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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Per favore non studiate la grammatica
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
28
marzo
1988
more header data
[1]
Soggetto
è
«
l'
essere
o
la
cosa
che
fa
l'
azione
espressa
da
un
verbo
passivo
»
—
si
legge
nel
volume
per
la
scuola
media
dell'
obbligo
di
G
.
[2]
Pittano
,
Lingua
,
Espressione
,
Comunicazione
,
Bruno
Mondadori
(
a
p
.
316
)
.
[3]
Se
abbiamo
scelto
come
exemplum
Pittano
è
perché
,
come
si
è
potuto
leggere
sul
«
Corriere
della
Sera
»
del
6
marzo
,
questo
testo
occupa
il
primo
posto
nella
graduatoria
dei
libri
di
grammatica
(
e/o
di
educazione
linguistica
)
della
scuola
media
inferiore
adottati
in
Italia
e
noi
possiamo
aggiungere
anche
a
Catania
(
presente
in
40
sezioni
)
e
provincia
(
in
98
sezioni
)
col
coinvolgimento
di
circa
8
.
[4]
000
studenti
e
300
insegnanti
.
[5]
Gli
altri
sette
testi
,
in
ordine
decrescente
di
successo
,
sono
i
seguenti
(
li
identifichiamo
coi
nomi
dell'
autore
e
dell'
editore
)
:
Moretti
Consonni
:
SEI
,
Savino-Toschi
:
Murisa
,
Tantucci
:
Poseidonia
,
Fontanesi-Ugolotti
:
Minerva
Italica
,
Bottiroli-Corno
:
Paravia
,
Oli-De
Bemardis-Sorci
:
Le
Monnier
,
Iadarola-Marchisio
:
Lartes
.
[6]
Ma
la
definizione
di
«
soggetto
»
del
Pittano
è
realmente
adeguata
a
descrivere
la
struttura
delle
frasi
italiane
?
[7]
E
ad
identificare
per
esempio
il
soggetto
in
una
frase
banale
come
:
«
Mario
si
è
preso
(
oppure
:
ha
ricevuto
)
un
solenne
ceffone
dalla
mamma
»
?
[8]
«
La
mamma
»
certamente
«
fa
l'
azione
»
di
schiaffeggiare
Mario
,
ma
è
proprio
lei
il
«
soggetto
»
della
frase
?
[9]
E
«
Mario
»
,
che
a
sua
volta
«
subisce
»
lo
schiaffo
della
madre
,
è
forse
il
«
soggetto
del
verbo
passivo
»
?
[10]
Nello
stesso
testo
è
possibile
ancora
leggere
che
«
Nome
e
verbo
sono
(
.
.
.
)
le
parti
fondamentali
,
cioè
i
pilastri
del
discorso
»
(
p
.
215
)
e
che
«
Soggetto
e
predicato
sono
gli
elementi
fondamentali
di
una
proposizione
;
essi
sono
indispensabili
perché
la
proposizione
abbia
senso
»
(
p
.
313
)
.
[11]
E
più
oltre
si
apprende
che
le
frasi
nominali
sono
«
frasi
fatte
di
soli
nomi
,
senza
verbo
»
(
p
.
463
)
.
[12]
E
ancora
che
il
verbo
impersonale
è
«
un
verbo
usato
(
.
.
.
)
senza
soggetto
determinato
»
(
p
.
271
)
»
.
[13]
E
come
è
possibile
conciliare
tutte
queste
definizioni
tra
di
loro
contraddittorie
?
[14]
Le
frasi
nominali
(
cioè
senza
verbo
)
e
i
verbi
impersonali
(
cioè
senza
soggetto
)
sono
forse
frasi
«
senza
senso
»
ovvero
«
non-frasi
»
?
[15]
Incongruenze
del
genere
non
sono
,
come
forse
si
potrebbe
pensare
,
«
incidenti
occasionali
di
percorso
»
,
ma
caratterizzano
piuttosto
tutto
l'
impianto
del
testo
(
e
degli
altri
della
«
rosa
»
)
.
[16]
Questo
tipo
di
grammatica
rivela
cioè
due
difetti
di
fondo
:
a
)
la
sua
profonda
incoerenza
e
contraddittorietà
teorica
e
b
)
la
sua
inadeguatezza
a
dar
conto
degli
usi
reali
della
lingua
.
[17]
Come
dire
che
questo
è
uno
strumento
scalcinato
e
del
nino
inadeguato
all'
uso
cui
sarebbe
destinato
.
[18]
Vogliamo
dire
quindi
«
da
critici
»
e
«
da
specialisti
»
,
se
ci
è
consentito
,
a
differenza
di
chi
come
Giulio
Nascimbeni
sul
«
Corriere
della
Sera
»
rivendicava
un'
ottica
di
«
utente
»
puro
ma
piatto
,
acritico
e
pseudo-oggettivo
,
che
i
nostri
testi
sono
—
ad
essere
ottimisti
—
mediocrissimi
.
[19]
La
giustificazione
per
queste
scelte
degli
insegnanti
dovuta
a
una
presunta
mancanza
sul
mercato
di
testi
adeguati
oggi
non
è
più
valida
.
