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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Attenti a come scrivete le leggi
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
12
febbraio
1989
more header data
[1]
Il
Servizio
informazione
della
Camera
dei
deputati
ha
pubblicato
due
volumi
di
raccolta
delle
“
Normative
europee
sulla
tecnica
legislativa
”
,
introdotti
da
due
studi
di
insieme
di
Vittorio
Frosini
,
sul
“
drafting
”
e
l
’
interpretazione
delle
leggi
,
e
di
Rodolfo
Pagano
,
sulla
tecnica
legislativa
c
l’
informatica
giuridica
.
[2]
“
Drafting
”
;
“
disegnare
,
abbozzare
,
delineare
ecc
.
”
è
parola
usata
sempre
più
spesso
dai
nostri
giuristi
per
designare
l
’
insieme
di
procedure
attraverso
cui
matura
e
si
realizza
la
progettazione
legislativa
.
[3]
E
“
progettazione
legislativa
”
è
l
’
equivalente
italiano
proposto
nei
due
volumi
.
[4]
La
progettazione
,
ha
spiegato
Massimo
Severo
Giannini
discutendo
i
volumi
con
parlamentari
e
specialisti
nell’
Auletta
dei
Gruppi
a
Montecitorio
il
24
gennaio
,
deve
fare
i
conti
con
due
nodi
:
la
fattibilità
delle
leggi
,
la
loro
concreta
applicabilità
,
tanto
spesso
ignorata
nel
mareggiare
legislativo
italiano
;
e
la
scrittura
del
testo
.
[5]
La
scrittura
è
un
compito
arduo
;
si
tratta
di
raccordare
il
singolo
testo
agli
altri
testi
di
legge
,
alla
materia
specifica
cui
si
riferisce
,
alle
capacità
ed
esigenze
di
comprensione
dei
cittadini
soggetti
alla
legge
.
[6]
Su
questo
punto
l
’
anno
scorso
una
sentenza
della
Corte
costituzionale
(
la
numero
364
)
ha
rotto
con
una
tradizione
secolare
che
si
riassumeva
nel
famoso
articolo
5
del
“
Codice
Penale
”
:
«
Nessuno
può
invocare
a
propria
scusa
l’
ignoranza
della
legge
penale
»
(
in
latino
fa
più
effetto
:
«
ignoratio
iuris
non
excusat
»
)
.
[7]
Si
,
dice
la
Corte
,
tranne
che
l’
ignoranza
sia
“
inevitabile
”
per
l
’
oscurità
dei
testi
c
la
caoticità
della
legislazione
.
[8]
In
tal
caso
,
l
’
ignoranza
è
un
sacro
diritto
,
e
l’
art
.
[9]
5
è
,
nel
suo
testo
attuale
,
non
conforme
ai
principi
della
nostra
Costituzione
.
[10]
IPSEDIXIT
[11]
Giampaolo
Pansa
,
parlando
al
convegno
“
La
parola
a
chi
la
usa
”
,
ha
raccontato
con
spirito
la
sua
autobiografia
linguistica
:
direbbe
Giovanni
Nencioni
,
una
“
autodiacronia
”
.
[12]
E
,
anche
sospinto
da
chi
gli
stava
accanto
,
come
Piero
Ottone
,
ha
ricordato
i
debiti
suoi
e
di
tutti
i
redattori
della
“
Stampa
”
d’
un
tempo
verso
Giulio
De
Benedetti
.
[13]
Entrato
giovanissimo
alla
“
Stampa
”
ai
tempi
di
Frassati
,
De
Benedetti
lavorò
nei
due
maggiori
quotidiani
torinesi
,
tranne
il
periodo
1940-45
in
cui
fu
esule
in
Svizzera
e
poi
addetto
stampa
dei
Comitato
di
liberazione
nazionale
.
[14]
Dal
1948
al
1968
,
fu
direttore
della
“
Stampa
”
,
senza
mai
rinunziare
a
un
giornalismo
critico
,
limpido
,
completo
.
[15]
Senza
pietà
,
rimandava
indietro
i
pezzi
che
non
rispondevano
a
questo
ideale
.
[16]
Fermava
le
rotative
,
se
c
’
era
un
«
si
è
verificato
»
per
«
è
successo
»
o
«
è
accaduto
»
.
[17]
Detestava
gli
avverbi
pesanti
e
burocratici
:
i
«
pressoché
quotidianamente
»
erano
espunti
,
e
sostituiti
da
«
quasi
ogni
giorno
»
.
[18]
Additava
al
ludibrio
uno
che
aveva
scritto
:
«
Oggi
ha
avuto
luogo
il
sopralluogo
sul
luogo
della
strage
»
.
[19]
Diceva
:
«
Scrivete
come
parlate
,
che
vi
capisca
la
vostra
portinaia
»
.
[20]
Oggi
.
con
i
citofoni
,
che
direbbe
?
