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Quanto costa parlar chiaro?

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 05 novembre 1989
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page186
Column1-4


[1]
Chi frequenta autostrade avrà notati da qualche tempo cartelli di tipo nuovo lungo i tratti con lavori in corso.
[2]
A dizioni generiche, scritte ingenuamente accattivanti (tipo «Stiamo lavorando per voi»), si sono sostituti cartelli in cui si specifica sobriamente la natura del lavoro: «costruzione di una terza corsia dal chilometro tale al talaltro», «installazione di guardrail da X a Y».
[3]
E fin qui niente di straordinario.
[4]
È straordinario quel che segue.
[5]
Sono poche parole: «I lavori finiranno» e segue una data precisa, approssimata al mese.
[6]
La chiarezza ha i suoi costi.
[7]
Ci sono costi soggettivi, personali.
[8]
Arrivare a formulazioni chiare costa fatica a chi ci si prova.
[9]
I discorsi confusi e oscuri sono comunque meno faticosi, almeno per chi li produce.
[10]
Ci sono costi oggettivi, interpersonali.
[11]
Nella minuscola esperienza che stiamo facendo redigendo ogni mese Due parole, un mensile di facile lettura destinato a ragazzi e adulti ritardati mentali, abbiamo imparato dagli amici psichiatri e, poi, da singoli concreti casi che la nitidezza e trasparenza dell’informazione possono accrescere pericolosamente l’intensità delle reazioni emotive nei destinatari.
[12]
Può esserci di più.
[13]
Può esserci il costo di una riorganizzazione profonda dei modi d’essere d’un’impresa collettiva, d’un’azienda, d’uno Stato.
[14]
Nel caso della società Autostrade le poche parole e la data hanno portato con una rivoluzione dell’intera programmazione aziendale.
[15]
IPSE DIXIT
[16]
Tutto è stato detto?
[17]
, rispondono i postmoderni, e non resta che citare.
[18]
Roberta Delbono ha tradotto e Bollati Boringhieri ha edito con cura Espèces d’espaces (Specie di spazi, 1989) di Georges Perec.
[19]
Da Perec viene, come da Piersig, un’indicazione diversa: «Sappiamo vedere quello che è notevole? C’è qualcosa che ci colpisce? Niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive d’interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe Costringersi a vedere più piattamente Decifrare un pezzo di città, dedurne le evidenze: l’ossessione della proprietà, per esempio. Descrivere il numero di operazioni cui attende il conducente di un’automobile quando posteggia al solo scopo di andare a comprare cento grammi di gelatine di frutta Continuare finché il luogo diventi improbabile, fino a provare, per un breve istante, l’impressione di essere in una città straniera, o meglio ancora, fino a non capire più che cosa succeda e che cosa non succeda, finché il luogo intero divenga estraneo, e non si sappia neanche più che tutto questo si chiama città, strada, palazzi, marciapiedi».
[20]
Ma l’arte, quest’arte, è difficile: «Nostro malgrado, notiamo solo l’insolito, lo speciale, il miseramente eccezionale: è proprio il contrario che si dovrebbe fare».
[21]
VOCABOLARIO
[22]
Trasversalità.
[23]
Avevamo qui segnalato (8 ottobre 1989) che il primo sicuro esempio di trasversalità in senso politico è, per quel che fino ad oggi è dato sapere, in un articolo di Rossana Rossanda del maggio 1986.
[24]
Claudio Quarantotto, autore dell’utile Dizionario del nuovo italiano, scrive per segnalare la parola in un articolo di Giulio Ferroni in Belfagor del 1984.
[25]
Ma qui la parola pare alludere a un atteggiamento psicologico e non sembra avere accezione politica.
[26]
USI E ABUSI
[27]
Sinchisico.
[28]
In un pungente corsivo di Italiano e oltre Raffaele Simone torna ad accusare Ciriaco De Mita di eccellere nella sinchisi.
[29]
Con questo termine i retori greci e latini indicavano una figura retorica, la mixtura verborum, che poteva degenerare nel vizio della confusione.
[30]
La parola è presente con accezione negativa nei vocabolari italiani.
[31]
Simone ne trae l’aggettivo sinchisico, confuso, una novità (credo) assoluta (in greco l’aggettivo derivato da sýnchysis era synchytikòs con t, non con s).
[32]
Non dimentichiamo le minoranze di casa nostra
[33]
IL 24 ottobre il Partito comunista ha annunziato la ripresa di iniziative parlamentari per ottenere la definizione e approvazione di una legge di tutela delle minoranze linguistiche italiane e di una legge specialmente dedicata agli sloveni.
[34]
Tutti quelli il cui cuore palpita per le minoranze etniche oppresse dal malvagio governo sovietico e per le persecuzioni cui sono sottoposte dalla perfida speculazione capitalistica le popolazioni indigene dell’Amazzonia, saranno certamente in prima linea a sostenere e seguire l’iniziativa dei comunisti.
[35]
La carità ben ordinata comincia da se medesimi e dalla propria casa.
[36]
Vent’anni fa un deputato udinese, Mario Lizzerio, cui si associò subito un napoletano, Francesco Compagna, sollevò in Parlamento il tema della legge di attuazione dell’articolo 6 della nostra Costituzione, che ottimisticamente prevedeva che la Repubblica democratica dovesse tutelare i diritti delle minoranze linguistiche.
[37]
Sei o sette volte le Camere sono giunte alla soglia dell’approvazione della legge.
[38]
Ma poi, sempre, il testo si è perduto nei meandri dei rinvii e nei pantani degli scioglimenti.
[39]
Sarà ora la volta buona?

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