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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Sempre il solito disastroso tema
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
15
ottobre
1989
more header data
[1]
Nell’
ultimo
numero
di
“
Sapere
”
Carlo
Bernardini
ripropone
la
questione
,
anche
qui
discussa
più
volte
,
dell’
informazione
scientifica
a
largo
raggio
.
[2]
La
questione
,
come
abbiamo
detto
qui
un
paio
di
volte
,
non
si
pone
solo
in
Italia
.
[3]
MA
in
Italia
ha
caratteristiche
di
particolare
acutezza
per
le
speciali
condizioni
del
paese
.
[4]
Vediamole
.
[5]
Ammessa
nel
club
dei
sette
,
quarta
o
quinta
potenza
produttiva
del
mondo
,
l’
Italia
è
oltre
il
ventesimo
posto
,
dopo
molti
paesi
del
Terzo
mondo
,
in
fatto
di
competenze
scientifiche
delle
persone
di
cultura
medio-superiore
(
e
il
dato
sarebbe
ancora
più
grave
se
il
dislivello
qualitativo
si
moltiplicasse
per
l’
asfittica
quantità
di
diplomati
e
laureati
che
ci
caratterizza
)
.
[6]
La
comunità
ha
sete
di
informazioni
scientifiche
da
grande
paese
.
[7]
Ma
il
pubblico
ha
difficoltà
a
capirle
e
gli
informatori
non
specialisti
,
i
giornalisti
,
hanno
difficoltà
anche
loro
a
capirci
qualcosa
e
a
darle
in
modo
corretto
.
[8]
Società
dell’
informazione
e
comunicazione
,
fondata
sulla
continua
trasmissione
e
rielaborazione
di
testi
,
la
nostra
bella
Italia
continua
a
crogiolarsi
nella
più
completa
mancanza
di
addestramento
mediosuperiore
e
universitario
alla
redazione
e
alla
comprensione
dei
testi
.
[9]
L’
infame
e
ridicolo
tema
,
la
lettura
dei
manuali
di
letteratura
italiana
sono
le
due
sole
forme
di
educazione
linguistica
nelle
scuole
superiori
.
[10]
Il
disastro
che
ne
consegue
è
sotto
gli
occhi
o
nelle
orecchie
di
chiunque
legga
o
ascolti
un
politico
o
la
generalità
degli
scriventi
i
giornali
(
professoroni
non
esclusi
)
.
[11]
Dovrebbe
essere
la
scuola
il
terreno
su
cui
lavorare
.
[12]
IPSE
DIXIT
[13]
In
“
Linea
d’
ombra
”
(
settembre
1989
)
Goffredo
Fofi
,
discutendo
di
Terza
internazionale
,
scrive
:
«
Occorre
ben
distinguere
nel
giudizio
storico
tra
chi
,
nella
Terza
,
stava
sopra
,
e
chi
stava
sotto
,
tra
gli
intellettuali-burocrati-professionisti
(
…
)
,
e
le
cosiddette
masse
(
parola
assai
brutta
,
non
a
caso
coniata
e
imposta
dalle
ideologie
totalitarie
)
»
.
[14]
Si
può
condividere
il
suo
disagio
nell’
usare
la
parola
masse
.
[15]
Anche
se
brutta
o
no
,
la
parola
è
difficile
da
schivare
,
al
singolare
e
al
plurale
,
sia
in
locuzioni
ormai
cristallizzate
,
come
comunicazioni
o
partito
di
massa
,
sia
contesti
liberi
,
e
ce
lo
prova
lo
steso
Fofi
proprio
nell’
atto
stesso
di
dirci
il
suo
disagio
.
[16]
È
invece
sbagliata
la
ministoria
semantica
della
parola
che
Fofi
accenna
.
[17]
La
parola
,
nella
sua
accezione
sociopolitica
,
è
una
delle
tante
che
le
lingue
europee
devono
al
linguaggio
politico
francese
del
tardo
Settecento
e
primo
Ottocento
.
[18]
Anche
in
Italia
le
prime
attestazioni
sono
di
quel
tempo
,
assai
di
qua
dal
sorgere
dei
totalitarismi
nel
nostro
bel
secolo
,
con
esempi
,
tra
gli
altri
,
in
Leopardi
e
Manzoni
.
