Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Perché non dirsi comunisti?
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
10
dicembre
1989
more header data
[1]
È
stata
avanzata
l’
ipotesi
che
le
parole
comunista
,
al
pari
d’
altre
parole
della
politica
,
come
sillano
o
guelfo
,
«
sia
presto
ridotta
a
indicare
un
movimento
o
una
posizione
politica
tra
le
tante
della
storia
del
mondo
»
(
Tristano
Bolelli
)
…
[2]
Naturalmente
con
le
parole
(
e
con
gli
altri
eventi
umani
,
tutti
figli
della
libertà
storica
)
può
accadere
di
tutto
.
[3]
Non
molto
più
d’
un
secolo
fa
democrazia
e
democratico
erano
parole
invise
agli
spiriti
e
ai
gruppi
più
progressivi
.
[4]
E
nel
giro
di
poche
generazioni
sono
diventate
parole
che
tutti
invocano
per
sé
e
la
propria
parte
.
[5]
Difficile
dire
del
futuro
.
[6]
Al
presente
,
varrà
la
pena
rammentare
che
comunismo
designa
un
ideale
assetto
sociale
,
che
valorizzi
ciò
che
v’
è
di
comune
tra
gli
esseri
umani
,
aspirazione
antica
e
spesso
riproposta
nei
tempi
moderni
.
[7]
Le
atrocità
commesse
in
nome
di
quell’
aspirazione
difficilmente
bastano
a
cancellarla
e
a
cassarne
il
nome
,
come
non
hanno
cassato
il
nome
del
cristianesimo
o
del
liberalismo
brutture
,
atrocità
,
orrori
manifestatisi
all’
insegna
di
quelle
parole
.
[8]
Il
partito
italiano
che
porta
da
settant’
anni
questo
nome
farà
quel
che
crederà
opportuno
.
[9]
Chi
ami
riflettere
,
osserva
che
quell’
idea
ha
respiro
storico
più
lungo
della
vita
d’
un
partito
.
[10]
Elementi
di
quell’
idea
sono
patrimonio
comune
anche
a
chi
rifugge
dal
proclamarsi
comunista
.
[11]
Non
senza
lotte
,
certo
,
molto
del
programma
comunista
stilato
da
Marx
ed
Engels
al
termine
del
“
Manifesto
”
è
diventato
sostanza
di
gran
parte
delle
società
progredite
anche
in
Stati
che
non
si
sono
detti
e
non
si
dicono
comunisti
.
[12]
IPSE
DIXIT
[13]
Nel
presentare
l’
incontro
di
Roma
su
Wittgenstein
(
“
Il
Paroliere
”
26
novembre
)
,
si
osserva
che
il
pensiero
filosofico
austriaco
è
ancora
lontano
dall’
esser
conosciuto
con
l’
ampiezza
desiderabile
.
[14]
Un
bel
documento
dell’
ancora
non
sufficiente
dimestichezza
con
l’
opera
di
Wittgenstein
è
offerto
,
in
un
autorevole
quotidiano
italiano
,
dal
professor
Sebastiano
Maffettone
:
«
Da
quando
ho
letto
le
“
Osservazioni
sulla
filosofia
della
psicologia
”
di
Wittgenstein
,
spesso
mi
capita
di
avere
strane
visioni
di
paperi
che
diventano
conigli
e
viceversa
.
E
più
ancora
mi
preoccupo
di
non
riuscire
a
guardare
dentro
di
me
,
e
neanche
a
esprimer
quel
che
vi
accade
,
dopo
i
numerosi
attacchi
alla
nozione
di
introspezione
che
lo
steso
Wittgenstein
ha
così
devastantemente
portato
dalle
celebri
“
Ricerche
filosofiche
”
in
poi
(
cioè
dal
1950
circa
)
»
.
[15]
Queste
frasi
sono
un
tal
intrico
di
asserti
sbagliati
da
suscitare
il
sospetto
che
esibiscano
una
forma
di
dissimulazione
ironica
del
sapere
.
