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Maarten Janssen, 2014-
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Lingua viva o lingua colta?
Language column
Il paroliere
Author
Tullio De Mauro
Date
02
luglio
1989
more header data
[1]
Dopo
l’
unificazione
politica
,
in
Italia
parve
chiaro
che
nelle
scuole
l’
insegnamento
linguistico
dovesse
muovere
dalla
presa
di
coscienza
delle
realtà
dialettali
native
e
tendere
per
questa
via
a
fare
acquisire
e
consolidare
la
conoscenza
e
il
controllo
dell’
italiano
.
[2]
Divergenze
sorgevano
sul
tipo
di
italiano
da
favorire
fondato
più
sull’
uso
vivo
fiorentino
,
secondo
la
tesi
manzoniana
,
o
più
,
invece
,
sull’
assimilazione
dell’
uso
colto
scritto
.
[3]
Ma
nel
rispetto
dei
dialetti
l’
accordo
era
completo
tra
manzoniani
come
Bonghi
o
Morandi
,
e
i
più
sensibili
alle
ragioni
dell’
uso
colto
e
scritto
,
come
Ascoli
o
D’
Ovidio
.
[4]
E
completo
era
l’
accordo
sulla
necessità
,
sociale
prima
ancora
che
culturale
e
linguistica
,
di
impegnare
le
risorse
del
paese
nello
sviluppo
della
scuola
.
[5]
In
verità
quell’
accordo
restò
lettera
morta
.
[6]
La
scuola
non
si
sviluppò
come
era
desiderio
di
Manzoni
non
meno
che
di
Ascoli
.
[7]
E
nella
scuola
prevalse
un
atteggiamento
di
tetro
disprezzo
per
la
realtà
dei
dialetti
e
per
ogni
uso
linguistico
che
sapesse
di
efficacia
realistica
.
[8]
Tra
anni
Settanta
e
Ottanta
i
programmi
recenti
hanno
cambiato
rotta
,
hanno
proposto
e
propongono
direzioni
nuove
,
rispetto
alla
pratica
delle
scuole
,
e
antiche
,
perché
delineate
già
negli
scritti
dei
Manzoni
,
Borghi
,
De
Sanctis
,
Ascoli
.
[9]
Ma
sono
direzioni
difficili
senza
un
rinnovamento
profondo
di
cultura
e
formazione
degli
insegnanti
,
come
nota
giustamente
da
ultimo
il
professor
Carpaneto
nel
quindicinale
“
Rugantino
”
.
[10]
E
quel
rinnovamento
rinvia
a
sua
volta
a
un
riassetto
completo
degli
insegnamenti
linguistici
nelle
università
,
funzionale
alle
domande
della
società
,
non
a
calcoli
di
corporazioni
.
[11]
IPSE
DIXIT
[12]
Si
discute
assai
di
cambiare
nome
a
questo
o
quel
partito
o
gruppo
di
partiti
nostrano
.
[13]
Per
esempio
,
in
un
suo
articolo
Ernesto
Galli
della
Loggia
ha
scritto
che
laico
è
«
un
termine
ormai
puramente
gergale
,
tipico
del
politichese
italiano
,
e
dunque
(
…
)
intraducibile
,
com’
è
noto
,
in
qualsiasi
lingua
parlata
da
popolazioni
bianche
civilizzate
»
.
[14]
L’
affermazione
non
è
veramente
fondata
.
[15]
Se
la
traducibilità
appropriata
delle
denominazioni
dovesse
diventare
un
criterio
per
tenerle
in
uso
,
in
buona
parte
dei
paesi
le
anagrafi
partitiche
dovrebbero
mettersi
al
lavoro
per
revisioni
generali
.
[16]
I
nomi
sono
spesso
incomprensibili
fuori
di
un
contesto
strettamente
nazionale
e
,
se
paiono
comprensibili
,
ciò
avviene
con
grandi
equivoci
:
liberale
con
i
suoi
affini
copre
realtà
assai
diverse
in
Brasile
,
Usa
,
Italia
,
Thailandia
.
[17]
Quanto
a
laico
,
la
consultazione
di
qualche
buon
vocabolario
(
Robert
e
Webster
,
Oxford
e
Moliner
,
Duden
ecc
.
)
smentisce
anche
l’
opinione
della
intraducibilità
dell’
aggettivo
in
senso
politico
in
lingue
come
l’
inglese
,
il
francese
,
il
tedesco
,
lo
spagnolo
.
