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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Quando i dialetti finiscono in un sacco
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
13
novembre
1988
more header data
[1]
Silvio
Lanaro
ha
discusso
in
“
Meridiana
”
(
n
.
3
)
del
suo
recente
“
L’
Italia
nuova
”
(
Einaudi
)
.
[2]
E
,
con
qualche
amarezza
,
ha
concluso
:
«
Difficile
in
Italia
parlare
di
nazione
»
.
[3]
È
vero
.
[4]
Parlarne
fa
rischiare
la
retorica
crispina
e
fascista
e
lo
scontro
con
tepidezze
di
matrice
cattolica
,
marxista
o
operaista
,
con
il
cosmopolitismo
di
intellettuali
,
con
grandi
realtà
storiche
oggettive
:
il
ritardo
nella
formazione
dello
Stato
unitario
e
di
classi
capaci
di
sentirsi
e
farsi
portatrici
di
interessi
nazionali
.
[5]
Infine
,
chi
parla
di
nazione
italiana
inciampa
in
se
stesso
:
cerca
un’
Italia
dove
la
storia
ha
insediato
“
les
Italies
”
.
[6]
In
una
prospettiva
europea
storici
come
Fernand
Braudel
,
nell’
abituale
prospettiva
comparativa
filologi
e
linguisti
,
come
Elwert
,
Carlo
Dionisotti
e
Gianfranco
Contini
,
hanno
rintracciato
un’
identità
storica
e
nazionale
italiana
proprio
a
partire
dalla
contraddizione
.
[7]
L’
Italia
trova
la
sua
identità
unitaria
nella
«
insigne
debolezza
»
del
suo
policentrismo
,
nella
«
viscerale
»
commistione
di
dialettalità
locali
e
di
lingua
«
illustre
»
unitaria
.
[8]
Parrebbe
che
ormai
questa
tesi
possa
essere
sì
criticata
,
ma
non
più
omessa
.
[9]
Non
è
però
parso
così
a
Renato
Barilli
che
,
nel
recente
convegno
italianistico
di
Amsterdam
,
l’
ha
ignorata
e
ha
invece
solennemente
affermato
:
«
Il
dialetto
è
un
cul
di
sacco
»
.
[10]
Grosso
sacco
,
anzitutto
,
caro
Barilli
:
dentro
c’
è
oggi
il
65
per
cento
degli
italiani
.
[11]
E
,
anche
,
sacco
non
brutto
:
dentro
,
da
Dante
a
Gadda
,
da
Pasolini
a
Ruzante
,
da
Belli
e
Porta
a
Eduardo
,
Pierro
,
Marin
e
Petrolini
e
Tessa
e
Guerra
,
c’
è
molta
parte
del
meglio
delle
«
occurrenzie
nostre
»
.
[12]
Il
«
controcanto
dialettale
»
di
cui
Montale
parlava
nell’
”
Intervista
immaginaria
”
,
resta
,
fino
a
fondato
argomento
contrario
,
il
nostro
miglior
inno
nazionale
.
[13]
IPSE
DIXIT
[14]
Hegel
diceva
:
«
Un
grand’
uomo
condanna
gli
altri
a
interpretarlo
»
.
[15]
E
,
per
far
ciò
,
occorre
ricercarne
con
pazienza
le
precise
parole
e
il
loro
senso
,
tantomeno
accessibile
quanto
più
nuovo
e
profondo
.
[16]
Non
sempre
Hegel
ha
avuto
questo
trattamento
,
che
invece
certo
merita
ed
esige
.
[17]
Ancora
in
queste
settimane
,
uno
dei
nostri
giornalisti
più
colti
ha
citato
in
forma
impropria
parole
che
a
Hegel
vengono
attribuite
,
la
frase
famosa
sulla
lettura
mattutina
del
giornale
.
[18]
La
frase
viene
ripetuta
in
forme
a
volte
bizzarre
,
e
non
è
facilissimo
controllarla
alla
fonte
.
[19]
A
qualcuno
potrebbe
capitare
(
come
,
confesserò
a
mia
vergogna
,
è
accaduto
a
me
)
di
vagare
a
lungo
tra
gli
scritti
di
Hegel
,
anche
con
l’
aiuto
dei
grandi
indici
del
Glockner
,
senza
ritrovarla
.
[20]
Ed
è
naturale
.