[16]
Ma
l’
ironia
comporta
il
dire
“
non
so
”
e
non
il
dire
cose
sbagliate
.
[17]
Wittgenstein
è
morto
nel
1951
,
sicché
dalle
“
Ricerche
”
in
poi
egli
non
poté
portare
alcun
devastante
attacco
aetatis
o
,
meglio
,
mortis
ratione
.
[18]
Meglio
dunque
è
ritenere
queste
frasi
non
ironiche
e
,
invece
,
prova
di
un
benvenuto
,
pur
se
ancora
incerto
accostamento
del
Maffettone
all’
opera
di
Wittgenstein
.
[19]
VOCABOLARIO
[20]
Disutilità
.
[21]
La
parola
non
è
un
neologismo
,
appartiene
anzi
già
al
fondo
antico
della
nostra
lingua
,
e
non
è
sfuggita
ai
vocabolari
.
[22]
Ma
accanto
all’
accezione
generale
e
generica
di
“
assenza
d’
utilità
,
inutilità
”
,
meriterebbe
menzione
nei
vocabolari
,
anche
di
destinazione
scolastica
,
la
nozione
più
specifica
di
“
utilità
negativa
”
,
nel
senso
che
la
teoria
economica
dà
al
termine
.
[23]
Se
ne
occupa
con
la
sua
esemplare
chiarezza
Alessandro
Roncaglia
,
nei
recenti
“
Lineamenti
di
economia
politica
”
.
[24]
Non
si
creda
che
il
valore
specifico
sia
riassorbibile
nel
generico
:
certi
costi
o
disutilità
sono
di
grande
utilità
.
[25]
USI
E
ABUSI
[26]
Scambista
.
[27]
Diversamente
da
altri
europei
gli
italiani
non
amavano
l’
idea
di
cedere
ad
altri
la
propria
casa
durante
viaggi
e
vacanze
,
magari
facendo
a
cambio
con
la
casa
degli
ospitati
.
[28]
Ora
il
costume
va
prendendo
piede
per
iniziativa
di
singoli
o
tramite
agenzie
.
[29]
Per
designare
chi
segue
questa
pratica
è
nato
l’
uso
di
servirsi
del
sostantivo
scambista
.
[30]
Indovinate
qual
è
il
paese
che
manca
?
[31]
Il
problema
della
mutua
comprensione
tra
europei
di
lingua
diversa
è
centrale
per
gli
sviluppi
della
Cee
.
[32]
Una
via
,
è
sviluppare
nelle
scuole
e
nelle
università
di
ciascun
paese
la
quantità
e
la
qualità
degli
insegnamenti
di
lingue
moderne
per
esso
straniere
.
[33]
È
nato
così
“
The
Lingua
Programme
”
,
diretto
da
un
comitato
internazionale
nel
quale
seggono
due
rappresentanti
per
ciascuno
Stato
.
[34]
Il
comitato
si
è
dotato
anche
di
un
“
technical
support
team
”
(
13
avenue
Michel-Ange
,
B-1040
Brussels
)
.
[35]
In
tutti
i
paesi
meno
uno
.
[36]
Uno
dei
paesi
della
Cee
non
ha
designato
i
suoi
rappresentanti
e
del
progetto
Lingua
,
con
annessi
stanziamenti
,
fruiscono
per
ora
di
altri
paesi
.
[37]
Della
mancata
designazione
sono
responsabili
il
ministro
della
Istruzione
e
il
ministro
della
Ricerca
Scientifica
di
quel
generoso
paese
(
generoso
perché
regala
così
fondi
agli
altri
)
.
[38]
Quiz
per
i
lettori
del
“
Paroliere
”
:
qual
è
questo
paese
?
[39]
Tra
quanti
invieranno
la
risposta
esatta
sarà
sorteggiata
e
inviata
a
mie
spese
una
copia
dello
“
Spirito
delle
leggi
”
di
Augusto
Frassineti
(
Il
Mulino
)
.
Text view
•
Paragraph view