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Maarten Janssen, 2014-
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Giornalese, cosa si scrive per te…
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
15
gennaio
1989
more header data
[1]
«
Factoid
:
bellissimo
neologismo
americano
pr
indicare
il
fatto
di
cronaca
romanzato
,
cioè
raccontato
in
maniera
artefatta
dal
cronista
:
un
fatto
che
sembra
un
fatto
e
non
lo
è
(
il
suffisso
“
-oide
”
vale
“
simile
”
;
per
esempio
,
“
intellettualoide
”
oppure
un
extraterrestre
“
umanoide
”
)
;
neologismo
da
adottare
in
italiano
,
considerando
quanti
“
fatti
”
letti
sui
giornali
sono
in
realtà
“
fattoidi
”
»
.
[2]
Le
parole
citate
sono
di
un
osservatore
esterno
del
nostro
sistema
informativo
e
nemmeno
di
una
delle
migliaia
di
persone
il
cui
nome
si
è
impigliato
nella
narrazione
di
qualche
fattoide
punto
sono
ad
un
giornalista
,
Sergio
Lepri
,
il
direttore
dell’
agenzia
Ansa
.
[3]
Con
gli
anni
(
dirige
l’
Ansa
dal
1961
)
Lepri
non
ha
perduto
né
l’
umorismo
né
capacità
di
indignarsi
.
[4]
Dall’
uno
all’
altra
traggono
efficacia
i
suoi
scritti
sul
mestiere
di
giornalista
:
fino
a
quest’
ultimo
,
altamente
informativo
già
dal
titolo
:
“
Scrivere
bene
e
farsi
capire
.
Manuale
di
linguaggio
per
chi
lavora
nel
mondo
della
comunicazione
”
(
Gutemberg
2000
,
Torino
1988
)
.
[5]
In
trecento
pagine
si
addensano
un
dizionario
di
parole
nuove
o
stantie
in
cui
inciampa
chi
fa
oggi
informazione
,
una
premessa
in
lode
della
limpidezza
e
una
lunga
appendice
sulla
formazione
e
struttura
del
“
giornalese
”
.
[6]
Lepri
non
ha
alcuna
chiusura
dinnanzi
alle
novità
,
ma
,
solo
,
raccomanda
cautela
.
[7]
La
bussola
del
suo
giornalismo
e
il
senso
di
responsabilità
verso
lettori
e
ascoltatori
.
[8]
Di
qui
discende
la
versione
per
i
fatti
oidi
e
per
un
linguaggio
che
è
,
con
vecchie
trombonate
e
nuove
trovate
virgola
in
torbidi
la
trasparenza
della
notizia
.
[9]
IPSE
DIXIT
[10]
A
sedici
anni
,
solitamente
preparato
in
fisica
,
matematica
(
ma
anche
in
filosofia
,
come
attento
lettore
di
Kant
)
,
Albert
Einstein
si
presentò
all’
esame
di
ammissione
al
Politecnico
di
Zurigo
.
[11]
Fu
bocciato
.
[12]
Oggi
sappiamo
che
in
testa
aveva
il
paradosso
nel
quale
era
il
germe
della
relatività
ristretta
:
se
io
potessi
seguire
un
raggio
di
luce
a
velocità
c
(
la
velocità
della
luce
nel
vuoto
)
,
il
raggio
mi
apparirebbe
(
…
)
in
stato
di
quiete
.
[13]
Al
Politecnico
Einstein
tornò
qualche
anno
dopo
,
già
coronato
di
lauree
honoris
causa
,
come
professore
.
[14]
Un
professore
d’
eccezione
virgola
che
raccomandava
a
sé
e
a
tutti
di
passare
due
ore
al
giorno
,
e
non
di
più
,
a
pensare
tutto
il
contrario
di
quel
che
pensano
i
colleghi
.
[15]
C’
era
una
malizia
:
per
pensare
il
contrario
di
qualcosa
bisognava
conoscerla
profondamente
.
[16]
Molto
probabilmente
,
l’
esperienza
giovanile
ha
inciso
sulle
idee
che
Einstein
aveva
della
scuola
.
[17]
Contarono
anche
alcune
persone
con
cui
fu
in
contatto
:
Michele
Angelo
Besso
e
Jost
Winteler
.
[18]
Sono
idee
che
dovrebbero
interessarci
.
[19]
«
È
un
vero
miracolo
che
i
metodi
moderni
di
istruzione
non
abbiano
ancora
completamente
soffocato
la
sacra
curiosità
della
ricerca
:
perché
questa
delicata
pianticella
,
oltre
che
di
stimolo
,
ha
soprattutto
bisogno
di
libertà
,
senza
la
quale
inevitabilmente
si
corrompe
e
muore
»
:
così
scriveva
nella
“
Autobiografia
scientifica
”
curata
da
Enrico
Bellone
per
Bollati
Boringhieri
.
[20]
VOCABOLARIO
[21]
Metabletico
,
metabletica
.
[22]
L’
aggettivo
e
il
sostantivo
esistevano
in
greco
per
dire
“
soggetto
a
cambiamento
”
e
“
arte
,
tecnica
del
cambiamento
”
.
[23]
Nelle
lingue
moderne
hanno
avuto
più
fortuna
altri
due
derivati
del
verbo
“
metabákkeub
”
,
“
mutare
”
:
“
metàbole
”
e
“
metabolico
”
.
[24]
Studiosi
di
psicologia
dei
gruppi
stanno
ora
dando
nuova
fortuna
alla
parola
“
metabletica
”
;
nome
della
scienza
dei
cambiamenti
indotti
dal
conoscere
,
e
all’
aggettivo
,
che
caratterizza
gli
interventi
e
le
ricerche
in
quanto
col
loro
darsi
producono
mutamenti
in
ciò
(
l’
allievo
,
il
gruppo
sociale
)
che
si
studia
e
si
osserva
.
[25]
USI
E
ABUSI
[26]
Grosso
.
[27]
«
Riuniti
a
Firenze
i
più
grossi
demografi
»
,
intitola
“
Il
Messaggero
”
(
9
dicembre
)
.
[28]
Come
“
più
”
va
cedendo
al
grave
“
maggiormente
”
,
“
grande
”
è
insidiato
da
“
grosso
”
.
[29]
In
latino
la
parola
indicava
pesantezza
eccessiva
,
grassezza
,
grossolanità
,
valori
conservati
in
francese
e
nell’
italiano
tecnico
e
colto
.
[30]
Ora
,
nel
linguaggio
familiare
prima
,
poi
anche
nello
scritto
,
si
usa
spesso
per
“
grande
”
,
ma
soprattutto
prima
del
nome
;
dopo
,
resistono
meglio
i
valori
antichi
,
non
positivi
.
[31]
Le
parti
“
la
parola
al
professor
Beccaria
”
e
“
Agenda
”
si
leggono
solo
in
parte
a
causa
di
una
cattiva
scansione
della
pagina
.
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