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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Arbasino ricordati di Gadda
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
22
ottobre
1989
more header data
[1]
Razzismo
,
rivolte
di
nazionalità
succubi
,
tentativi
di
violenta
repressione
,
esasperazioni
nazionalistiche
continuano
ad
essere
drammaticamente
presenti
nella
realtà
contemporanea
.
[2]
In
una
nota
di
questa
pagina
(
1
.
Ottobre
)
,
discutendo
le
idee
di
Pietro
Barcellona
e
Beniamino
Placido
,
erano
state
esposte
alcune
ragioni
che
spingono
popoli
e
comunità
verso
la
compattezza
e
la
chiusura
,
nei
costumi
,
nel
linguaggio
;
e
i
rischi
che
ciò
può
comportare
,
quando
non
sia
bilanciato
dallo
spirito
della
tolleranza
,
da
quella
che
fu
chiamata
force
de
intercourse
e
che
lega
i
gruppi
umani
tra
loro
.
[3]
In
questo
equilibrio
,
aggiungeva
la
nota
,
gli
Stati
nazionali
monolingui
(
o
aspiranti
a
esser
tali
)
dell’
Europa
moderna
hanno
introdotto
«
elementi
di
rigidità
devastanti
»
.
[4]
L’
affermazione
non
è
piaciuta
ad
Alberto
Arbasino
(
“
la
Repubblica
”
,
2
ottobre
)
.
[5]
Non
gli
è
piaciuta
sotto
l’
aspetto
lessicale
e
stilistico
:
ciò
che
è
rigido
,
secondo
lo
scrittore
,
non
devasta
,
ma
ha
sempre
benefici
effetti
.
[6]
Rigido
è
bello
.
[7]
Non
gli
è
piaciuta
sotto
l’
aspetto
storico
e
letterario
.
[8]
I
grandi
scrittori
sarebbero
stati
tutti
“
monolingui
”
,
non
interessati
alle
tradizioni
linguistiche
diverse
dalla
loro
.
[9]
Purtroppo
Arbasino
consegna
i
suoi
pensieri
a
periodi
profluviali
,
traboccanti
di
sinonimi
e
incisi
.
[10]
La
limpidezza
non
è
tra
le
sue
più
evidenti
virtù
.
[11]
Se
però
la
sua
opinione
è
proprio
quella
che
ho
detto
,
bisogna
dire
che
è
completamente
infondata
.
[12]
Da
Plauto
a
Gadda
,
è
vero
piuttosto
il
contrario
.
[13]
IPSE
DIXIT
[14]
Una
buona
conversazione
si
svolge
soltanto
nel
rispetto
di
un
complesso
di
regole
sottili
,
che
in
anni
recenti
acuti
teorici
hanno
cercato
di
rendere
esplicite
e
ordinate
.
[15]
Bisogna
che
gli
interlocutori
abbiano
molte
cose
in
comune
,
a
cominciare
da
un
nucleo
di
parole
e
di
norme
di
stile
,
perché
possano
riconoscersi
nella
mutua
diversità
,
rispettarsi
e
,
agendo
con
frasi
,
adattarsi
reciprocamente
,
accettare
di
modificarsi
e
coinvolgersi
nello
sviluppo
di
uno
stesso
tema
.
[16]
Ha
osservato
di
recente
Angelo
Guglielmi
,
rispondendo
a
Claudio
Altarocca
:
«
La
cultura
italiana
manca
della
dimensione
problematico-discorsiva
:
il
suo
lievito
non
è
il
dubbio
,
e
dunque
la
riflessione
,
ma
la
certezza
dei
principî
,
l’
apoditticità
»
.
[17]
Buone
conversazioni
si
sono
svolte
nei
nostri
grandi
dialetti
,
in
piemontese
o
napoletano
,
in
veneziano
o
milanese
.
[18]
Ma
fino
ad
anni
vicini
ci
è
mancato
un
uso
corrente
della
lingua
comune
.
