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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
È ora di studiare la seconda lingua
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
09
luglio
1989
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[1]
Entriamo
nell’
Europa
,
a
maggioranza
enorme
chiediamo
un
rafforzamento
dei
poteri
delle
sue
istituzioni
.
[2]
All’
europeismo
delle
intenzioni
e
del
voto
corrisponde
ancora
poco
sul
piano
della
realtà
effettiva
.
[3]
Ciò
è
evidente
sul
piano
linguistico
:
un
piano
che
interessi
editoriali
,
pratiche
scolastiche
,
meccanismi
corporativi
presentano
scisso
in
due
,
“
italiano
”
e
“
lingua
straniera
”
,
L1
e
L2
come
amano
dire
i
siglaioli
;
e
che
,
invece
,
è
profondamente
unitario
.
[4]
Siamo
arrivati
buoni
ultimi
nel
secolare
processo
di
creazione
e
acquisizione
di
un’
unica
lingua
circolante
in
tutta
l’
area
nazionale
.
[5]
Trent’
anni
fa
essa
era
ignota
al
64
per
cento
e
solo
il
18
per
cento
dichiarava
di
parlarla
d’
abitudine
.
[6]
Solo
le
generazioni
più
giovani
,
in
questi
anni
(
e
grazie
alle
migrazioni
interne
e
alla
tv
più
che
grazie
alla
scuola
)
,
si
sono
impadronite
dell’
italiano
,
ormai
quasi
al
90
per
cento
.
[7]
Altrove
,
processi
analoghi
sono
avvenuti
da
secoli
.
[8]
E
,
nell’
Europa
più
evoluta
,
grazie
alla
scuola
.
[9]
Impegnata
nello
sforzo
di
impadronirsi
nella
“
sua
”
lingua
,
la
società
italiana
si
è
dedicata
assai
poco
ad
arricchire
il
repertorio
linguistico
collettivo
con
la
conoscenza
di
altre
grandi
lingue
di
cultura
.
[10]
I
dati
Istat
(
“
Il
Paroliere
”
,
11
giugno
)
non
stupiscano
:
quasi
il
70
per
cento
si
dichiara
candidamente
estraneo
a
ogni
rapporto
,
scritto
,
parlato
,
balbuito
,
con
una
L2
.
[11]
E
ora
ricercatori
come
Stefania
Nuccorini
stanno
impietosamente
o
meritatamente
alzando
il
velo
che
copre
l’
altro
30
per
cento
.
[12]
Fatta
l’
Europa
,
adesso
bisogna
fare
gli
europei
.
[13]
IPSE
DIXIT
[14]
Leopardi
elogiava
l’
imitazione
come
fonte
della
memoria
e
della
stessa
suprema
“
facoltà
inventiva
”
.
[15]
Qualcuno
non
è
d’
accordo
.
[16]
Ora
grazie
alla
sagace
registrazione
di
Ludovica
Ripa
di
Meana
possiamo
leggere
tutti
,
tra
le
molte
sentenze
memorabili
di
Gianfranco
Contini
(
“
Diligenza
e
voluttà
”
,
Mondadori
,
1989
)
,
questa
sulla
memoria
:
«
Io
sono
grato
ai
miei
insegnanti
che
mi
hanno
fatto
esercitare
la
memoria
,
anche
insegnanti
mediocri
ma
che
,
da
un
giorno
all’
altro
,
prescrivevano
un
numero
ingente
di
ottave
del
Tasso
.
E
la
cosa
fu
di
importanza
capitale
perché
,
in
questo
modo
,
uno
si
fa
un
tesoro
.
Purtroppo
,
il
costume
di
imparare
a
memoria
è
caduto
dalle
scuole
…
L’
assenza
di
memoria
mi
pare
che
sia
molto
grave
»
.
[17]
E
più
oltre
:
«
Io
penso
che
,
se
risorgesse
la
memoria
,
e
anche
se
l’
istituto
della
memoria
fosse
protetto
nei
luoghi
debiti
…
potrebbe
cambiare
il
panorama
della
letteratura
in
Italia
»
.
[18]
Un
po’
prima
Contini
rammenta
la
diffusa
e
larga
memoria
della
poesia
in
Russia
,
tra
le
gente
russa
,
e
scrive
:
«
Ho
l’
impressione
che
un
riuso
della
memoria
potrebbe
rappresentare
una
potente
infusione
di
poesia
nel
nostro
corpo
nazionale
.
