Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Più volte si è qui proposto il tema del multilinguismo.
Il tema è di evidente interesse internazionale sia nell’immediato, inteso come difesa dei diritti umani minimi di tante genti, dall’America del Sud all’est europeo; sia a medio termine, inteso come obiettivo sociale ed economico: arricchire le competenze multilingui è vitale per accrescere l’interscambio tra i diversi paesi.
Il Consiglio d’Europa il 19 e 20 dicembre ha tenuto a Varsavia una sessione su questo tema.
La Polonia, come anche Ungheria, Santa Sede, Jugoslavia, partecipa a pieno titolo alle attività del Consiglio nei settori culturali e educativi.
I diversi Stati a regime democratico e no, con tradizioni centralistiche e no, a governo conservatore e no, si presentano tutti con le carte in regola: sono generali gli sforzi nel migliorare la condizione delle minoranze linguistiche interne a ciascuno Stato e nello sviluppare politiche di incremento del multilinguismo e della “industria della lingua”.
Solita unica malinconica eccezione è l’Italia.
Sottovoce, i nostri parlamentari e governanti hanno spesso raccontato che le nostre inadempienze dipenderebbero da un fatto: i missini sono contrari.
LA cosa aveva l’aria di una favola, vergognosetta alquanto. Ora, a Varsavia, la smaschera definitivamente Pino Rauti (lui, si) autore di un lucido ed esemplare rapporto sulla tutela del multilinguismo e delle minoranze.
Presidenti Iotti e Spadolini, a quando la legge italiana in materia?
IPSE DIXIT
Mario Lodi per ani ha resistito a sollecitazioni di chi lo voleva portare altrove e ha continuato a insegnare nelle scuole elementari di Vho di Piadena. Ora è in pensione, ma continua la sua attività di maestro attraverso “Il Giornale dei bambini”, e libri come questo appena apparso preso le edizioni Sonda di Torino: “Storie di adulti bambini”.
Scrive Lodi: «L’idea di raccogliere storie di bambini raccontate da adulti, risale in me al tempo in cui iniziai le esperienze pedagogiche fondate sulla ricerca, che partivano sempre dal vissuto». E, in effetti, i bei diari didattici di Lodi contengono molte testimonianze di visite di adulti a scuola (“lo stesso faceva don Milani, e hanno fatto Albino Bernardini e Roberto Sardelli”). E alcuni dei bellissimi libretti della “Biblioteca di lavoro” di Lodi e Manzioli furono appunto “storie” di adulti.
Di làdel prezioso uso didattico, questi materiali hanno per Lodi un altro senso: «Adulti e bambini che vogliono diventare amici. Diventare amici significa conoscersi, rispettare le diversità, capire i problemi degli altri e il modo diverso di pensare e di comportarsi… Se si stabilisce sin dall’infanzia un dialogo fra i bambini e gli adulti, la conoscenza porterà al reciproco rispetto e al superamento dei cosiddetti scontri generazionali». In anni di lavoro Lodi ha creato un punto di riferimento illuminante, che si impone a tutti.
VOCABOLARIO
Grande Attrattore. Avevamo segnalato qui (5 marzo) l’uso incipiente del calco italiano di Great Attractor: dalla matematica e fisica dei moti caotici, attrattore è passato negli anni Ottante alla cosmologia per designare il punto (direzione Croce del Sud o, con più larga approssimazione, tra Idra e Centauro) verso cui scorrono le galassie del nostro Ammasso. Nel numero di dicembre di “Astronomia” la locuzione ha l’onore dello strillo di copertina: “La Via Lattea nel gorgo del Grande Attrattore”.
USI E ABUSI
In oro. Marc’Antonio Parenti di Udine ricorda che un suo professore, negli anni Trenta, riprese aspramente, come francesismo, un “porte in legno”. Oggi invece «si è subissati da oggetti in oro, visone ecc.». La lunga marcia di in per indicare la materia in cui si lavora qualcosa comincia già dal Tre e Cinquecento, fuori d’ogni possibile influsso del francese, in cui analoga marcia si svolge in parallelo, anche là con lamenti puristici. Dall’uso coi verbi (legittimo anche per i puristi) si è passati a quello coi sostantivi, che Serianni accoglie senza riserve.
Primo piano sull’immigrazione in Italia
La Nuova Italia Scientifica di Roma pubblica con meritoria tempestività un buon saggio di insieme su “Politiche sociali ed immigrati stranieri”. Autrici sono Graziella Favaro, da molti anni attiva nei corsi di alfabetizzazione e formazione linguistica per immigrati che si tengono a Milano (unico centro italiano operoso in questa materia), e Maria Tognetti Bordogna, docente di sociologia.
Il libro delinea il nostro povero quadro politico nazionale, individua e documenta le diverse componenti etniche e linguistiche, dell’immigrazione in Italia, descrive la condizione giuridica dell’immigrato, i suoi problemi di sussistenza e di formazione. Se i nostri politici leggessero (come leggeva, che so?, Bottai) sarebbe un libro da consigliargli. Ma, al massimo, i libri li scrivono.
È istruttivo l’ultimo capitolo, di confronto con le politiche e legislazioni dei grandi paesi europei (Germania, Svezia, Gran Bretagna, Francia).
Text view