tema di diversità linguistico-culturale dall’universo dei media ci arriva un rumore di fondo fatto di vibrazioni contrastanti.
[2]
Achille Occhetto è stato colpito scoprendo che i massacri della piazza Tiananmen sono stati affidati a reparti militari che non conoscono il pechinese, che parlano altri tipi di ciò che chiamiamo cinese con la sommarietà con cui per tanto tempo si è detto che in Italia sia parla italiano.
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Ma gli storici militari sanno bene che le unità militari italiane venivano fatte a mezzo, di soldati di due dialetti diversi, e mandate in una terza regione del paese, a garantire l’ordine pubblico.
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Occhetto, come altri, percepisce dai media che le diversità linguistico-culturali esistono e pesano.
[5]
Il giornalismo italiano ama accorgersene soprattutto in riferimento all’Est comunista.
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Ma dall’india alla Turchia, al Sudamerica, ogni tanto parte una radiazione troppo forte per sfuggire: e perfino il giornalista più disattento è costretto a scoprire che, oltre il gergo romanesco-milanese e l’inglese, altre lingue esistono al mondo.
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Dall’altra parte, un osservatore lucido e coraggioso come Luigi Pintor scrive nel Manifesto un articolo angosciato per dirci che metter piede in televisione significa farsi integrare nella melassa liofilizzata d’uno spettacolo unico.
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Ed è l’altra vibrazione che ci viene dai media: agenti di una unificazione globale.
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Il coraggio di essere in minoranza e diversi, il rispetto solidale per chi sia in tale condizione paiono due buoni strumenti per muoversi dentro le contraddizioni dell’oggi.
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IPSE DIXIT
[11]
Ci sono quelli che vogliono saltare oltre la propria ombra.
[12]
Quelli che da vivi si fanno sepolcri e mausolei.
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Il preside d’una facoltà universitaria del Sud ha fatto scolpire nell’atrio una solenne epigrafe latina a memoria delle sue proprie opere in pro dell’istituzione.
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Più che in altre epoche ci piace giocare a far da posteri di noi stessi, a qualificarci come qualcuno un giorno ci qualificherà.
[15]
Così Sebastiano Vassalli ha coniato e cerca di accreditare nel suo gustoso Neoitaliano una serie di qualificativi sul modello dei roaring twenties; i miracolosi Cinquanta, i favolosi Sessanta, i folli Settanta, i banali Ottanta.
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Ancor più di Vassalli, è autoironica e beffarda Antonella Boralevi nel cedere a questa nostra dolce mania di autostoricizzazione precoce.
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Alla serie inauguratasi con gli anni di piombo, altri anni di si sono aggiunti.
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Ora Antonella Boralevi, nel suo vira la faccia (Mondadori, 1989), lancia un nome per questi nostri anni italiani: in cui, lei osserva, molti potenti si sentono in obbligo di ridere, di ridere molto, forte e in pubblico, quante più infamità abbiano fatto, quanti più sospetti o procedimenti giudiziari si accumulino su di loro.
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E lei propone, date le facce che si vedono in giro, anni di bronzo.
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Non male, se si pensa che potrebbe esserci di peggio.
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VOCABOLARIO
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Elettrolipografo.
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Due famiglie numerose, i composti con elettro- primo elemento e con -grafo, -grafia, -gramma secondo elemento, si arricchiscono d’un nuovo nato.
[24]
Una ditta di Parma mette in commercio da qualche mese un impedenzometro che, sfruttando la diversa conduttività delle masse magre e adipose del corpo, misura la quantità di grasso.
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Nome di battesimo dell’apparecchio è elettrolipografo.
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La pubblicità rivolta ai «Signori Medici» avverte che il congegno «migliora la compliance» dei pazienti, cioè la loro remissività.
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Auguri.
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USI E ABUSI
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Risolmatura.
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Durante la recente Festa del Brunello, a Montalcino, si è svolta la «cerimonia della risolmatura»: così era scritto nei programmi a stampa e così è stato detto, come attesta Marco Trimani, vinaio ed enologo di chiara fama.
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Con risolmatura ci si riferisce all’operazione di ricolmare con vino d’annata bottiglie d’antiquariato stappate per verificare con un piccolo assaggio la persistente bontà del contenuto.
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I maligni dicono: ma non sarà un errore per ricolmatura?
[33]
Certo della parola non trovo per ora traccia nei vocabolari.
[34]
Qualcuno può aiutare il Paroliere?
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E le scienze uscirono dal ghetto
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Vassalli dice che gli anni Ottanta italiani sono «i banali Ottanta».
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Può darsi.
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Almeno una cosa non banale, per noi nuova e strana è avvenuta.
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Le scienze non umane, naturali, esatte, sono uscite dal ghetto in cui giacevano da secoli (dai tempi dell’editto papale che vietava a Roma, con successo solo parziale, i bordelli e le osservazioni astronomiche).
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Case editrici tradizionalmente umanistiche si sono aperte alle scienze.
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E così, con supplementi e redattori di livello crescente, i grandi giornali.
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Ora cominciano ad esserci effetti di ricaduta positiva.
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Materie tipicamente umanistiche, come lo studio del linguaggio e delle lingue, anche tra noi cominciano ad essere accostate con strumenti e metodi analitici e sperimentali.
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Una rivista come Sapere diretta da Carlo Bernardini (edizioni Dedalo), ce ne una prova cospicua: nel suo numero 4 ospita un blocco di contributi (di Lo Piparo, Ardizzone, Lo Faso, Santabrogio, Pennisi e altri) su trattamento e analisi, dal punto di vista logico-matematico e informatico, dei linguaggi storico-naturali.

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