Forse
…
forse
la
mediocrità
,
la
modestia
del
livello
attuale
è
dovuta
al
fatto
che
è
prodotto
da
gente
senza
memoria
,
con
memoria
non
addestrata
»
.
[19]
VOCABOLARIO
[20]
Shampato
.
[21]
Reietto
,
finora
,
dai
vocabolari
,
anche
dai
repertori
di
mostri
e
novità
,
usato
gergalmente
come
derivato
di
shampoo
,
adesso
affiora
anche
nello
scritto
corrente
.
[22]
Per
esempio
nel
“
Messaggero
”
del
1°
giugno
il
cronista
Salvatore
Taverna
ci
informa
che
il
ministro
Gianni
De
Michelis
è
apparso
,
per
una
volta
,
«
shampato
in
maniera
meravigliosa
»
.
[23]
L’
evento
val
bene
un
neologismo
.
[24]
USI
E
ABUSI
[25]
Immersi
fino
al
midollo
.
[26]
Fedele
lettore
dei
“
giochini
linguistici
”
di
Eco
(
in
epoche
remote
e
non
neglette
perfino
coautore
di
alcuni
)
,
non
ricordo
d’
aver
mai
visto
fatto
da
lui
il
gioco
che
fonde
sensatamente
due
“
idioms
”
,
due
frasi
fatte
come
,
ad
esempio
,
«
bersi
una
notizia
come
brodo
colato
»
,
«
darsi
la
zappa
sotto
i
piedi
»
.
[27]
È
un
genere
di
lapsus
diffuso
.
[28]
Un
esempio
viene
dai
discorsi
per
l’
inaugurazione
del
427°
anno
accademico
dell’
Università
di
S
.
dove
un
midollo
ha
rubato
il
posto
a
collo
e
leggiamo
:
«
Gli
studenti
sono
immersi
fino
al
midollo
in
questo
humus
magmatico
»
.
[29]
Parole
non
ci
appulcro
.
[30]
Ben
vengano
nuove
introduzioni
[31]
Per
lo
meno
nelle
scienze
umane
,
le
presentazioni
istituzionali
e
,
ancor
più
,
quelle
divulgative
di
un
campo
di
studi
non
possono
e
non
dovrebbero
ignorare
la
dimensione
nazionale
del
pubblico
cui
si
rivolgono
.
[32]
In
mancanza
di
meglio
,
bene
vengano
le
“
introduzioni
”
pensate
per
pubblici
altri
.
[33]
Ma
in
ogni
settore
di
studi
ci
si
dovrebbe
rimboccare
le
maniche
per
avere
sia
i
“
que
sais-je
?
”
sia
i
manuali
istituzionali
,
universitari
,
pensati
per
la
nostra
lingua
.
[34]
Il
Mulino
,
casa
editrice
benemerita
per
l’
immissione
in
Italia
di
tante
introduzioni
pensate
altrove
,
da
vario
tempo
e
con
grande
fatica
lavora
,
nel
settore
degli
studi
linguistici
a
procurare
introduzioni
italiane
.
[35]
Alle
due
introduzioni
allo
studio
della
lingua
francese
e
della
lingua
tedesca
di
Charmaine
Lee
e
,
rispettivamente
,
Federico
Albano
Leoni
e
Elena
Morlicchio
,
si
affianca
ora
la
“
Introduzione
allo
studio
della
lingua
inglese
”
di
Thomas
Frank
,
da
tanti
anni
docente
nelle
nostre
università
meridionali
e
studioso
di
storia
della
linguistica
e
di
storia
linguistica
inglese
.
[36]
Con
lui
,
per
l’
ultimo
capitolo
(
sulla
presenza
delle
diverse
varietà
d’
inglese
in
Italia
)
,
ha
collaborato
Silvana
La
Rana
.
[37]
Il
libro
è
un
modello
di
chiarezza
.
[38]
Si
presenta
la
situazione
dell’
inglese
nel
mondo
d’
oggi
,
poi
le
sue
strutture
,
le
diverse
varietà
storiche
di
inglese
dal
Medioevo
a
oggi
,
i
diversi
tipi
di
inglese
(
britannico
,
nord-americano
,
ecc
.
)
,
i
“
dialetti
sociali
”
e
l’
inglese
in
Italia
.
[39]
Un’
opera
meritoria
.
Text view
•
Paragraph view