[18]
Ma
,
forse
,
le
molte
e
diverse
popolazioni
che
parlano
queste
lingue
non
sono
“
civilizzate
”
o
,
anche
,
nuoce
loro
l’
infiltrazione
di
negri
,
ebrei
,
meticci
,
gialli
,
sicché
non
hanno
,
secondo
l’
articolista
di
“
Repubblica
”
,
un
sufficiente
coefficiente
di
bianchitudine
.
[19]
VOCABOLARIO
[20]
Multiscopo
.
[21]
Dal
1987
l’
Istituto
Centrale
di
Statistica
ha
avviato
una
nuova
rilevazione
campionaria
periodica
sulle
famiglie
che
,
rispetto
ad
altre
indagini
più
specifiche
,
«
risponde
ad
una
più
ampia
serie
di
esigenze
conoscitive
»
.
[22]
Ai
primi
risultati
dell’
indagine
è
stato
dato
rilievo
nei
giornali
di
fine
maggio
.
[23]
Salvo
errore
,
è
sfuggito
che
il
nome
“
Indagine
multiscopo
sulle
famiglie
”
contiene
un
neologismo
,
appunto
l’
aggettivo
invariabile
multiscopo
,
che
rende
l’
inglese
multipurpose
.
[24]
USI
E
ABUSI
[25]
Cercasi
sgrammaticature
.
[26]
Laura
Arconti
scrive
lamentando
che
nel
“
Paroliere
”
del
7
maggio
un
titolo
suonasse
“
Cercasi
opinioni
sul
futuro
delle
parole
”
.
[27]
Errore
?
[28]
Non
c’
è
dubbio
che
,
di
norma
,
occorrerebbe
un
verbo
al
plurale
.
[29]
Ma
lo
stile
della
piccola
pubblicità
ha
regole
a
sé
:
così
,
ad
esempio
,
nel
“
Messaggero
”
del
12
giugno
leggiamo
diversi
«
cedesi
uffici
»
e
«
cercasi
soci
»
e
anche
un
pregevole
«
vendesi
biancheria
intima
ottima
posizione
»
.
[30]
Il
titolista
redattore
ha
volutamente
imitato
questo
stile
.
[31]
Per
conoscersi
senza
pregiudizi
[32]
Ancora
un
periodico
di
frontiera
,
tendenzialmente
bilingue
.
[33]
È
autofinanziato
,
con
sede
a
Gorizia
(
via
Morelli
43
,
tel
.
0481
.
530987
)
,
direttore
Dario
Stasi
,
redattori
Karlo
Cernic
e
Franco
Bressan
.
[34]
Vuole
dare
voce
alle
due
Gorizie
che
si
affiancano
di
là
e
di
qua
della
frontiera
che
separa
l’
Italia
dalla
Jugoslavia
:
Gorizia
e
Nova
Gorizia
.
[35]
Il
nome
è
quello
del
fiume
della
doppia
città
“
Isonzo-Socha
”
.
[36]
Si
legge
nell’
editoriale
:
«
Nelle
zone
di
frontiera
si
accumulano
tutti
i
pregiudizi
dei
rispettivi
mondi
come
relitti
sulle
spiagge
dopo
le
tempeste
.
Abbattere
questi
pregiudizi
(
…
)
è
una
sfida
impossibile
,
perché
questi
trovano
una
loro
giustificazione
nel
mondo
dell’
irrazionale
(
…
)
“
Isonzo-Socha
”
vuole
dimostrare
che
c’
è
più
gioia
nel
vivere
senza
diffidenze
che
nell’
alimentarle
(
…
)
.
Non
pensiamo
di
abbattere
la
vecchia
casa
dei
pregiudizi
,
ma
di
costruirle
accanto
un
edificio
in
cui
al
silenzio
,
all’
indifferenza
e
alla
separazione
sostituiamo
il
piacere
della
conoscenza
reciproca
»
.
[37]
Nel
primo
numero
,
spassionati
identikit
critici
delle
due
comunità
di
confine
,
un’
intervista
a
Claudio
Magris
,
una
storia
a
fumetti
della
ribellione
settecentesca
dei
Tolminotti
,
recensioni
alla
provocatoria
rivista
slovena
“
Pladìna
”
e
una
pregevole
mappa
delle
osterie
isontine
.
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