Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La voce della mente dice parolacce
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
29
dicembre
1988
more header data
[1]
Maistock
è
l'
enigmatico
titolo
del
volume
(
pp
.
225
)
di
Raffaele
Simone
che
ha
inaugurato
la
nuova
collana
«
Biblioteca
di
"
italiano
e
oltre
"
»
della
Nuova
Italia
.
[2]
(
«
Italiano
e
oltre
»
è
la
bella
rivista
sui
problemi
scientifici
e
didattici
dell'
italiano
,
destinata
soprattutto
al
mondo
della
scuola
,
sotto
la
direzione
dello
stesso
autore
,
edita
a
partire
dal
1986
con
cinque
fascicoli
l'
anno
)
.
[3]
Non
sveleremo
naturalmente
qui
il
significato
di
Maistock
,
non
volendo
privare
il
lettore
curioso
del
sottile
piacere
della
piccola
scoperta
.
[4]
Basterà
indicare
,
come
chiave
del
contenuto
del
testo
,
il
sottotitolo
:
«
II
linguaggio
spiegato
da
una
bambina
»
.
[5]
Il
volume
è
costituito
per
metà
(
pp
.
15-134
)
da
un
originale
«
diario
linguistico
»
dell'
autore
posto
di
fronte
allo
sviluppo
linguistico
e
metalinguistico
della
figlia
Silvia
,
dal
6
ai
10
anni
.
[6]
Nei
21
«
pezzi
»
del
diario
Simone
analizza
molti
fenomeni
linguistici
solitamente
inosservati
o
trascurati
dalla
ricerca
ufficiale
.
[7]
Svariate
sono
le
suggestioni
per
una
educazione
linguistica
più
efficace
e
democratica
che
provengono
dalla
penetrante
analisi
del
comportamento
linguistico
di
Silvia
da
parte
del
suo
eccezionale
osservatore
.
[8]
Muovendo
dall'
analisi
della
percezione
del
tempo
nel
discorso
Simone
fa
capire
,
per
esempio
,
come
ai
bambini
riesca
facile
la
comprensione
di
un
racconto
a
condizione
che
esso
proceda
linearmente
,
da
sinistra
a
destra
,
con
un
«
prima
»
e
un
«
poi
»
cronologico
,
senza
interuzioni
o
flashback
.
[9]
Parimenti
le
storie
«
a
cono
»
,
che
indirizzano
cioè
il
lettore
verso
una
conclusione
logica
,
appaiono
molto
più
confacenti
al
bambino
rispetto
ai
racconti
«
a
tronco
di
cono
»
,
privi
cioè
di
una
reale
strutturazione
e
incapaci
di
creare
una
reale
tensione
narrativa
.
[10]
Simone
identifica
altresì
una
componente
orale
del
cossiddetto
«
italiano
scolastico
»
,
individuato
negli
anni
'
70
da
Paola
Benincà
e
Laura
Vanelli
quale
varietà
artificiale
adoperata
solo
a
scuola
.
Si
tratta
infatti
di
una
verietà
colta
in
bocca
alla
figlia
,
caratterizzata
da
una
cadenza
tra
«
l'
interrogativo
»
e
il
«
dubitativo
»
con
l'
aggiunta
di
un
timbro
in
falsetto
(
p
.
61
)
,
dettata
dalla
paura
di
sbagliare
tipica
nella
interrogazione
in
classe
.
Un'
altra
faccia
dell'
italiano
scolastico
a
livello
di
scuola
media
superiore
è
invece
esemplificata
dalla
«
lingua
falsata
»
(
p
.
91
)
di
Giovanni
.
Si
tratta
di
un
«
supercodice
»
con
enfasi
da
libro
stampato
,
selezionato
per
le
interrogazioni
di
storia
,
anch'
esso
indizio
di
disagio
e
di
paura
.
[11]
Alla
luce
della
teoria
testuale
dei
tempi
verbali
,
Simone
da
conto
dello
sforzo
di
Silvia
(
sanzionato
dall'
insegnante
)
di
trasformare
il
«
mondo
commentato
»
(
con
tempi
cioè
al
presente
)
rischiesto
dalla
maestra
per
un
elaborato
in
«
modo
narrato
»
(
con
ricorso
cioè
ai
tempi
storici
)
,
quindi
con
maggiore
distacco
ed
estraneità
.
[12]
La
distinzione
,
sulla
scia
del
modello
classico
della
retorica
,
di
«
inventio
(
«
cose
da
dire
»
)
,
«
dispositio
»
(
o
scrittura
materiale
)
consente
a
Simone
di
proporre
la
separazione
di
questi
tre
obiettivi
nello
sviluppo
della
capacità
di
scrivere
(
e
della
relativa
valutazione
)
.
[13]
In
maniera
brillante
viene
chiarita
la
difficoltà
del
bambino
dinanzi
al
libro
di
geografia
rispetto
a
quello
di
storia
o
di
scienze
:
nell'
un
caso
si
tratta
infatti
di
un
«
testo-elenco
»
senza
una
vera
strutturazione
,
negli
altri
due
invece
di
un
racconto
al
passato
e
(
rispettivamente
)
al
presente
.
[14]
Altre
pagine
del
diario
sono
dedicate
a
spiegare
la
«
logica
»
della
lingua
del
bambino
,
così
a
proposito
di
segnali
testuali
con
«
allora
»
,
«
poi
»
,
«
no
?