[21]
Diceva
anche
:
«
Potrete
usare
la
prima
persona
soltanto
il
giorno
che
sbarcherete
sulla
luna
»
.
[22]
E
anche
questo
detto
,
per
più
d’
un
motivo
,
è
datato
.
[23]
VOCABOLARIO
[24]
Polig
i
nico
.
[25]
Danilo
Mainardi
non
è
solo
un
valoroso
scienziato
e
,
in
particolare
,
etologo
.
[26]
È
anche
abile
nella
comunicazione
.
[27]
Tempo
fa
(
Raiuno
,
19
dicembre
1988
)
ha
usato
l’
aggettivo
riferendosi
ad
animali
diversi
dagli
umani
,
dunque
non
nel
senso
«
che
ha
molte
donne
»
,
ma
nel
senso
«
che
ha
molte
femmine
»
.
[28]
Ai
grecisti
il
cuore
non
sobbalzerebbe
nel
petto
se
Mainardi
avesse
detto
“
politelico
”
,
del
resto
egualmente
criptico
.
[29]
L’
uso
aveva
già
preso
piede
tra
gli
entomologi
.
[30]
E
il
greco
viene
assai
liberamente
maneggiato
dalle
terminologie
scientifiche
internazionali
.
[31]
USIEABUSI
[32]
Parteggiare
.
[33]
Il
verbo
è
stato
usato
come
transitivo
,
nel
senso
di
“
condividere
un
sentimento
”
da
Giuseppe
De
Rita
(
in
un
incontro
promosso
dalla
Fondazione
Bellonci
,
a
Roma
,
il
16
gennaio
scorso
)
.
[34]
È
un
abuso
?
[35]
No
,
i
grandi
vocabolari
avvertono
che
,
accanto
al
comune
“
parteggiare
per
”
transitivo
esisteva
già
un
“
parteggiare
”
transitivo
.
[36]
Lo
usò
D’
Annunzio
più
volte
.
[37]
Curiosa
Tonte
,
che
consente
di
capire
meglio
l’
immaginifico
presidente
dei
Censis
.
[38]
Se
uno
zaffiro
provoca
un
corto
circuito
[39]
A
proposito
di
“
zaffiro
”
(
alla
latina
)
o
“
zaffiro
”
(
alla
greca
)
usato
tra
gli
altri
da
gente
del
mestiere
,
come
il
presidente
della
Cartier
italiana
,
il
lettore
Claudio
De
Mola
scrive
da
Fasano
di
Brindisi
:
[40]
«
Gli
elettricisti
del
mio
paese
(
gente
dei
mestiere
)
dicono
“
corto
circuito
”
.
È
una
ragione
sufficiente
per
accettare
in
italiano
l’
accento
sulla
“
i
”
della
penultima
sillaba
.
I
vocabolari
condannano
la
pronunzia
sdrucciola
di
"
zaffiro
”
,
perché
la
parola
ci
è
giunta
per
il
tramite
della
lingua
latina
(
l’
italiano
è
il
latino
come
viene
parlato
oggi
)
.
Per
la
medesima
ragione
dovremmo
pronunciare
Edipo
(
con
l’
accento
sulla
"
e
"
)
,
non
Edìpo
,
perché
in
latino
la
"
i
”
è
breve
.
Mi
consenta
una
cattiveria
.
Non
credo
che
il
presidente
della
Cartier
italiana
possa
far
testo
.
Mi
è
venuto
in
mente
l’
oraziano
:
“
Ac
bene
numatum
decorat
Suadela
Venusque
”
»
.
[41]
Difficile
sapere
se
il
presidente
della
Cartier
sia
“
bene
numatum
”
,
ben
fornito
di
denaro
(
suo
)
e
,
quindi
,
perciò
favorito
graziosamente
dalle
dee
della
persuasione
degli
amori
.
[42]
Certo
gli
capiterà
spesso
di
parlare
di
“
zàffiri
”
e
di
lavorarli
.
[43]
Fin
qui
,
esattamente
come
gli
elettricisti
di
Fasano
si
occupano
dei
“
corto
circùito
”
o
,
come
loro
dicono
,
“
circuìto
”
.
[44]
Non
hanno
dalla
loro
non
la
possanza
monetaria
del
dirigente
della
Cartier
,
ma
qualche
giustificazione
etimologica
o
comunque
interna
alla
lingua
,
alla
sua
struttura
.
[45]
Ecco
perché
pronunzie
come
“
circuìto
”
per
“
circùito
”
segnano
il
passo
.
[46]
“
Zaffiro
”
ha
dalla
sua
l’
accento
greco
,
che
suggerisce
accanto
al
latino
tante
pronunzie
.
[47]
II
fatto
è
che
l’
italiano
è
una
lingua
ad
accento
non
determinato
dalla
struttura
attuale
della
parola
(
è
possibile
tanto
“
càpito
”
,
quanto
“
capìto
”
e
"
capitò
”
)
.
L’
uso
attuale
perciò
conosce
parecchie
oscillazioni
.
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