Sentence view

Quando il dialetto fa il verso perfetto

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 24 dicembre 1989


[1]
Abbiamo accennato qui tante volte alla straordinaria fioritura di grande poesia nei dialetti italiani d’oggi.
[2]
A torto, molti non l’hanno non dirò valutata, ma anche solo registrata.
[3]
Eppure sarebbe bastato tener d’occhio le traduzioni della nostra poesia contemporanea in lingua straniera per capire che la linea della lirica nei dialetti si andava arricchendo di elementi di novità.
[4]
A cominciare dalle molte e speso eccezionali traduzioni in francese, in inglese e, ora, anche in svedese della poesia tursitana di Albino Pierro.
[5]
I riconoscimenti ora si vanno moltiplicando e a quelli di studiosi più giovani, come Mengaldo o Bellosi o Moretti (che è, però, parte in causa) o Brevini, si affianca adesso una notevole pagina di un decano della nostra critica, Giacinto Spagnoletti, che nel bimestrale di letteratura Lunario nuovo, apre un analitico saggio sul balzo della poesia dialettale, con queste affermazioni:
[6]
«Non è mera ipotesi che la nostra poesia acquisti una nuova prospettiva non solo sulla linea espressiva della lingua, ma anche su quella del dialetto (dei vari dialetti). I risultati ottenuti, che s’accrescono di stagione in stagione, non servono più come un tempo ai vari parlanti sparsi in ogni regione italiana gelosi delle proprie radici linguistiche, ma alla poesia medesima, al suo farsi e rinnovarsi. Il dialetto non scorta più la poesia in lingua, attardandosi su posizioni care alla lirica pura e a quella ermetica; al contrario si pone come avanguardia espressiva».
[7]
IPSE DIXIT
[8]
C’è stato chi nei primi anni Settanta pensava all’Unione Sovietica come a una terra popolata da morti e da burocrati poliziotti.
[9]
Eppure nella sventurata grande potenza le scuole e le università continuavano a insegnare a masse immense cose ben lontane dalle stupidaggini del materialismo di Stato.
[10]
E la gente imparava ad amare scienza, arte, poesia su scale di massa sconosciute a molta parte del felice Occidente.
[11]
Junna Moric ha vissuto, come tanti altri, in quel gelo.
[12]
E la sua voce poetica (Immagine di un suono, poesie tradotte con testo russo a fronte da Giovanna Musumeci, Prova d’Autore, Catania 1989) risuona anche come una testimonianza.
[13]
Scriveva nel 1980: «Ho vissuto la guerra sotto terra, / dove prima conservavano i gelati. / Con la mia famiglia riscaldai quella terra, / occupando il posto a noi concesso. / Amammo quello scantinato, / vi costruimmo una stufa di mattoni. / () Amammo quel sarcofago. / Lasciandolo sorridemmo tra le lacrimeHoHH».
[14]
Della sua orgogliosa solitudine, lontana dai circoli ufficiali, scrive nel 1987: «Se a vent’anni avessi saputo quante disgrazie avrei sofferto, / che tanti beni avrei perso, / avrei innalzato bandiera bianca. / Repentina avrei cambiato strada / avrei mutato mezzi e scopo. / Ma sono finita troppo lontano. / Non posso, fratelli, darmi per vinta. / Rimane solo essere me stessa».
[15]
VOCABOLARIO
[16]
Biocompatibile.
[17]
Nel n.
[18]
5 di Ricerca scientifica e tecnologica l’articolo di apertura è dedicato ai materiali innovativi avanzati, di cui in Italia si occupano soprattutto, a quanto pare, Cnr ed Enea.
[19]
Nell’articolo appare l’aggettivo biocompatibile, detto dei materiali «utilizzati dall’organismo fino a situazioni estreme di sostituzione totale di organi».
[20]
L’aggettivo manca nei vocabolari.
[21]
Soltanto il Vocabolario della lingua italiana diretto da Duro registrato il derivato astratto, biocompatibilità, ma non l’aggettivo base.
[22]
USI E ABUSI
[23]
Corvo.
[24]
Una puntuale nota di Salvatore Claudio Sgroi (La Sicilia, 18 novembre) ci dice che il primo articolo in cui si sia parlato dell’anonimo autore di lettere sulla Procura di Palermo e lo si sia chiamato il Corvo è apparso nella Repubblica del 19 luglio.
[25]
Sgroi suppone che quest’uso di corvo ricalchi il francese, lingua in cui dal film di Henri-Georges Clouzot in poi (1943) i valori spregiativi attribuiti al nome del simpatico uccello si sono specializzati in autore di lettere anonime.
[26]
La Corsica è anche Sardegna
[27]
Dodici anni fa Armistizio Matteo Melillo pubblicò ella serie dei Profili dei dialetti italiani diretta da Manlio Cortelazzo (Pacini editore, Pisa), un pregevole volumetto sulle parlate della Corsica.
[28]
Ora, con ampio impegno storico-linguistico, torna sul tema Pascal Marchetti, col volume Corsophonie. Un idiome à la mer (Editions Albatros, 21 rue Cassette, Paris VI).
[29]
Le parlate corse, di documentazione scritta relativamente recente, sembrano risultare dalla toscanizzazione medievale di un fondo linguistico inizialmente affine alle parlate della Sardegna settentrionale.
[30]
Lasciate in ombra a lungo dagli studi dialettologici, sono state oggetto di accurate indagini di studiosi tedeschi e italiani, questi mossi nel periodo fascista da interesse dialettologico e sociolinguistico., rinvigorito anche dal rinascente senso di autonomia dell’Isola e della sua cultura.
[31]
Marchetti sa di scrivere in un delicato momento di crisi, forse anche di crescenza e rinnovata affermazione, della lingua corsa.
[32]
E di questa con cautela i tratti storici e sincronici, standard e subregionali prestando attenzione ai quadri storico-politici dei fenomeni.

Text viewParagraph view