Sentence view

Giudichino i lettori queste parole

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 11 marzo 1990
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page162
Column1-4


[1]
Un lettore di Roma (ne ometto gli estremi per rispetto a lui) ha letto le parole di simpatia per Lacio drom, la rivista che da venticinque anni si dedica a studiare costumi, lingue, condizione degli zingari (Il Paroliere 21 gennaio 1990).
[2]
Dice il nostro lettore:
[3]
«Vorrei risponderle per le rime. Abito di fronte a un accampamento di zingari e per quanto io non sia razzista fascista le dico francamente che sono gentaglia sporca, ladra, imbrogliona, che manda le proprie donne a battere, che presta soldi a strozzo e via discorrendo. Hanno trasformato il mio quartiere in un immondezzaio e sono violenti, ubriachi e incredibilmente incivili.
[4]
«In futuro la pregherei di non fare il paladino di una simile razza non avendo la più pallida idea di cosa siano realmente. Non riesco a credere che una persona della sua cultura parli a vanvera. Si trasferisca di fronte a un accampamento degli zingari per un paio di mesi e vedrà che se ne infischierà altamente di Lacio Drom, anzi: darà fuoco lei stesso alla redazione di quel giornale che parla di un popolo di infami sozzi, luridi, insulsi, ladroni, scippatori, papponi, cravattari. Venga, venga a vivere qui da me per un po’.
[5]
«Prima di parlare sappia le cose più approfonditamente, non faccia come tutti gli altri che definisco e che sono comunemente definite teste di cazzo.»
[6]
Consegno alla comune riflessione questo schietto documento di atteggiamenti e sentimenti diffusi.
[7]
Forse qualche lettrice o lettore ha qualche commento da fare, prima che Il Paroliere tenti una risposta.
[8]
IPSE DIXIT
[9]
Un bel volume di Scheiwiller e Garzanti ci mette a disposizione le poesie scritte in dialetto trevigiano da Ernesto Calzavara, avvocato e giurista di Treviso, trasmigrato a Milano, poeta in proprio e fine traduttore in più d’una lingua, oltre l’italiano, e più d’un dialetto, oltre il nativo: Ombre sui veri.
[10]
Già questi pochi dati, e lo stesso gioco ambiguo del titolo (i veri sono vetri in trevigiano), dicono che ci troviamo dinanzi a una personalità poetica attenta a mettere a frutto l’incrocio di tradizioni linguistiche diverse, cui Cesare Segre ha dato evidenza nell’elegante introduzione.
[11]
Ma le parole molteplici non sono solo materia espressiva per Calzavara, sono anche tema di riflessione poetica: come fragile , eppure unico possibile sedimento del nostro vivere (Il menabò, Omo segno); e come luogo in cui vite mal vissute consumano la loro inutilità.
[12]
Dice Calzavara: «Vivi/ i se incontra/ i se varda/ i fa/ ma no i parla./ I beve i magna i se svoda/ i se impenisse d’aria/ d’idee d’ira i se ./ I move lengue làvari lavagne lavori./ Par che i diga qualcossa/ e no i dise gnente./ I sciolta i voria parlar/ come le bestie che se intende fra lore/ dapartuto el mondo sempre/ e lori no/ lori no xe boni/ e i smania e i se smissia/ e i se massa in massa/ o a un a un/ senza capirse/ i more./ Le bestie no parla più/ morte./ Lori/ finalmente se parla/ morti/ i omeni».
[13]
VOCABOLARIO
[14]
Micropropagatore, micropropagatrice.
[15]
Ancora un nome di nuova professione non registrato nei grandi vocabolari nei repertori di parole nuove, nemmeno in quello accurato di Claudio Quaranta (Dizionario del nuovo italiano, Newton Compton Editori).
[16]
È il mestiere di chi da minuscoli germogli ottiene, per separazione, moltiplicazione e trapianto, interi vivai.
[17]
Segnala gentilmente la parola, pescata nelle pagine di questo settimanale, la dottoressa Emanuela Piemontese, ricercatrice universitaria di Roma.
[18]
Strabordare.
[19]
«Dove va la pantera?», si chiede Pietro Masina della Facoltà di Lettere di Roma sul settimanale Rinascita.
[20]
E risponde, tra l’altro: «Questo movimento tende a strabordare dallo specifico universitario».
[21]
E valga il vero, intanto, con questo strabordamento lessicale: un buon esempio di innovazione ottenuta incrociando (consapevolmente?) forme e significati di straboccare con forme e significati di debordare.
[22]
Una rivista per riflettere sulle traduzioni
[23]
Leggiamo romanzo, teatro, poesia, saggistica più in traduzione che in testi originali: così in altre aree colte del mondo.
[24]
La traduzione dovrebbe avere dunque gran posto nell’attenzione di chi studia, osserva; teorizza la vita intellettuale e colta.
[25]
Così non è stato fino ad anni recenti.
[26]
In questo vuoto di elaborazioni alcuni incontri di studio, di Salerno, Bergamo, della Cattolica, hanno cominciato a creare qualche punto di riferimento.
[27]
E ora nasce una coraggiosa iniziativa dell’editore Guerini di Milano: Testo a fronte, un semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria diretto da Franco Buffoni, Anna Mandelbaum, Emilio Mattioli (via A. Sciesa 7, 20135 Milano).

Text viewParagraph view