[19]
Ai
quali
la
parola
e
la
cosa
paiono
non
piacer
molto
,
come
,
poi
,
non
piaceranno
al
totalitario
Mussolini
,
che
fin
dai
tempi
del
discorso
dell’
Augusteo
non
perdeva
occasione
per
prendere
le
distanze
da
«
sua
Maestà
la
Massa
»
.
[20]
VOCABOLARIO
[21]
Clitico
.
[22]
Tempo
fa
un
giovane
editore
,
scorrendo
un
articolo
(
di
Raffaele
Simone
)
,
si
è
messo
a
ridere
e
ha
chiesto
se
i
clitici
di
cui
vi
si
parlava
erano
gli
Argan
e
Asor
Rosa
in
versione
cinese
.
[23]
No
,
sono
le
particelle
non
accentate
che
si
appoggiano
all’
accento
della
parola
seguente
(
proclitiche
)
o
precedente
(
le
meno
impopolari
enclitiche
)
.
[24]
L’
aggettivo
e
il
suo
uso
sostantivato
,
presenti
da
decenni
in
vocabolari
d’
altre
lingue
moderne
,
meriterebbero
di
entrare
anche
nei
nostri
.
[25]
USI
E
ABUSI
[26]
Intivare
.
[27]
Il
signor
Giovanni
Degli
Innocenti
scrive
da
Bari
per
dire
che
nella
sua
famiglia
si
usa
comunemente
il
verbo
con
il
significato
di
“
incapace
in
”
:
per
esempio
nel
lessico
famigliare
usa
(
va
)
no
«
ho
intivato
una
brutta
giornata
»
.
[28]
Dice
il
lettore
:
«
in
vari
vocabolari
non
ho
mai
avuto
riscontro
»
.
[29]
La
famiglia
del
lettore
ha
una
radice
veneta
.
[30]
Ed
è
qui
che
il
verbo
circola
con
valori
anche
più
ampi
.
[31]
Buona
parte
del
lessico
famigliare
è
fatto
di
antichi
dialettalismi
sradicati
e
spaesati
.
[32]
Ma
i
dizionari
spiegano
troppo
poco
[33]
Scrive
l’
Abbonato
Vittorio
Lupò
:
che
vuol
dire
postmoderno
,
che
vuol
dire
postindustriale
?
[34]
E
pragmatico
?
[35]
«
Le
spiegazioni
dei
vocabolari
sono
oscure
e
confuse
»
:
segnalo
questa
dura
valutazione
agli
amici
lessicografi
.
[36]
Ciascuna
di
queste
parole
esigerebbe
un
non
breve
discorso
.
[37]
In
questa
pagina
facciamo
telegrammi
e
limitatamente
a
novità
e
anteprime
.
[38]
Tutte
e
tre
le
parole
sono
ormai
in
circolo
e
relativamente
ben
definite
.
[39]
Al
lettore
rispondo
dunque
privatamente
.
[40]
Segnalo
però
la
buona
definizione
dei
valori
estensivi
di
postmoderno
reperibile
nella
nuova
edizione
del
“
Dizionario
di
parole
nuove
”
di
Cortelazzo
e
Cardinale
(
Loescher
)
:
«
Tutto
ciò
che
del
passato
è
recuperabile
come
stile
di
vista
,
in
contrasto
del
progresso
a
ogni
costo
»
.
[41]
Un
grazioso
esempio
è
nella
intervista
a
dialogo
tra
Thomas
Stauder
,
“
ecologo
”
,
e
Umberto
Eco
.
[42]
Dice
Eco
del
suo
recente
“
Pendolo
”
:
«
Belbo
dice
:
Io
sono
uno
scrittore
fallito
,
perché
certe
cose
non
si
possono
più
raccontare
.
Il
romanzo
dice
:
basta
che
non
le
racconti
tu
,
ma
le
fai
raccontare
da
un
altro
.
Cioè
un
“
embedding
”
,
un
“
emboîtement
”
.
L’
essenza
del
postmoderno
»
(
l’
intervista
è
nel
numero
di
settembre
del
“
Lettore
di
provincia
”
,
Longo
editore
,
Ravenna
)
.
Text view
•
Paragraph view