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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Quando il gergo unifica la lingua
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
23
ottobre
1988
more header data
[1]
Il
gran
parlare
di
cocaina
,
nei
giornali
e
altrove
,
fa
pensare
anche
a
cose
di
linguaggio
.
[2]
L’
unificazione
linguistica
d’
una
grande
comunità
nazionale
rischia
sempre
d’
essere
vista
soltanto
nei
suoi
profili
alti
e
solenni
.
[3]
Buoni
lettori
Vico
(
e
Machiavelli
)
sanno
che
in
cose
così
importanti
entra
anche
«
la
feccia
di
Romolo
»
.
[4]
Che
in
Francia
il
gergo
malavitoso
sia
stato
e
sia
unitario
non
pone
problemi
.
[5]
A
stretto
contatto
con
il
“
langage
populaire
”
,
da
secoli
esso
si
forma
a
Parigi
e
di
qui
irradia
sulla
Francia
intera
.
[6]
In
Italia
,
le
cose
non
potevano
essere
semplici
.
[7]
La
mancanza
d’
un
centro
nazionale
soverchiante
ogni
altro
ha
reso
lenta
e
difficile
la
formazione
unitaria
tanto
d’
un
sicuro
uso
colto
quanto
di
un
registro
basso
,
popolare
e
generale
.
[8]
Tuttavia
elementi
unificanti
nei
secoli
hanno
attraversato
e
attenuato
le
disparità
dialettali
.
[9]
Ci
furono
transiti
alti
,
come
la
recitazione
di
ottave
o
il
melodramma
,
e
altri
meno
gentili
:
bordelli
e
malavita
.
[10]
Nel
“
vocabolario
”
di
questa
settimana
la
parola
“
zandare
”
è
un
piccolo
indizio
di
ciò
.
[11]
Difficile
trovare
altre
prove
sicure
.
[12]
I
filologi
non
sempre
hanno
sufficienti
notizie
di
questi
mondi
.
[13]
Né
si
può
auspicare
che
ci
sia
un
altro
fascismo
il
quale
costringa
un
grande
futuro
linguista
a
cambiare
mestiere
,
a
gettarsi
nella
lotta
politica
,
a
finire
in
carcere
per
le
sue
idee
e
,
infine
,
a
scrivere
di
qui
le
sue
note
,
come
la
lettera
scritta
da
Antonio
Gramsci
appena
arrivato
a
Ustica
:
un
prezioso
spaccato
della
cultura
e
degli
scambi
tra
i
vari
“
stati
”
(
siculo
,
napoletano
,
romano
,
settentrionale
,
ecc
.
)
della
malavita
carceraria
.
[14]
Oggi
sospettiamo
che
l’
eroina
parli
siciliano
,
la
cocaina
napoletano
.
[15]
IPSE
DIXIT
[16]
Moravia
di
sé
disse
(
“
Intervista
sullo
scrittore
scomodo
”
,
a
cura
di
Nello
Ajello
)
:
«
Mi
son
trovato
a
dover
vivere
del
lavoro
delle
mie
mani
,
o
del
mio
cervello
.
Creavo
degli
oggetti
,
che
l’
editore
metteva
a
frutto
»
.
[17]
Questa
professionalità
in
lui
passa
attraverso
un
grande
attenzione
all’
uso
delle
parole
,
che
scarta
ogni
elemento
espressivo
vistoso
e
seleziona
quella
ammirevole
«
espressione
quotidiana
,
nitida
,
che
,
senza
trasfigurazioni
soggettive
,
rende
con
precisione
l’
oggetto
o
il
moto
del
sentimento
»
(
come
ha
scritto
Maria
Luisa
Altieri
Biagi
)
.
[18]
Sorprendere
Moravia
che
,
nel
suo
laboratorio
,
distilla
sostanze
d’
ogni
genere
,
ma
si
lascia
sfuggire
due
granuli
opachi
non
è
comune
.
[19]
In
un
recente
“
Diario
europeo
”
(
“
Corriere
della
Sera
”
,
18
settembre
)
,
Moravia
racconta
dell’
ultimo
romanzo
di
Saul
Bellow
,
“
More
Die
of
Heartbreak
”
(
“
Ne
muoiono
più
di
crepacuore
”
,
edito
da
Mondadori
)
.
