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Il saluto di Cossiga è stato dimenticato

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 9 ottobre 1988


[1]
Come si ricorderà, nell’agosto scorso, Francesco Cossiga doveva andare a Merano.
[2]
Sconsiderati neonazisti minacciarono attentati.
[3]
Il Presidente allora rinunziò al suo viaggio.
[4]
Fonti ufficiali italiane, nel condannare le minacce, in quei giorni hanno affermato che l’atteggiamento dell’Italia verso le minoranze linguistiche è esemplare.
[5]
Questo, purtroppo, non è vero.
[6]
Non è vero del tutto nemmeno sul Sud-Tirolo o Alto Adige che sia, dove l’Italia si è lasciata indurre a statuire un regime di segregazione reciproca, di doppio e triplo apartheid fra le tre componenti etnico-linguistiche della provincia.
[7]
È quasi vero nella Valle d’Aosta, dove è tutelato l’uso del francese, ma non il patois francoprovenzale.
[8]
Ed è falso per gli sloveni di Udine, per i tedeschi e i ladini fuori della provincia di Bolzano, per i provenzali, i friulani, i serbocroati, i catalani, i sardi, i neogreci, gli albanesi, gli zingari: insomma per la maggior parte dei due milioni e mezzo di cittadini italiani che come lingua nativa parlano non l’italiano o un dialetto dell’italiano, ma una lingua o il dialetto d’una lingua diversa.
[9]
Nel suo discorso di insediamento, Francesco Cossiga rivolse un saluto a questi cittadini italiani d’altra lingua.
[10]
La classe politica non ha avuto la sensibilità di avvertire l’invito implicito nel solenne saluto: attuare, dopo quarant’anni di rinvii, l’articolo 6 della Costituzione che prevede per tutte le minoranze linguistiche una legge generale di tutela.
[11]
Di esemplare, nella faccenda, c’è solo la negligenza.
[12]
IPSE DIXIT
[13]
Alla fine del recente Gran Premio di Monza, dopo la vittoria delle Ferrari, esultavano piloti e tifosi.
[14]
Esultava anche Vittorio Ghidelle, amministratore delegato della Fiat Auto e da poco presidente della Ferrari, dai giornali definito «uomo di punta dell’imprenditoria italiana».
[15]
Altri sono più favorevoli a uno stile allusivo o blasé.
[16]
Ghidella è per l’oratio recta.
[17]
A chi gli chiedeva commenti sui piloti della Ferrari ha pubblicamente detto, con impeto: «Questa gente si è giocata le palle e il culo su questa rinascita».
[18]
Gli studiosi di sociologia del linguaggio devono essere grati al presidente Ghidella, oltre che come sportivi e patrioti, anche per un altro motivo.
[19]
Ghidella segna una svolta nelle costumanze, linguistiche nostrane.
[20]
È passato il tempo in cui l’esule Umberto II di Savoia, sentendo una signora prorompere in un «Oh cazzo», secondo autorevoli testimoni «ebbe un sobbalzo».
[21]
Un tempo palle, cazzi e culi stavano solo nei discorsi della povera gente.
[22]
Ora «secol si rinnova», e queste parole le possiamo trovare in bocca anche alla crème della nostra classe dirigente, e in pubblico.
[23]
Oltre che, come forse già in passato, nella più segreta intimità.
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VOCABOLARIO
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Green.
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Da qualche anno la parola è stampigliata o stampata su scatole di scarpe e in vetrine e si sente dire da distinti commessi che consigliano e, a volte, dissuadono.
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Certo non è il green per campo da golf registrato da Zingarelli e Devoto-Oli.
[28]
Operatori del settore non hanno dubbi: è il green nel senso di giovanilmente fresco e vigoroso, comune in inglese, e non in italiano per verde che, detto di abbigliamento e simili, può evocare memorie di balletti omosessuali o ricorda gli ecologisti.
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Ci sono interpretazioni migliori?
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USI E ABUSI
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Tragedia.
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Nel gennaio 1987, in Sapere, un pilota spiegò il male che si fa quando si presentano gli incidenti aerei come «tragedia dell’aria», «tragica fatalità» e simili.
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Il fatto invece è che nei voli la sicurezza viene dopo i profitti delle compagnie.
[34]
Il rapimento e lo stupro d’una ragazza inglese e l’assassinio del suo amico sono stati dati da Stampa e Unità col titolo tragedia.
[35]
In Puglia però non c’erano Erinni Fato, ma alcuni delinquenti favoriti dal numero e dalla mascalzonaggine maschile nazionale.
[36]
Insegnanti, tutti a Babele
[37]
Teach Yourself è il titolo d’una fortunata collana per l’apprendimento delle principali lingue del mondo edita dalla English Universities Press.
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Lo stesso motto ispira anche la politica ministeriale per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue straniere nella nostra scuola?
[39]
Più volte, anche da questo settimanale, si è chiesto un piano nazionale d’aggiornamento per risollevare le sorti di questo settore, ma invano.
[40]
Così, ora, gli insegnanti fanno da .
[41]
Il Centro di iniziativa democratica degli insegnanti di Firenze organizza dal 17 ottobre al 16 dicembre un corso (Invito a Babele) su lingua e lingue straniere (informazioni, 055-244168).
[42]
C’è il patrocinio del provveditore di Firenze, il quale, purtroppo, non è il ministero.

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