Sentence view

Anche la scienza si può capire

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 16 aprile 1989


[1]
Nell’editoriale dell'ultimo numero di Nature del 1988 John Maddox ha espresso un desiderio e proponimento per l’anno nuovo: «Parlino sia di tumori sia di superconduttività, possano i collaboratori (e aspiranti collabora- tori) di Nature riuscire a scrivere in modo abbastanza chiaro da comunicare quel che hanno da dire almeno a una parte del loro pubblico».
[2]
Maddox da alcuni ironici e preziosi consigli: primo, cominciare con una frase a effetto che però sia tale per tutti, anche per gli studenti medi; secondo, finire con una proposizione dichiarativa che appaia almeno due volte: alla fine e, possibilmente, nel corso dell’articolo, come l’asserzione che si vuol cercare di dimostrare vera.
[3]
L’articolo di Maddox indica che il problema della comunicazione delle acquisizioni scientifiche sta diventando centrale per lo sviluppo stesso delle scienze.
[4]
A Trieste, durante un incontro-scontro tra Studiosi di vari campi, è parso che qualche illustre fisico dicesse: comunicare bene ci serve perché se no ci tagliano i finanziamenti.
[5]
Maddox non sembra del tutto d’accordo.
[6]
Per quanto un ricercatore possa tenere alle sue fonti di finanziamento, ci sono forse cose più importanti.
[7]
In primo luogo vengono l’orientamento e la crescita della gente, che deve potere controllare razionalmente i risultati e, soprattutto, le applicazioni tecnologiche della ricerca, ricche di conseguenze sempre più complesse e notoriamente, in alcuni casi, pericolose.
[8]
Vengono poi la battaglia contro i cialtroni, che vesto- no di panni pseudoscientifici oroscopi e cure dimagranti e il collegamento trasversale con altre scienze vicine, vitale per il crescere delle conoscenze.
[9]
O sbaglio?
[10]
IPSE DIXIT
[11]
Grandi rivendicazioni della libertà di espressione sono fatte richiamando le sacre tradizioni della Rivoluzione francese.
[12]
Forse meglio sarebbe evocare anteriori tradizioni britanniche.
[13]
Nell’orizzonte giacobino e napoleonico non era tutt’oro quel che luceva.
[14]
La Repubblica Cisalpina ebbe nell’estate del 1797 una prima costituzione.
[15]
L’art.
[16]
356 diceva: «Non vi è (...) limitazione alla libertà di stampa».
[17]
Pochi mesi dopo, il 13 Annebbiatore dell’anno VI, ecco cosa contro proclamava Napoleone, nei panni di Generale Capo dell’Armata d'Italia: «Considerando, che ad una nascente Repubblica nulla più abbisogna (...), che la interna tranquillità e la concordia degli animi dei Cittadini; considerando che a questo (...) può giovare, più che altra cosa una saggia disciplina della Stampa, che rettamente usata è il Palladio della civile Libertà, ed abusata, siccome ha pur troppo dimostrato la esperienza, ne scuote i fondamenti col fomentare le dissensioni, e gli odi personali, ed aprir l’adito alle calunnie, e alle private vendette, SI DECRETA Che a tenore dell’Articolo 356. della Costituzione per un anno a venire, (...) debba la Polizia Tipografica essere raccomandata alla vigilanza del Potere Esecutivo, onde impedire tutti i mali effetti, che per colpa d’intemperanti scrittori derivar ne potrebbero in pregiudizio della Repubblica».
[18]
VOCABOLARIO
[19]
Monogenitore.
[20]
Con l’aumento dei singles, si diffonde nel Nord del mondo un nuovo tipo di famiglia, in cui i figli hanno un solo genitore.
[21]
È la one-parent family dei demografi di lingua inglese.
[22]
Si sa che l’inglese parent genitore e l’italiano parente, corrispondente all’inglese relative o relation, sono tipici faux amis (e ben li segnala Virginia Browne nel suo Odd pairs and False Friends. Dizionario di false analogie, Zanichelli 1987).
[23]
Di qui la scelta di Antonio Gofini e altri demografi italiani di render l’inglese con l’aggettivo invariabile monogenitore, sul modello di monoelica, monopala.
[24]
USIEABUSI
[25]
Monoparentale.
[26]
Circola da tempo tra i demografi come equivalente dell’inglese one-parent.
[27]
Il punto di partenza è probabilmente in area francese.
[28]
Mentre l'inglese parent genitore e l’italiano parente sono amici falsissimi, in francese la cosa è più complicata, perché al plurale les parents e usuale per genitori.
[29]
Quindi l’aggettivo monoparental ha maggiore legittimità dell’italiano monoparentale, assai più fortemente equivoco.
[30]
Il fascismo, Faccetta nera e il dialetto
[31]
Gianni Borgna continua a esplorare il mondo della canzone italiana.
[32]
Cominciò con C’era una volta una gatta (Samonà e Savelli) per arrivare a Storia della canzone italiana (Laterza).
[33]
Ora accompagna alle stampe, per la Newton Compton Libri, la Storia della canzone romana ter- minata da Giuseppe Micheli negli anni Sessanta.
[34]
Due lavori recenti, l’accurata edizione delle raccolte di Stornelli romaneschi di Valerio Marucci (Salerno editrice, 1984), e Quando Roma cantava di Sangiuliano (Nuova Editrice Spada, 1986), non tolgono utilità alla ristampa dell’ampio affresco di Micheli.
[35]
Difettoso nelle parti antiche, bisognose d’un più severo impegno filologico, il lavoro regge e diverte venendo agli anni più vicini, quando la canzone romana, per l’italianizzarsi del dialetto, la radiodiffusione e il successo degli spettacoli, si fa fenomeno di rilievo nazionale.
[36]
Non pochi gusteranno come nuova la vera istoria di Faccetta nera, ritenuta tipica canzone fascista, eppure invisa al regime del Fascio per essere stata scritta in dialetto e perché ispirata a pur blande e ammiccanti idee di fraternizzazione.
[37]
Tanto che, ma senza fortuna, si tentò un rifacimento: Faccetta bianca.
[38]
AGENDA
[39]
La diffusione delle lingue in rapporto al mutamento sociale è il tema del secondo colloquio internazionale organizzato a Québec dal Cirb (Centro Internazionale di Ricerca sul Bilinguismo), in corso in questi giorni.
[40]
Un’ampia storia della lingua albanese, è stata pubblicata da Shaban Demiraj presso l’Università di Tirana.

Text viewParagraph view