[20]
Esistono
infatti
vari
testi
,
spesso
delle
stesse
case
edifici
di
cui
sopra
,
che
con
soluzioni
originali
cercano
realmente
di
tradurre
in
termini
operativi
le
indicazioni
teoriche
e
metodologiche
contenute
nei
Nuovi
Programmi
,
per
esempio
:
Sabatini
:
Loescher
,
Simone
:
Zanichelli
,
Simone-Musto
:
la
Nuova
Italia
,
Sobrero
et
alii
:
SEI
,
Corti
ed
alii
:
Le
Monnier
.
[21]
Di
«
Lingua
,
espressione
e
comunicazione
»
il
Pittano
,
malgrado
il
titolo
,
ha
ben
poco
,
essendo
piuttosto
una
grammatica
tradizionalista
(
prime
400
pagine
)
,
e
in
una
versione
non
proprio
delle
migliori
con
abbagli
banali
(
digrammi
ci
sarebbero
in
figlio
e
ciglia
a
pag
.
49
)
e
confusioni
(
per
es
.
tra
lettere
,
suoni
e
fonemi
a
p
.
50
)
.
[22]
Questo
testo
complessivamente
(
con
gli
altri
della
«
rosa
»
)
è
la
prova
lampante
che
i
Nuovi
Programmi
della
scuola
media
inferiore
(
in
realtà
vecchi
ormai
di
10
anni
)
sono
trascorsi
per
buona
parte
della
classe
insegnante
quasi
invano
.
[23]
Il
Pittano
privilegia
senza
pudore
—
per
600
e
più
pagine
—
lo
sviluppo
della
competenza
metalinguistica
(
cioè
la
riflessione
sulla
lingua
ovvero
la
grammatica
)
rispetto
allo
sviluppo
della
competenza
linguistica
(
lo
sviluppo
cioè
delle
quattro
abilità
dell'
ascoltare
-
parlare
-
leggere
-
scrivere
nelle
diverse
funzioni
e
varietà
della
lingua
)
,
ribaltando
così
del
tutto
il
rapporto
chiaramente
indicato
nei
Nuovi
Programmi
.
[24]
La
riflessione
tradizionale
non
è
peraltro
priva
di
mescolanze
ibride
con
nozioni
elementari
mal
digerite
di
linguistica
moderna
nelle
sezioni
dedicate
alle
«
Note
linguistiche
»
(
per
es
.
:
gli
alberi
trasformazionali
a
p
.
324
,
i
monemi-morfemi
a
p
.
102
o
il
segno-significante-significato
a
p
.
53
)
.
[25]
E
anche
se
le
200
pagine
della
terza
parte
dedicate
alla
riflessione
su
aspetti
non
tradizionali
della
lingua
previsti
dai
Nuovi
Programmi
(
variabilità
storica
,
spaziale
,
sociale
,
situazionale
)
sono
un
tantino
migliori
della
precedente
sezione
di
400
pagine
,
rimane
la
incongruenza
di
una
mancata
saldatura
e
coerenza
teorica
tra
le
due
sezioni
,
come
si
è
esemplificato
sopra
a
proposito
della
frasi
nominali
.
[26]
Tutta
la
terza
parte
tende
peraltro
facilmente
al
banale
e
allo
sciatto
,
quando
non
è
francamente
errata
.
[27]
Così
nel
capitolo
sulle
funzioni
,
Alt
!
è
dato
come
esempio
di
«
funzione
di
informare
»
(
p
.
487
)
mentre
,
all'
interno
della
teoria
jakobsoniana
cui
il
testo
chiaramente
si
richiama
,
si
tratta
piuttosto
di
esempio
imperativo
con
funzione
«
conativa
»
dominante
.
[28]
Né
si
capisce
perché
solo
Vietato
parcheggiare
(
p
.
501
)
ha
funzione
«
conativa
»
ma
non
Divieto
di
sosta
(
p
.
487
)
,
che
avrebbe
invece
«
funzione
referenziale
»
.
[29]
La
graduatoria
dei
testi
del
«
Corriere
della
Sera
»
si
rivela
così
come
una
preziosa
cartina
di
tornasole
sia
per
la
nostra
classe
docente
che
per
la
politica
scolastica
perseguita
dallo
Stato
.
[30]
Da
un
lato
infatti
traspare
la
impreparazione
e
la
incapacità
del
corpo
insegnante
di
analizzare
criticamente
un
testo
da
adottare
con
la
preferenza
per
testi
compassati
e
inadeguati
se
non
proprio
perniciosi
.
[31]
Dall'
altra
emerge
la
incapacità
di
uno
Stato
che
rinnova
sì
(
con
decenni
di
ritardo
)
i
programmi
scolastici
,
ma
non
sa
(
o
non
vuole
)
trovare
le
risorse
necessarie
per
un
reale
riciclaggio
professionale
del
corpo
docente
,
finora
lasciato
al
puro
spontaneismo
.
[32]
Salvatore
Claudio
Sgroi
Text view
•
Paragraph view