[19]
Chi
la
parlava
,
nelle
e
per
le
occasioni
in
cui
la
parlava
,
ci
ha
improntato
a
modelli
diversi
:
il
pontificare
ex
cathedra
,
il
perorare
avvocatesco
,
le
invettive
alte
o
plebee
.
[20]
Tutti
divergenti
dallo
stile
di
una
buona
conversazione
.
[21]
Oggi
pare
che
le
cose
vadano
cambiando
.
[22]
Qualche
buon
presupposto
c’
è
perché
si
diffonda
anche
tra
noi
,
come
in
altre
civiltà
europee
,
il
gusto
del
discutere
senza
rissare
,
il
piacere
del
conversare
.
[23]
VOCABOLARIO
[24]
Prebiotico
.
[25]
La
Terra
,
se
i
calcoli
sono
giusti
,
ha
avuto
origine
4
,
6
miliardi
di
anni
fa
.
[26]
I
primi
microfossili
di
organismi
capaci
di
respirazione
risalgono
a
1
,
4
miliardi
di
anni
fa
.
[27]
Prima
,
si
distende
una
lunga
catena
di
eventi
già
evoluti
,
che
hanno
preceduto
e
consentito
la
vita
sul
nostro
Pianeta
:
dall’
apparizione
delle
più
antiche
formazioni
con
tracce
di
alghe
unicellulari
,
3
,
5
miliardi
d’
anni
fa
,
in
poi
.
[28]
Per
qualificare
l’
era
,
l’
ambiente
,
gli
eventi
di
questa
lunga
marcia
verso
la
vita
è
entrato
in
uso
l’
aggettivo
prebiotico
,
ancora
ignoto
ai
nostri
vocabolari
.
[29]
USI
E
ABUSI
[30]
Punteggiatura
.
[31]
Già
una
volta
fu
promesso
che
qui
ci
si
sarebbe
occupati
anche
di
punteggiatura
.
[32]
Argomento
difficile
:
oscillano
alcune
norme
oggettive
,
ed
è
il
meno
;
per
troppi
abusi
è
lecito
sospettare
sbagli
di
stampa
,
specie
in
quotidiani
,
ma
anche
in
libri
illustri
(
la
punteggiatura
tormentò
le
bozze
di
Manzoni
,
con
qualche
esito
infelice
)
;
infine
,
scrivendone
si
rischiano
sbagli
di
stampa
.
[33]
Non
arriviamo
al
culmine
dell’
esperienza
[34]
Neil
Postman
,
professore
di
Ecologia
dei
media
nella
New
York
University
,
ha
raccolto
un
anno
fa
i
suoi
saggi
recenti
,
prontamente
tradotti
dall’
editore
Armando
con
il
titolo
“
Provocazioni
.
Obiezioni
di
coscienza
in
tema
di
linguaggio
,
tecnologia
,
educazione
”
.
[35]
Riprendendo
le
idee
esposte
da
George
Orwell
nel
breve
saggio
“
Politica
e
lingua
inglese
”
,
Postman
è
un
critico
acuto
della
prolissità
e
vuotaggine
linguistica
,
della
pomposità
e
della
rozzezza
.
[36]
Spesso
la
critica
assume
la
forma
della
proposta
ironica
.
[37]
Così
nel
breve
scritto
“
Megatoni
per
antromega
”
si
propone
la
costruzione
di
un
vocabolario
eufemistico
che
permetta
di
parlare
di
guerra
nucleare
senza
suscitare
allarmi
:
basta
dire
“
visita
aerea
”
per
“
attacco
nucleare
”
,
“
antromega
”
per
“
un
milione
di
persone
”
,
“
culmine
dell’
esperienza
”
per
“
morte
da
armi
nucleari
”
,
“
non
culminanti
”
per
“
sopravvissuti
”
ecc
.
[38]
La
proposta
è
accompagnata
dalla
costruzione
d’
un
discorso
rassicurante
sugli
esiti
di
una
guerra
nucleare
.
[39]
Ecco
la
conclusione
:
«
I
non
culminanti
potranno
restare
nella
loro
residenza
protettiva
finché
ogni
pericolo
di
termalicidio
non
sia
passato
»
.
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