[20]
In
poche
righe
,
troviamo
:
«
Suo
zio
è
botanista
»
e
«
La
classe
affluente
degli
Stati
Uniti
»
.
[21]
“
Botanista
”
per
“
botanico
”
è
un
arcaismo
desueto
(
che
avrebbe
meritato
di
essere
inserito
nel
Battaglia
)
;
qui
,
è
un
chiaro
anglicismo
.
[22]
Altro
anglicismo
,
rifiutato
dai
traduttori
della
famosa
“
Affluent
Society
”
di
John
K
.
[23]
Galbraith
,
e
tuttora
inconsueto
,
è
“
affluente
”
per
“
opulento
”
,
che
va
bene
per
“
società
”
,
meno
per
“
classe
”
,
o
“
persona
”
.
[24]
Che
qui
Moravia
abbia
ragione
a
innovare
?
[25]
VOCABOLARIO
[26]
Zandare
.
[27]
«
E
poi
scopri
che
la
cocaina
la
vende
,
e
zanda
gli
amici
»
.
[28]
«
Zanda
?
»
,
chiede
la
cronista
,
Maria
Giulia
Minetti
al
giovane
spacciatore
milanese
.
[29]
«
Insomma
,
li
frega
.
La
taglia
e
la
fa
pagare
di
più
»
.
[30]
Il
settimanale
che
ospita
questo
dialogo
offre
una
scheggia
di
gergo
e
il
documento
di
contatti
linguistici
tra
strati
diversi
,
e
anche
tra
regioni
.
[31]
Perché
“
zandare
”
i
suoi
parenti
prossimi
non
li
ha
a
Milano
,
ma
a
Napoli
:
“
zannetta
”
“
moneta
tosata
”
,
“
zannettario
”
“
falsario
”
,
“
zanniare
”
“
truffare
”
e
,
forse
,
“
Zanzibar
”
,
«
Luogo
,
ritrovo
di
imbrogli
»
.
[32]
USI
E
ABUSI
[33]
Le
lame
della
tenaglia
.
[34]
Così
due
provvedimenti
del
ministro
dell’
Istruzione
Pubblica
,
Galloni
,
sono
stati
chiamati
da
Aldo
Visalberghi
e
Fabio
Mussi
,
in
una
riunione
della
Casa
della
cultura
di
Roma
.
[35]
Ma
le
lame
non
ce
l’
hanno
solo
le
forbici
?
[36]
Qualcuno
ha
avanzato
dubbi
.
[37]
E
ha
ricordato
che
,
per
le
tenaglie
,
si
parla
di
“
ganascia
”
non
di
lama
.
[38]
E
talvolta
,
se
lo
è
la
ganascia
è
detta
“
tagliente
”
.
[39]
I
lessici
paiono
confermare
questi
dubbi
.
[40]
Ci
sono
lettori
“
tenaculologi
”
in
grado
di
dir
meglio
?
[41]
Zavattini
stretto
in
una
parola
[42]
Reggio
Emilia
e
Luzzara
,
a
ottobre
e
novembre
,
ospitano
un
intreccio
di
mostre
e
manifestazioni
tutte
dedicate
a
Zavattini
.
[43]
Pittura
,
letteratura
,
soggetti
,
sceneggiature
,
regie
,
spettacoli
di
Zavattini
si
succederanno
tra
teatro
e
cinema
di
Reggio
e
la
biblioteca
di
Luzzara
che
,
come
si
sa
,
è
il
paese
di
Zavattini
.
[44]
Ci
saranno
,
come
si
suol
dire
,
tutti
:
Barilli
e
Cottafavi
,
Soldati
,
Afeltra
,
Bompiani
,
Pedullà
,
Gregoretti
,
Pirro
,
Lizzani
.
[45]
Le
traversate
attraverso
i
linguaggi
di
Zavattini
hanno
sempre
avuto
un
centro
,
il
suo
paese
,
Luzzara
,
nel
cui
dialetto
Zavattini
ha
scritto
“
Stricarm
’
in
d’
na
parola
”
,
“
Stringermi
in
una
parola
”
,
cinquanta
poesie
tra
le
più
straordinarie
nel
sontuoso
panorama
della
recente
lirica
in
dialetto
.
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