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Lingue e culture della convivenza

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 21 maggio 1989
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page186
Column1-4


[1]
Omnibus, rivista bilingue di Bolzano (via Crispi 9) impegnata da anni nel promuovere una cultura della convivenza tra i diversi gruppi etnici e linguistici della provincia, in un recente editoriale esprime la speranza che «il ceto politico cominci a recepire il grande bisogno che si avverte tra la gente di uscire dalle trincee della guerra etnica».
[2]
Se si guarda oltre i confini italiani, questa speranza è tutt’altro che infondata.
[3]
In molti paesi l’intolleranza linguistica ed etnica non è più essa stessa tollerata.
[4]
Nella maggioranza dei paesi va avanti il grande processo, avvertito già negli anni Settanta da alcuni, che caratterizza profondamente tutto il nostro secolo.
[5]
L’avvento delle nuove tecnologie e di crescenti livelli di scolarità nel Pianeta, e la stessa diffusione dell’inglese quale comune lingua strumentale e veicolare accrescono le possibilità di sopravvivenza e consolidamento di tradizioni linguistiche nazionali, regionali, che nel mondo pretecnologico si avviano a estinzione.
[6]
In molti paesi, ciò si traduce in leggi positive che, sull’esempio di Svezia, Canada, Australia, rafforzano i diritti linguistici delle comunità minori antiche e nuove, interne a più ampie aree nazionali e sovranazionali.
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E in Italia?
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I partiti sono sordi e ostili a tutto ciò.
[9]
Si aggrediscono gli zingari a Roma.
[10]
A Cagliari una blanda legge di sostegno a un possibile insegnamento della cultura sarda è affossata, tranne che dal Partito d’Azione, da tutti, anche dai comunisti che hanno dimenticato Gramsci.
[11]
IPSE DIXIT
[12]
Tra le molte cose intelligenti che lo caratterizzano, El Paìs ha anche un ombusdam, un «defensor de los lectores».
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A lui, Jesùs de la Serna, i lettori si rivolgono per chiedere giustizia contro le cadute di rigore nei contenuti e nello stile dell’informazione che il giornale .
[14]
Il codice di questo tribunale assai severo (i processi si celebrano sulle stesse pagine del grande quotidiano di Madrid) è il Libro de estilo, un manuale interno di regole che (come avviene nella nostra agenzia Ansa) i redattori sono tenuti a rispettare.
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Di recente l’ombusdam ha dovuto affrontare un caso complicato.
[16]
Un consigliere centrista madrileno decide di passare al Psoe (Partito socialista operaio spagnolo).
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Contro di lui si scatena una campagna di voci.
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Dapprima El Paìs non le raccoglie, ma la campagna è così intensa che diventa essa stessa un fatto di cui dare notizia.
[19]
Così il 20 aprile il giornale riferisce le voci e dicerie interessate, in quanto tali.
[20]
Alcuni lettori protestano con l’ombusdam, «toda la crònica estaba dedicada a recoger rumores», a dar conto di chiacchiere.
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E il Libro de estilo su questo punto è tajante, netto e tagliente.
[22]
Dice «Los rumores no son noticia», «Le chiacchiere non sono notizia».
[23]
Non c’è scampo per i giornalisti del Paìs.
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VOCABOLARIO
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Aptonomia, aptonomico.
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In certi paesi le università si vanno riempiendo di insegnamenti di scienza cognitiva.
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E la scienza degli affetti?
[28]
Dalla Francia arriva una risposta.
[29]
Frans Veldmann ha consacrato in un volume delle Presses Universitaires de France il nome e le idee direttrici della scienza dell’affettività, in francese la haptonomie, in italiano aptonomia..
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Il secondo elemento è il consueto nomia di astronomia; il primo è dal greco hàptomai mi attacco, mi unisco, già presente in termini delle scienze naturali.
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USI E ABUSI
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Messaggistica.
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Torino è il centro più importante delle reti computer, modem, telefoni, che collegano in Italia ventimila utenti, in Francia due milioni e mezzo.
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Via telefono, i personal si interrogano e interrogano, i servizi centrali su dati d’ogni genere.
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La Stampa dedica al fenomeno un articolo in cronaca (30 aprile) e un intervistato spiega che in questo modo sono disponibili notizie innumerevoli e varie.
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E, sul modello di oggettistica, l’insieme dei messaggi così interscambiabili è detto messaggistica.
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Dante Alighieri parla in svedese
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A sud di Malmö, in Svezia, sta sorgendo un istituto che potrà avere grande importanza per le sorti della lingua e della cultura italiana all’estero: lo Skandinavisk-Baltiska Danteinstituet, abbreviato in Scandante.
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Lo scopo è doppio: diffondere in Scandinavia e nei paesi baltici la conoscenza di Dante, tramite lecturae dantis, traduzioni etc; informare i dantisti di tutto il mondo della presenza di Dante nelle letterature baltiche e scandinave.
[40]
L’istituto è stato fondato ed è diretto dal decano dell’italianistica svedese, il professor Ingemar Boström.
[41]
Ci si può rivolgere a lui (Akervagen 21, 42 Lidingö, Svezia) per avere notizie sulle attività programmate dalla nuova fondazione che sarà ufficialmente inaugurata il 12 aprile 1990, giovedì santo, giorno in cui (specifica il professor Boström) Dante immaginò di ritrovarsi all’Inferno.
[42]
Alle molte spese per ora Boström sopperisce con il suo privato danaro.
[43]
Chi invierà almeno duecento corone avrà il nome dell’albo della Fondazione (una corona è circa duecentoventi lire).

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