Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Dopo il British Council, l’Alliance française e il Goethe Institut, nasce anche per lo spagnolo un istituto incaricato di coordinare e sviluppare le attività per la diffusione della lingua nel mondo. Negli Stati Uniti d’America, dove, come comincia a esser ben noto, è forte la pressione di base degli ispanofoni, e non soltanto negli Stati meridionali. Anche in Giappone e in diversi paesi europei vi sono aree in cui è più rilevante la richiesta di corsi per l’apprendimento della lingua.
In Spagna tre diversi ministeri, della Cultura, dell’Educazione e degli Affari Esteri, stanno iniziando a coordinarsi per sostenere il nascente centro: l’Istituto Cervantes. Con una saggezza che ha connotati a noi ben noti, l’Istituto non cancellerà i centri e le accademie già esistenti che dovrebbero occuparsi della stessa materia. Lasciare a ciascuno il suo cantuccio deve essere stata la condizione per mettersi seriamente sulla via di creare un organismo nuovo ed efficiente.
Va letto con attenzione il numero 17 della Collana di studi e documenti della Enciclopedia Italiana diretta da Francesco Schino. Esso è dedicato a “Cultura nazionale, culture regionali, comunità italiane all’estero”. Come documenta Gianfausto Rosoli, sono oltre 5 milioni gli italiani all’estero. Pare di capire dai molti contributi pertinenti del volume che sono loro, i 5 milioni di nostri connazionali, gli agenti principali di promozione dell’italiano fuori d’Italia, insieme agli interessi culturali ed economici per il nostro paese maturati in altre nazioni. La promozione dell’italiano fuori di Italia e lasciata a singoli e a case editrici private (come la benemerita Enciclopedia).
Siamo lontani, per ora, dall’esempio spagnolo.
IPSE DIXIT
Di Roberto Benigni interessa l’autobiografia, anche linguistica, che attentamente e affettuosa- mente gli fa tracciare Stefania Parigi nel libro a lui dedicato (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli). E interessa che, partendo dalle cante in ottava rima alle Feste dell’Unita e nei paesi toscani, sia andato verso una comicità “di parola”, come nel miglior teatro e cinema comico del nostro Novecento.
Tra le molte intuizioni e trovate verbali di Benigni, una almeno qui occorre ricordare.
Benigni è testimone eccellente di un processo linguistico in atto in Toscana e a Firenze da anni: la progressiva eliminazione di tratti municipali dalle parlate toscane, insomma il loro Roberto
progressivo accostamento al nucleo linguistico comune, la loro italianizzazione.
Benigni avverte che proprio così la varietà toscana d’italiano riguadagna centralità nel coro degli italiani regionali: «Cosa sarebbe l'Italia senza la Toscana? L’Emilia Romagna sbatterebbe nell’Umbria, la Liguria scivolerebbe nel Lazio. E cosa sarebbe la Toscana senza Firenze? Come fa uno da Arezzo ad andare a Bologna? Senza Firenze non si va da nessuna parte. Per andare da Pisa alle Marche bisogna passà di qui. Firenze c’è sempre voluta e ci vole. Chi altri ne’ i’ mondo, non dico l’Italia, po' vantare la famosa frase: Sono fiorentino? Solo a Firenze si po' dire».
VOCABOLARIO
Big crunch. Nei nostri vocabolari più accreditati appaiono big e bang separati (Zingarelli, Duro) e, anche, uniti (Garzanti, Devoto-Oli, Duro) per designare la grande esplosione iniziale da cui, secondo i cosmologi, è nato l’attuale universo. È latitante invece, per ora, big crunch, che designa la fine della faccenda, la grande implosione finale. Ma come spiega bene Stephen Hawking nella bellissima “Brief History of Time, tradotta da Rizzoli col titolo “Dal Big Bang ai buchi neri”, l’implosione è solo uno dei tre modelli possibili.
Forse perciò i nostri lessicografi parlano del gran bang, e lasciano fuori per ora crunch, “sgretolamento, Stretta finale“, in attesa ai vedere come finiranno le cose.
USIEABUSI
Permanentato. Un settimanale femminile ha regalato uno sciampo in un cartoncino su cui si legge: «Hai i capelli permanentati?». Salvo errore, nemmeno quei vocabolari che non sdegnano i neologismi freschi di giornata, registrano permanentare e permanentato. Qui non piangeremo per la prematura perdita d’una creaturina che poteva non inutilmente evitare di venire alla luce.
Ma il Parlamento è sordo al bilinguismo
Un anno fa, a Cagliari, i Centri di iniziativa democratica degli insegnanti, Cidi, delle diverse città sarde tennero un convegno su “Scuola e bilinguismo in Sardegna: aspetti scientifici e didattici”. Come scrive ora Mariangela Sedda, nell’ultimo numero di “Insegnare”, la scommessa era difficile: si trattava di riaprire il dibattito senza rinfocolare polemiche. Si trattava di fare cosa utile al 65 per cento di sardi favorevoli alla loro parlata, al 57 per cento deciso a ottenerne l’insegnamento sistematico nelle scuole, e alle percentuali complementari di non favorevoli. Di là delle relazioni di specialisti, anche in questa occasione il Cidi ha saputo mostrare la sua forza: che è di chiamare al confronto le forze più vive che concretamente operano positivamente nelle nostre scuole.
Nella sordità del Parlamento per i problemi del bilinguismo in Italia, nell’inefficienza del ministero dell'Istruzione, queste iniziative locali e periferiche sono preziose, anch’esse, per tutti. E sembra indispensabile che il Cidi abbia un suo foglio di informazioni che, come “Insegnare” ha fatto in questi anni, le renda note e ne permetta la generale utilizzazione.
AGENDA
Nadia Tarantini scrive per confermare che il nuovo -arietà per l’atteso -arità segnalato in “Usi e abusi” del 19 febbraio scorso non e suo, ma riproduce con la dovuta fedeltà quello detto da Anna Maria Carloni (“L’Unità”, 29 gennaio).
Le Edizioni Periferia (via Galluppi 61, 87100 Cosenza) pubblicano un volume di Giorgio Delia, tutto dedicato ad analizzare «La “parlèta frisca” di Albino Pierro», uno dei nostri massimi dialettali.
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