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Il piacere del libro si scopre in edicola

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 18 dicembre 1988


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Ha ricordato tempo fa Giulio Lepschy che un miglior controllo dell’espressione si otterrebbe leggendo di più. In Italia, però, leggiamo poco. Pochissimo i giornali, nel confronto internazionale. E poco, ancora, anche i libri.

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Si deve osservare, per i libri, che le accurate indagini svolte dall’Istat hanno rilevato una tendenza positiva e costante all’espansione della lettura. Se poi ci scorporano dal totale della popolazione gli ultraquarantacinquenni, legati a un’Italia più povera, assai più ignorante ed estranea alla scrittura e lettura (e all’italiano), la tendenza all’aumento è ancor più significativa.

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Tra i ragazzi EI meno anziani hanno agito positivamente gli stimoli che vengono dall’informazione e dagli spettacoli televisivi e la quota crescente di scolarità. Manca, invece, da noi un fattore decisivo in tanti altri paesi, dalla Spagna alla Finlandia: una rete di centri pubblici di lettura. In altri paesi, a volte più di metà dei libri letti sono presi in prestito nelle biblioteche pubbliche. La poca lettura fa che poche siano le librerie e con pochi mezzi e poca abitudine a ricevere molti clienti. La gente ha difficoltà ad andare in . Come muoverci punto e le librerie deperiscono.

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Eppure il circolo vizioso si potrebbe spezzare: l’Unità non ha più vendite floride. Eppure, l’Unità porta un libro in edicola questo ha eccezionali vendite. Dei 14 volumi stampati negli ultimi tre anni il meno venduto è stato, per ora, uno di memorie sulla primavera praghese: 130 mila copie. Un libro sul Parlamento è arrivato a 518 mila copie, le lettere di Gramsci quasi a 600 mila, un libro di saggi su Gramsci a 636 mila.

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Se lo trova in edicola, la gente compra il libro, purché, beninteso, sia di qualità è interessante. Vogliamo riflettere su questi dati?

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Ipse dixit

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Giovanni Agnelli ha parlato il 25 novembre ai dirigenti del Gruppo Fiat virgola di cui è presidente. Le sue parole sono state citate da due diversi cronisti nella Stampa. Le versioni coincidono per più del 90 per cento. È un record, anche per un quotidiano che spesso riesce a essere scrupoloso come la stampa (in altri giornali le virgolette hanno una funzione esornativa, le mette l’art director). In virtù della coincidenza, siamo certi che nel discorso Agnelli ha usato il neologismo scherzoso autocentrico, centrato sull’auto (mobile). Vittorio Ghidella è stato allontanato dal gruppo per eccesso di autocentrismo. Le due versioni divergono su un punto. Per Paolo Giovannelli (p. 10) Agnelli ha detto: «() Ghidella 25 anni fa () ci fu kidnappato dalla Riv»; invece, secondo Ugo Bertone (p.1), ha detto: «25 anni fa () ci è stato rubato dalla Riv». Il criterio filologico della lectio difficilior, della preferibilità della variante più rara nel ricostruire un testo incerto, favorisce la versione Giovannelli. L’esordio del discorso e l’intera situazione mostrano Agnelli imbarazzato. Ha cercato di smorzare la tensione inventandosi su due piedi autocentrico. Ha continuato a cercare di scherzare con l’adattamento e estemporaneo del triste verbo inglese kidnap, rapire, specie (ma non solo) bambini. In prima pagina La Stampa ha preferito dimenticare l’imbarazzo: il leader non deve mai sbagliare colpi, essere incerto.

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VOCABOLARIO

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Punch. In inglese esistono vari omonimi di questa forma punto da noi erano già arrivati l’angloindianismo punch, bevanda, e l’anglofrancesismo punch, pugno secco e potente. Intervistato da Corrado Stajano (Rai Uno, 19 novembre, 23 circa), Gianni Versace ci ha fatto sapere che i manager milanesi sono, a suo gusto, troppo sorvegliati nel vestire, dovrebbero avere un punch più disinvolto. In questo punch sarà da vedere quello (tratto dal francese poinçon) che hai il senso di punzone, stampo, marchio, modello. Chi trovava ormai indicibile look ha pronto un sostituto.

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USI E ABUSI

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Lunedi, venerdi. La legge sui limiti di velocità nelle strade autostrade ha portato alla fioritura di cartelli indicanti le velocità massime consentite punto il supplemento di Repubblica, intitolato Venerdi senza accento, ha fatto scuola: in varie parti d’Italia i cartelli di limite scrivono anche loro «dal lunedi al venerdi» senza il consueto accento punto un risparmio per i tagli della finanziaria? Assai oscuro è il segno del cartello: i divieti valgono in certi giorni «e in altri periodi». All’Anas devono essersi ricordati di quel tale che sapeva parlare «di tutto, e anche d’altro».

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Una scuola per l’informazione

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Recenti casi clamorosi, da quello di Jenninger allo scontro tra i due massimi quotidiani italiani sulla presunta falsità di un’intervista (risultata vera), dovrebbero avere risposto anche alla corporazione dei giornalisti i problemi della qualità e della forma delle informazioni. Ma la comunicazione a largo raggio a trial interesse professionale anche di altre categorie: operatori delle relazioni pubbliche virgola che hanno promosso un incontro a Roma su questo tema (ma gli inviti erano scuri, in ritardo e, per giunta, tassati), scienziati postcernobiliani, preoccupati che gli taglino i fondi.

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Perfino alcune facoltà di Lettere cominciano a chiedersi se non sarebbe loro compito addestrare, con diplomi o (come in Olanda) con lauree, alle professioni della comunicazione. Potrebbe dunque avere successo anche da noi la rivista quadrimestrale Hermes, dedicata a cognizione, politica e comunicazione, che apparirà dal prossimo gennaio in Francia (Presses du Cnrs, 20-22, rue Saint-Amand, 75015 Parigi). Tra l’altro, la rivista si propone di rinnovare l’atmosfera stagnante di analisi e dibattiti che virgola in Francia, sarebbero (dicono) solo franco-francesi.

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AGENDA

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Al Collegio Valla di Pavia (via libertà 26), il Dipartimento di scienze dell’antichità organizza seminari sull’insegnamento di greco e latino nella media superiore. Tra i docenti Germano Proverbio e Anna Ciacalone Ramat.

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Franco Gallo di Alessandria chiede se è vero che «diavolo» voglia dire, in origine, «colui che divide» (come avrebbe affermato Giancarlo Zizola). No, non è vero e ne riparleremo.

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Una lettrice, Elisabetta Bonucci di Roma, richiama l’attenzione sulla mancanza di precisione nella punteggiatura di giornali e libri e chiede che, negli Usi abusi, si parli anche di punteggiatura. Sarà fatto.


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