Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Un lettore di Roma (ne ometto gli estremi per rispetto a lui) ha letto le parole di simpatia per “Lacio drom”, la rivista che da venticinque anni si dedica a studiare costumi, lingue, condizione degli zingari (“Il Paroliere” 21 gennaio 1990). Dice il nostro lettore:
«Vorrei risponderle per le rime. Abito di fronte a un accampamento di zingari e per quanto io non sia né razzista né fascista le dico francamente che sono gentaglia sporca, ladra, imbrogliona, che manda le proprie donne a battere, che presta soldi a strozzo e via discorrendo. Hanno trasformato il mio quartiere in un immondezzaio e sono violenti, ubriachi e incredibilmente incivili.
«In futuro la pregherei di non fare il paladino di una simile razza non avendo la più pallida idea di cosa siano realmente. Non riesco a credere che una persona della sua cultura parli a vanvera. Si trasferisca di fronte a un accampamento degli zingari per un paio di mesi e vedrà che se ne infischierà altamente di “Lacio Drom”, anzi: darà fuoco lei stesso alla redazione di quel giornale che parla di un popolo di infami sozzi, luridi, insulsi, ladroni, scippatori, papponi, cravattari. Venga, venga a vivere qui da me per un po’.
«Prima di parlare sappia le cose più approfonditamente, non faccia come tutti gli altri che definisco e che sono comunemente definite teste di cazzo.»
Consegno alla comune riflessione questo schietto documento di atteggiamenti e sentimenti diffusi. Forse qualche lettrice o lettore ha qualche commento da fare, prima che “Il Paroliere” tenti una risposta.
IPSE DIXIT
Un bel volume di Scheiwiller e Garzanti ci mette a disposizione le poesie scritte in dialetto trevigiano da Ernesto Calzavara, avvocato e giurista di Treviso, trasmigrato a Milano, poeta in proprio e fine traduttore in più d’una lingua, oltre l’italiano, e più d’un dialetto, oltre il nativo: “Ombre sui veri”. Già questi pochi dati, e lo stesso gioco ambiguo del titolo (i veri sono “vetri” in trevigiano), dicono che ci troviamo dinanzi a una personalità poetica attenta a mettere a frutto l’incrocio di tradizioni linguistiche diverse, cui Cesare Segre ha dato evidenza nell’elegante introduzione.
Ma le parole molteplici non sono solo materia espressiva per Calzavara, sono anche tema di riflessione poetica: come fragile sì, eppure unico possibile sedimento del nostro vivere (“Il menabò”, “Omo segno”); e come luogo in cui vite mal vissute consumano la loro inutilità. Dice Calzavara: «Vivi/ i se incontra/ i se varda/ i fa/ ma no i parla./ I beve i magna i se svoda/ i se impenisse d’aria/ d’idee d’ira i se dà./ I move lengue làvari lavagne lavori./ Par che i diga qualcossa/ e no i dise gnente./ I sciolta i voria parlar/ come le bestie che se intende fra lore/ dapartuto el mondo sempre/ e lori no/ lori no xe boni/ e i smania e i se smissia/ e i se massa in massa/ o a un a un/ senza capirse/ i more./ Le bestie no parla più/ morte./ Lori/ finalmente se parla/ morti/ i omeni».
VOCABOLARIO
Micropropagatore, micropropagatrice. Ancora un nome di nuova professione non registrato nei grandi vocabolari né nei repertori di parole nuove, nemmeno in quello accurato di Claudio Quaranta (“Dizionario del nuovo italiano”, Newton Compton Editori). È il mestiere di chi da minuscoli germogli ottiene, per separazione, moltiplicazione e trapianto, interi vivai. Segnala gentilmente la parola, pescata nelle pagine di questo settimanale, la dottoressa Emanuela Piemontese, ricercatrice universitaria di Roma.
Strabordare. «Dove va la pantera?», si chiede Pietro Masina della Facoltà di Lettere di Roma sul settimanale “Rinascita”. E risponde, tra l’altro: «Questo movimento tende a strabordare dallo specifico universitario». E valga il vero, intanto, con questo strabordamento lessicale: un buon esempio di innovazione ottenuta incrociando (consapevolmente?) forme e significati di straboccare con forme e significati di debordare.
Una rivista per riflettere sulle traduzioni
Leggiamo romanzo, teatro, poesia, saggistica più in traduzione che in testi originali: così in altre aree colte del mondo. La traduzione dovrebbe avere dunque gran posto nell’attenzione di chi studia, osserva; teorizza la vita intellettuale e colta. Così non è stato fino ad anni recenti. In questo vuoto di elaborazioni alcuni incontri di studio, di Salerno, Bergamo, della Cattolica, hanno cominciato a creare qualche punto di riferimento. E ora nasce una coraggiosa iniziativa dell’editore Guerini di Milano: “Testo a fronte”, un semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria diretto da Franco Buffoni, Anna Mandelbaum, Emilio Mattioli (via A. Sciesa 7, 20135 Milano).
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