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Un traduttore per amico

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 16 luglio 1989


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Anche quest’anno si è celebrato il rito del tema. Bisogna dire, per onestà, che quest’arcaica istituzione scolastica nazionale (scrivere senza limiti, obiettivi e destinatari) tra molte iatture due o tre cose buone le ha prodotte. Il Prode Anselmo, per esempio, che, come racconta Visconti Venosta, nacque dalla necessità d’aiutare (con crudele scherzo) un ragazzino costretto a svolgere in versi il tema La partenza del Crociato.

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Un’altra gemma, segnalata da Francesco Valentini, è un racconto di Pitigrilli, che, ragazzo, ebbe un tema: Dalla Germania vi è giunta una lettera: poiché non conoscete la lingua tedesca, scrivete a un amico pregandolo di tradurvela. L’alunno Pitigrilli scrisse: «Caro amico. Ti prego di tradurmi in italiano questa lettera. Grazie e saluti». Aspramente censurato, fu per giunta costretto a leggere in classe ad alta voce e a ricopiare l’alata prosa del primo della classe, Palumbo Pasquale: «Caro Arminio, avendo avuto i natali presso del Quarnaro che Italia chiude e suoi termini bagna, come disse il Divino Poeta». E continuava così per quattro pagine.

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Molti anni dopo, diventato il Palumbo usciere al tribunale, a Pitigrilli scrisse una bella signora tedesca. In tedesco. Fu immediata l’idea di usare il tema di Palumbo per risolvere il problema. E allora Il seguito sta nei Vegetariani dell’amore, Sonzogno Editore, senza ristampe dopo i tardi anni Quaranta. Peccato.

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IPSE DIXIT

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Un corsivo riquadrato, con la firma Fortebraccio marcato da un tondino rosso con la scritta Oggi, apparve per la prima volta nella prima pagina dell’Unità il 12 dicembre 1967. Era dedicato al democristiano on. Bonomi («tra coloro che ci fanno ridere, dopo Togni, il preferito»), Palamede, si sarebbe detto un tempo, ossia primo tra miriadi di vittime cui gli strali di Fortebraccio restavano appiccati alla persona, più veri e, comunque, più noti dei dati fisici e anagrafici. Ne fece fede, tra gli altri, quel direttore di giornale citato spesso nei corsivi, con cognome e soprannome alternanti, sicché dopo un po’ pochi rammentavano se si chiamasse Girolamo Modesti, da Fortebraccio soprannominato Domestici per rilevarne il servilismo, e Fortebraccio lo aveva ribattezzato Modesti per sottolineare le misurate doti d’intelletto.

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Il segreto della sua satira stava tutto nel suo amore per il buon italiano: per parole trasparenti, comuni, usate in modo appropriato alle cose. Soltanto questo specchio stilistico levigato, terso, pulito poteva riflettere nitide le immagini intrinsecamente deformi di chi tradisce chiarezza e appropriatezza. Il «vecchio, amato Palazzi» e lo Zingarelli importavano a lui non meno del Vangelo e del Manifesto.

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VOCABOLARIO

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Microclisma. Si usava nel nostro Sud, e ancora a volte si usa, la formula intercalare con rispetto per la faccia di Vossignoria tutte le volte che in discorso venisse qualche parola scabrosa. I soli dizionari speciali registrano microclistere, che meriterebbe maggior gloria lessicografica, e nemmeno quelli hanno il nome comune d’una diffusa confezione mini di (dicono) efficaci emollienti ed evacuanti: microclisma. Chissà se il terzo volume del Duro farà a tempo a registrare, con rispetto per la faccia di Vossignoria, questo composto di micro- ed (entero-)clisma.

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USI E ABUSI

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Complementarietà. La marcia di arietà in luogo di un corretto arità (Il Paroliere, 4 e 25 dicembre 1988, 19 febbraio 1989) continua. La professoressa Anna Maria Golfieri, in un saggio sulla vocazione sponsale nei Promessi Sposi (Nuova Secondaria, n. 10 p. 40), scrive: «La complementarietà fra le vocazioni cirstiane al sacerdozio e al matrimonio trova ecc.». Ma la obbligatorietà (o obbligatorità?) del Manzoni non doveva garantire, tra l’altro, il retto uso della lingua?

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Non c’è bisogno di inventare nuove parole

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Il signor Carlo Macor, che soffre di onomatofobia, scrive: «Sarebbe poi così insensato istituire la funzione di ingegnere-linguista, preposto all’identificazione della necessità di parole nuove e incaricato di progettarle e sottoporle all’uso pubblico mediante apposita gazzetta? Ho provato io stesso, benché illetterato, a fabbricare parole di sintesi: obsoletto per un personaggio che tutti hanno abbandonato perché passato di moda; emerdamento per un emendamento peggiorativo; samantica o, più pretensiosamente, samanthica per la scienza che studia la diffusione dei nomi cinematografici; accoglione per un padrone di casa sciocco ma festoso».

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Parlammo già delle parole portemanteau, in cui un significato si appende a quello d’un’altra parola, leggermente modificata, a proposito di infortenimento, informazione spettacolare, da intrattenimento (Il Paroliere 4 dicembre 1988). Le proposte di Macor sono degne di grande rispetto. Ma il gioco di parole più difficile è quello che tutti facciamo ogni giorno, cercando di capire gli altri e farci capire con le parole comuni. Passi Macor per questa volta. Ma in questa pagina, in futuro, sarò meno accoglione. Del resto di Macor non ce n’è troppi in giro.

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