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Ma gli sciocchi non hanno partito

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 04 giugno 1989
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page166
Column1-4


[1]
Abbiamo avuto occasione di ricordare Omnibus, il periodico bilingue italo-tedesco che continua la civile opera di Tandem in Alto Adige.
[2]
Ci sono altri periodici bilingui nel nostro paese.
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Ricordiamo ad esempio il mensile italiano e albanese diretto da Demetrio Emmanuele, Katundi Ynë, che proprio in questi giorni compie quarant’anni, e Novi Matajur, settimanale italiano e sloveno, che per impegno giornalistico spiccano rispetto a pregevoli, ma più accademiche altre imprese periodiche bilingui.
[4]
Tutte queste testate sono vere e proprie opere civili.
[5]
Da un lato, esse testimoniano concretamente di quella pluralità idiomatica che intesse profondamente la storia del nostro paese e che da Dante a Cattaneo, a Pasolini e Contini ha attratto l’attenzione non di soli linguisti, ma del meglio della nostra intelligenza.
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E, d’altro lato, con il fatto medesimo del loro esistere, esse gettano ponti tra l’Italia e il restante mondo europeo e mediterraneo, ciò di cui avvertiamo il bisogno e i vantaggi non soltanto culturali.
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Piange il cuore vedere le forze politiche italiane, non solo i residui fascisti, ostili o disattente a ciò.
[8]
Abbiamo ricordato il melanconico caso dell’apparato del Pci in Sardegna (L’Espresso, 14 maggio), che si è bellamente dimenticato di Gramsci.
[9]
Apprendiamo ora, da Novi Majatur, che i democristiani udinesi hanno scritto un appello per bloccare un’iniziativa del governo italiano a favore dell’insegnamento dello sloveno nelle Valli del Natisone, invocando l’unità della Nazione.
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Gli sciocchi non hanno partito.
[11]
IPSE DIXIT
[12]
Degli aforismi non tutto è stato già detto.
[13]
Ora nella raccolta di Dino Basili (Amici amici, Mondadori, 1989) leggiamo: «Il mio segnalibro resta la matita. Se pesco una frase perfetta è un peccato lasciarla annegare nel mare delle parole. Cos’è una frase perfetta? È quella che può valere un intero libro. Ne vuoi tre? Da 1912+1 di Leonardo Sciascia: I delitti veramente premeditati sono quelli che non si commettono. Da Ne muoiono più di crepacuore di Saul Bellow: Perfino Adamo, che aveva il Signore in persona con cui parlare, chiese alla fine un po’ di compagnia umana. Dal diario di Alice James: La difficoltà, nel morire, sta nel fatto che la cosa non si può raccontare ai propri amici, e allora dov’è il divertimento?».
[14]
Dell’aforisma, che gli antichi preferivano chiamare gnòme, decreto, o sententia, cioè frase per eccellenza, i teorici classici della retorica hanno spesso sottolineato la difficoltà estrema.
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In parole d’ogni giorno, l’aforisma deve rinserrare un pensiero di valore universale.
[16]
È grande la tentazione di parlare di questa difficoltà, così come di commentare ogni aforisma, e gli aforismi di Basili in particolare.
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Ma Basili stesso ci aiuta e offre una medicina preventiva: «Quale è la frase perfetta che non può essere impiastrata da ragionevoli chiose?».
[18]
VOCABOLARIO
[19]
Cupola.
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Con grande ira dei puristi, e di quei linguisti che considerano l’esistenza di molte lingue diverse una semplice noia professionale, le lingue si illuminano a vicenda.
[21]
Nei giornali spagnoli leggiamo che sono in atto gli interrogatori della cupula dell’Eta.
[22]
Questa accezione della parola non è presente nemmeno del Diccionario de uso della compianta Marìa Moliner.
[23]
Si tratta d’un italianismo recente, che s’accompagna al triste flusso di notizie sulla mafia.
[24]
Ma, attenzione: cupola, come «insieme dei responsabili dei compartimenti d’un’organizzazione criminale», manca anche nei nostri vocabolari, anche nelle ristampe più recenti dello Zingarelli.
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USI E ABUSI
[26]
Ricapitolazione.
[27]
Tutti conosciamo quella che si fa alla fine d’un’argomentazione.
[28]
In endodonzia la parola indica il rinnovato uso di strumenti usati per aprire un canale dentario quando, alla fine, si tratta di levigarlo per bene.
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Di passata, notiamo che endodonzia, endodontico meriterebbero d’esser presenti anche in altri vocabolari, oltre che nel Vocabolario dell’Enciclopedia italiana.
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Finire radiati per colpa di un aggettivo
[31]
Chi vuol fare l’insegnante onestamente deve saper correre il rischio della radiazione dai ruoli.
[32]
Si vorrebbe però che le ragioni della radiazione fossero di qualche gravità.
[33]
Non sempre è così.
[34]
Molti anni fa, in una provincia abruzzofona, capitò a uno dei nostri più valorosi storici, allievo di Adolfo Omodeo, di vedersi accusato di dileggiare San Paolo chiamandolo troppo confidenzialmente Paolino.
[35]
Partì l’inchiesta su delazione di familiari, e si venne a scoprire che il professore aveva a lungo illustrato il pensiero paolino.
[36]
L’aggettivo era stato scambiato per sostantivo da genitori e preside.
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Claudia Visca scrive che nei mesi passati, facendo una supplenza in una scuola del Teatino, aveva cercato di avviare gli alunni a descrizioni realistiche di situazioni anche servendosi del discorso diretto.
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Il tema era: descrivere un incontro avvenuto in un bar.
[39]
Finita la supplenza, la giovane professoressa si è vista accusare da altri insegnanti di dire scemo! agli alunni.
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Processo in sala professori.
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Testimone a carico lo stesso ragazzo cui l’insegnante avrebbe detto scemo.
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Verbale: «Ma quando ti avrei detto scemo?» Risposta: «Quando io vi ho chiesto che cosa doveva dire un ragazzo a un altro che lo stava prendendo in giro, voi mi avete risposto: scemo!».

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