»
;
o
a
dar
ragione
della
difficoltà
di
comprensione
di
frasi
aperte
da
«
sebbene
»
.
[15]
L'
autore
illustra
la
concezione
linguistica
della
figlia
basata
sulla
antiarbitrarietà
,
cioè
sul
rapporto
necessario
e
motivato
tra
linguaggio
e
realtà
,
tra
significante
e
significato
,
con
i
conseguenti
processi
di
ri-motivazione
delle
parole
opache
.
[16]
Un
procedimento
questo
non
solo
infantile
.
[17]
Come
mi
è
infatti
capitato
di
sentire
in
bocca
a
parlanti
adulti
,
non
certo
incolti
,
il
nuovissimo
«
velobus
»
è
ri-motivato
e
ri-semantizzato
in
maniera
forse
più
poetica
come
«
vela-bus
»
.
[18]
Il
«
velo-bus
»
non
è
evidentemente
abbastanza
trasparente
nella
conoscenza
del
parlante
comune
,
non-linguista
,
da
essere
collegato
con
«
velox
»
o
con
«
veloce
»
.
[19]
Non
meno
originali
sono
le
«
scoperte
»
teoriche
nelle
pagine
dedicate
alla
«
voce
della
mente
»
e
al
«
parlar
da
soli
»
.
[20]
La
«
voce
della
mente
»
parla
per
dire
parolacce
a
Gesù
Bambino
,
alla
Madonna
e
(
.
.
.
)
a
Babbo
Natale
»
(
p
.
48
)
.
[21]
Una
voce
,
questa
,
insoma
«
indisciplinata
»
,
«
una
forza
verbale
che
sfugge
alla
volontà
»
(
p
.
49
)
.
[22]
Il
capitolo
,
a
mio
giudizio
,
centrale
di
tutto
il
volume
(
nella
seconda
parte
pp
.
137-220
,
costituita
da
cinque
saggi
meno
«
privati
»
e
di
tono
più
argomentativo
)
e
quello
,
meno
ricco
dei
singoli
fatti
linguistici
in
cui
Simone
abbozza
una
affascinante
tipologia
dei
modelli
di
cultura
.
[23]
Egli
distingue
,
da
un
lato
,
una
«
cultura
della
testa
»
occupata
a
«
riempire
la
testa
dell'
alunno
solo
di
conoscenze
e
informazioni
»
,
dall'
altro
una
«
cultura
della
mano
»
,
preoccupata
di
«
addestrare
gli
alunni
all'
uso
di
attrezzi
(
.
.
.
)
sotto
il
profilo
del
funzionamento
»
(
p
.
174
)
tecnico
o
tecnologico
»
[24]
II
terzo
modello
che
l'
autore
presenta
come
un
«
sogno
»
utopico
,
è
quello
della
«
cultura
della
mente
»
,
che
si
basa
sì
su
dati
e
informazioni
,
ma
per
«
sviluppare
le
potenzialità
cognitive
»
(
p
.
177
)
della
mente
.
[25]
La
cultura
della
mente
è
quella
che
punta
a
sviluppare
operazioni
come
«
quella
di
costruire
analogie
,
di
rappresentarsi
modelli
astratti
,
di
formulare
generalizzazioni
,
di
confrontare
fatti
e
argomentazioni
,
di
congetturare
sviluppi
di
corsi
di
azioni
,
di
scegliere
tra
più
ipotesi
a
ragion
veduta
»
(
p
.
178
)
.
[26]
L'
autore
propone
questo
modello
culturale
come
«
obiettivo
essenziale
dell'
educazione
obbligatoria
(
.
.
.
)
,
comunque
per
tutti
,
senza
differenza
alcuna
di
età
,
di
posizione
sociale
o
economica
»
(
p
.
168
)
.
[27]
La
scarsa
operatività
di
questa
concezione
della
cultura
nella
scuola
italiana
è
legata
all'
analfabetismo
non
solo
«
di
andata
»
,
assoluto
(
che
riguarda
due
milioni
di
italiani
)
,
ma
soprattutto
all'
analfabetismo
«
di
ritorno
»
,
profondo
e
invisibile
,
quindi
di
alfabetizzati
diplomati
(
e
laureati
)
,
legato
alla
difficoltà
di
capire
quel
che
si
legge
o
si
ascolta
,
o
di
«
scrivere
testi
che
abbiano
piena
plausibilità
di
testo
scritto
»
(
p
.
178
)
;
un
analfabetismo
collegato
a
sua
volta
alla
scarsa
diffusione
della
lettura
di
giornali
e
libri
e
alla
poca
propensione
verso
le
scienze
.
[28]
Infine
,
la
lettura
della
«
Premessa
»
del
volume
come
«
post-fazione
»
ha
l'
effetto
,
a
mio
giudizio
,
di
accrescere
la
«
tensione
»
e
il
«
piacere
del
testo
»
,
che
questo
volume
(
la
cui
ricchezza
di
temi
e
problemi
si
è
qui
dovuta
sacrificare
per
la
tirannia
dello
spazio
)
riesce
come
pochi
del
genere
a
trasmettere
al
suo
lettore
.
[29]
Salvatore
Claudio
Sgroi
Text view
•
Paragraph view