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Un albero che dà tanti buoni frutti

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 03 dicembre 1989


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Le edizioni scolastiche Walk Over di Bergamo hanno appena pubblicato tre libri di lettura per il secondo ciclo (terza, quarta e quinta) delle scuole elementari.
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Autrici sono Mariangela Colombo, Giuliana Cusino e Annamaria Ghirardotti.
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Il centro dell’opera è l’educazione alla lettura e alla comprensione dei linguaggi e delle parole.
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Le autrici hanno preso sul serio i nuovi programmi, preparati da alcuni anni e ora in via di entrare in vigore.
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L’opera è dunque secondo legge.
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Poi, destinata come è ai ragazzi, è accompagnata da un fascicolo in cui le cui le autrici spiegano e commentano il senso didattico delle scelte che hanno fatto.
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Il fascicolo non è ponderoso come il livre des instituteurs francese, ma è un segnale per far capire che un buon libro, per essere ben usato in classe, va studiato prima dagli insegnanti.
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In un contesto in cui domina la ripetitività stantia, le letture dell’opera, che si chiama L’albero della parola, sono ricche di scelte inconsuete.
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Ma non si pensi a uno stolido antitradizionalismo, insopportabile quanto l’esibizione tradizionalistica oggi alla moda.
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L’albero sa bene che il nuovo è senza frutti se non si innesta sull’antico.
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E così tra le letture troviamo Campanile o Eco o Bennato, ma anche molti buoni classici, da Pascoli, Rilke, Pirandello a Rodari o Alberti.
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E ogni pagina cura di far venire voglia di leggere altro e (senza troppo parere) insegna a tener d’occhio che cosa davvero è restato della lettura.
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IPSE DIXIT
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Nelle Parrocchie di Regalpetra Leonardo Sciascia alla cui memoria Il Paroliere di questa settimana dedica l’Ipse dixit scrisse nel 1956 a proposito della sua formazione morale e intellettuale: «Quei nomi delle città di Spagna mi si intridevano di passione. Avevo la Spagna nel cuore. Quei nomi Bilbao, Malaga, Valencia; e poi Madrid, Madrid assediata erano amore, ancor oggi li pronuncio come fiorissero in un ricordo d’amore».
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Tra tanti oblii di tanti, Sciascia è rimasto fedele a quel che la Spagna fu per lui e ha fatto a tempo a essere ancora per qualche parte della successiva generazione europea e americana, cresciuta alla democrazia.
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Ancora in uno dei suoi ultimi scritti, nelle intense pagine di Ore di Spagna, (Pungitopo editrice, 1989), egli scrive: «Questo l’elemento che i generali Franco, Goded e Sanjurio non avevano previsto: la resistenza del popolo spagnolo. Su questa resistenza tre anni di sangue e lacrime per il popolo spagnolo noi abbiamo preso coscienza del fascismo, abbiamo trovato ragioni al nostro istintivo antifascismo, abbiamo incontrato idee e poesia, ci siamo fatti un’idea della poesia e abbiamo dato poesia alle idee, abbiamo costruito le nostre utopie Ho scritto più di venticinque anni fa, in quello che io considero il mio primo libro: Avevo la Spagna nel cuore. L’ho ancora».
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VOCABOLARIO
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Invito.
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Accanto al sostantivo invito da invitare chiamare a partecipare e all’aggettivo antiquato invito che agisce contro voglia, c’è un terzo invito sede in cui si avvita o invita una vite, derivato da invitare avvitare.
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I nostri vocabolari paiono solo evocarne l’esistenza in modo non chiaro nell’ultima delle accezioni di invito richiesta, offerta di ospitalità: l’accezione di invasatura, parte iniziale di un congegno in cui si inserisce qualcosa.
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USI E ABUSI
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Senologia.
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Nonostante le (giuste) resistenze di specialisti e lessicografi, così sempre più diffusamente è detta la parte della medicina che si occupa del seno.
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La parola, di sapore goliardico, appare nel titolo di un ponderoso volume, Storia della senologia, scritto da Alfonso Pluchinotta per le edizioni Ciba-Geigy di Saronno.
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La parola è poco felice: in medicina seno- è già largamente e correttamente usato nel senso di cavità (vascolare, nasale ecc.) e di norma per alludere alle mammelle si adopera il prefissoide mammo-.
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Quando la scienza del linguaggio è una filosofia
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Un tempo non molto lontano la storia della filosofia del linguaggio e delle connesse ricerche linguistiche e sistemazioni grammaticali era un terreno poco esplorato.
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La negligevano i linguisti, orgogliosi del loro presente, disposti a volgersi indietro fino a Bopp e, al massimo, Humboldt.
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E la negligevano in generale filosofi e storici della filosofia, con poche e notabili eccezioni, come Cassirer o Paolo Rossi.
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Il panorama degli studi è oggi assai mutato.
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A me pare che la esplorazione storica delle idee e sistemazioni linguistiche sia un indispensabile complemento per la elaborazione di una visione critica delle teorie e sistemazioni attuali circa linguaggio e lingue.
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Ma anche a respingere questa opinione attualizzante, pare a molti certo che troppi momenti della storia culturale e filosofica, occidentale e non, restano monchi e in parte opachi senza identificarvi le relazioni che essi ebbero con il linguaggio in chiave pedagogica, estetica, logico-scientifica, filosofica.
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Di qui il grande interesse dell’incontro su Storia del pensiero linguistico e storia della scienza promosso dall’Istituito di glottologia dell’università di Bologna (via Zamboni 16) e dalla rivista Lingua e stile del Mulino nei giorni 1-2 dicembre.
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Lo aprirà Paolo Rossi, ci saranno molti nostri specialisti, lo chiuderà Luigi Rosiello che di questi studi è stato uno dei pionieri.

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