[21]
Essa
è
davvero
e
propriamente
un
“
detto
”
(
come
Nicolao
Merker
anni
fa
ebbe
la
cortesia
di
spiegarmi
)
,
raccolto
e
trascritto
dal
seguace
e
biografo
J
.
[22]
K
.
[23]
Rosenkranz
:
«
Leggere
i
giornali
all’
inizio
della
giornata
è
una
sorta
di
realistica
orazione
mattutina
.
[24]
Orientiamo
il
nostro
atteggiamento
su
Dio
,
oppure
su
ciò
che
il
mondo
è
.
[25]
L’
una
cosa
dà
la
stessa
sicurezza
dell’
altra
,
ovvero
di
sapere
come
regolarsi
»
.
[26]
Merker
ha
preferito
tradurre
“
regolarsi
”
.
[27]
Il
verbo
tedesco
è
più
forte
:
“
raccapezzarsi
”
.
[28]
VOCABOLARIO
[29]
Grammaticografia
.
[30]
Il
prezioso
quarto
volume
(
ma
primo
ad
apparire
)
del
grande
“
Lexicon
der
romanistischen
Linguistik
”
avviato
presso
Niemeyer
da
Holtus
,
Metzeltin
e
Schmitt
,
contiene
molti
contributi
di
italiani
e
in
italiano
.
[31]
In
italiano
e
tedesco
accredita
un
comodo
neologismo
:
“
grammaticografia
”
.
[32]
Parallelo
a
“
lessicografia
”
,
il
nuovo
vocabolo
designa
l’
attività
di
chi
(
linguista
o
no
)
scrive
grammatiche
:
attività
che
un
tempo
la
linguistica
ha
considerato
con
sussiego
specie
nei
casi
di
destinazione
pratica
e
scolastica
.
[33]
Oggi
non
più
.
[34]
USI
E
ABUSI
[35]
Allarmato
.
[36]
Uno
slittamento
di
senso
non
registrato
da
vocabolari
anche
recenti
,
è
il
passaggio
di
“
allarme
”
da
«
atto
»
,
«
segnale
»
al
senso
di
«
congegno
che
produce
automaticamente
il
segnale
»
.
[37]
Lo
slittamento
,
ormai
accettato
in
ambito
tecnico
e
familiare
,
è
stato
il
punto
di
partenza
di
un
neologismo
che
serpeggia
qua
e
là
,
in
avvisi
e
scritte
come
“
auto
allarmata
”
,
“
porta
allarmata
”
.
[38]
Non
si
tratta
,
evidentemente
,
di
auto
o
porte
“
agitate
”
,
ma
“
dotate
di
congegno
di
allarme
”
.
[39]
In
senso
tradizionale
,
l’
allarmato
sarà
il
ladro
che
legge
l’
avviso
.
[40]
E
la
bambina
spiegò
il
linguaggio
[41]
Raffaele
Simone
ha
praticato
più
volte
con
successo
l’
arte
di
avventurarsi
,
con
i
suoi
studi
rigorosi
e
penetranti
,
in
territori
marginali
,
o
che
tali
erano
al
momento
della
conclusione
della
sua
ricerca
.
[42]
Mai
però
così
programmaticamente
e
deliberatamente
come
nel
“
Diario
linguistico
”
:
note
brevi
e
saporose
sul
procedere
e
progredire
delle
conoscenze
ed
esperienze
della
sua
bambina
,
Silvia
,
nel
controllo
dei
mezzi
linguistici
,
testuali
e
sociolinguistici
.
[43]
Ora
,
i
“
diari
”
,
pubblicati
a
mano
a
mano
in
una
rivista
di
scuola
,
sono
stati
raccolti
in
un
bel
libretto
,
“
Maistock
.
Il
linguaggio
spiegato
da
una
bambina
”
,
che
inaugura
la
Biblioteca
di
italiano
e
oltre
(
La
Nuova
Italia
)
.
[44]
Gli
insegnanti
,
dalla
lettura
,
potrebbero
trarre
ragioni
di
cautela
nell’
intervenire
troppo
recisamente
sul
discorso
e
sui
testi
dei
bambini
,
prima
di
averne
inteso
le
ragioni
.
[45]
I
linguisti
teorici
hanno
tutto
da
imparare
riflettendo
sulla
«
linguistica
infantile
»
di
Silvia
,
volta
in
assai
elegante
prosa
italiana
dal
dotto
genitore
.
Text view
•
Paragraph view