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Giornalese, cosa si scrive per te…

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 15 gennaio 1989


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«Factoid: bellissimo neologismo americano pr indicare il fatto di cronaca romanzato, cioè raccontato in maniera artefatta dal cronista: un fatto che sembra un fatto e non lo è (il suffisso -oide vale simile; per esempio, intellettualoide oppure un extraterrestre umanoide); neologismo da adottare in italiano, considerando quanti fatti letti sui giornali sono in realtà fattoidi».
[2]
Le parole citate sono di un osservatore esterno del nostro sistema informativo e nemmeno di una delle migliaia di persone il cui nome si è impigliato nella narrazione di qualche fattoide punto sono ad un giornalista, Sergio Lepri, il direttore dell’agenzia Ansa.
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Con gli anni (dirige l’Ansa dal 1961) Lepri non ha perduto l’umorismo capacità di indignarsi.
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Dall’uno all’altra traggono efficacia i suoi scritti sul mestiere di giornalista: fino a quest’ultimo, altamente informativo già dal titolo: Scrivere bene e farsi capire. Manuale di linguaggio per chi lavora nel mondo della comunicazione (Gutemberg 2000, Torino 1988).
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In trecento pagine si addensano un dizionario di parole nuove o stantie in cui inciampa chi fa oggi informazione, una premessa in lode della limpidezza e una lunga appendice sulla formazione e struttura del giornalese.
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Lepri non ha alcuna chiusura dinnanzi alle novità, ma, solo, raccomanda cautela.
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La bussola del suo giornalismo e il senso di responsabilità verso lettori e ascoltatori.
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Di qui discende la versione per i fatti oidi e per un linguaggio che è, con vecchie trombonate e nuove trovate virgola in torbidi la trasparenza della notizia.
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IPSE DIXIT
[10]
A sedici anni, solitamente preparato in fisica, matematica (ma anche in filosofia, come attento lettore di Kant), Albert Einstein si presentò all’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo.
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Fu bocciato.
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Oggi sappiamo che in testa aveva il paradosso nel quale era il germe della relatività ristretta: se io potessi seguire un raggio di luce a velocità c (la velocità della luce nel vuoto), il raggio mi apparirebbe () in stato di quiete.
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Al Politecnico Einstein tornò qualche anno dopo, già coronato di lauree honoris causa, come professore.
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Un professore d’eccezione virgola che raccomandava a e a tutti di passare due ore al giorno, e non di più, a pensare tutto il contrario di quel che pensano i colleghi.
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C’era una malizia: per pensare il contrario di qualcosa bisognava conoscerla profondamente.
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Molto probabilmente, l’esperienza giovanile ha inciso sulle idee che Einstein aveva della scuola.
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Contarono anche alcune persone con cui fu in contatto: Michele Angelo Besso e Jost Winteler.
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Sono idee che dovrebbero interessarci.
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«È un vero miracolo che i metodi moderni di istruzione non abbiano ancora completamente soffocato la sacra curiosità della ricerca: perché questa delicata pianticella, oltre che di stimolo, ha soprattutto bisogno di libertà, senza la quale inevitabilmente si corrompe e muore»: così scriveva nella Autobiografia scientifica curata da Enrico Bellone per Bollati Boringhieri.
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VOCABOLARIO
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Metabletico, metabletica.
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L’aggettivo e il sostantivo esistevano in greco per dire soggetto a cambiamento e arte, tecnica del cambiamento.
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Nelle lingue moderne hanno avuto più fortuna altri due derivati del verbo metabákkeub, mutare: metàbole e metabolico.
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Studiosi di psicologia dei gruppi stanno ora dando nuova fortuna alla parola metabletica; nome della scienza dei cambiamenti indotti dal conoscere, e all’aggettivo, che caratterizza gli interventi e le ricerche in quanto col loro darsi producono mutamenti in ciò (l’allievo, il gruppo sociale) che si studia e si osserva.
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USI E ABUSI
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Grosso.
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«Riuniti a Firenze i più grossi demografi», intitola Il Messaggero (9 dicembre).
[28]
Come più va cedendo al grave maggiormente, grande è insidiato da grosso.
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In latino la parola indicava pesantezza eccessiva, grassezza, grossolanità, valori conservati in francese e nell’italiano tecnico e colto.
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Ora, nel linguaggio familiare prima, poi anche nello scritto, si usa spesso per grande, ma soprattutto prima del nome; dopo, resistono meglio i valori antichi, non positivi.
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Le parti la parola al professor Beccaria e Agenda si leggono solo in parte a causa di una cattiva scansione della pagina.

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