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Maarten Janssen, 2014-
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Reimpariamo le lingue
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
27
agosto
1989
more header data
[1]
Com'
è
noto
,
il
curriculum
di
studi
degli
studenti
dei
corsi
di
laurea
in
lingue
e
letterature
straniere
delle
nostre
facoltà
universitarie
rimane
ancora
fortemente
orientato
in
senso
letterario
.
[2]
Si
predil
i
ge
cioè
lo
studio
della
letteratura
e
della
critica
letteraria
rispetto
alla
lingua
,
la
cui
competenza
è
solitamente
di
tipo
strumentale
e
pragmaticistico
.
[3]
È
raro
cioè
che
lo
studente
abbia
anche
della
lingua
straniera
una
competenza
di
tipo
«
teorico
»
.
[4]
Egli
cioè
non
sa
molto
su
cos'
è
la
struttura
di
una
lingua
,
su
come
funziona
un'
idioma
,
su
quale
sia
la
sua
variabilità
legata
a
fattori
storici
,
geografici
,
situazionali
,
sociali
e
così
via
.
[5]
La
competenza
linguistico-comunicativa
della
lingua-2
dello
studente
di
Lingue
raramente
è
affiancata
da
un'
adeguata
competenza
metalinguistica
di
tipo
descrittivo
,
storico
,
sociolinguistico
eccetera
.
[6]
Del
resto
è
solo
da
qualche
anno
,
e
non
per
tutte
le
lingue
,
né
in
tutte
le
facoltà
che
lo
studente
di
Lingue
ha
l'
obbligo
o
la
possibilità
di
seguire
un
corso
di
storia
della
lingua
straniera
e
di
specializzazione
.
[7]
D'
altra
parte
,
queste
carenze
non
valgono
solo
per
le
lingue
straniere
,
ma
anche
per
la
lingua
nazionale
.
[8]
Quanti
corsi
di
«
Linguistica
italiana
»
sono
stati
istituiti
nelle
nostre
università
.
[9]
Ogni
facoltà
di
Lettere
può
forse
garantire
la
presenza
di
un
corso
di
storia
delia
Lingua
italiana
?
[10]
Certamente
la
mancanza
di
una
pianificazione
generale
degli
studi
universitari
,
linguistici
e
non
,
in
funzione
di
una
professionalità
adeguata
di
un
corpo
docente
delle
scuole
secondarie
,
spiega
lo
scarto
tra
le
attese
,
peraltro
legittime
,
dei
«
Nuovi
(
si
fa
per
dire
)
programmi
»
della
scuola
media
del
1979
e
quelli
più
recenti
della
scuola
elementare
del
1985
da
un
lato
e
dall'
altro
la
preparazione
professionale
dei
nostri
insegnanti
.
[11]
Che
dire
poi
del
fatto
che
per
l'
insegnamento
della
lingua
straniera
nelle
scuole
elementari
non
è
affatto
obbligatorio
il
possesso
di
una
laurea
in
Lingue
e
letterature
straniere
,
ma
è
sufficiente
un'
auto-certificazione
della
competenza
delta
lingua
straniera
del
maestro
stesso
?
[12]
Come
tentativo
di
rinn
ovament
o
di
questo
quadro
desolante
dell'
insegnamento
delle
lingue
straniere
in
Italia
,
le
Edizioni
«
II
Mulino
»
hanno
inaugurato
qualche
anno
fa
una
originale
(
e
per
ora
unica
da
noi
)
collana
di
«
Introduzioni
allo
studio
delle
lingue
straniere
»
.
[13]
Essa
è
destinata
soprattutto
agli
studenti
di
lingue
e
letteratura
straniera
,
ai
professori
di
lingua
,
e
naturalmente
a
tutti
i
cultori
di
lingue
feconde
.
[14]
Fino
ad
ora
sono
apparsi
tre
agili
manuali
(
circa
300
pagine
ciascuno
)
,
dedicati
rispettivamente
alla
lingua
francese
a
cura
di
Charmaine
Lee
(
1987
)
,
alla
lingua
tedesca
a
cura
di
Federico
Albana
Leoni
e
Elda
Morlicchio
(
1988
)
e
alla
lingua
inglese
a
cura
di
Thomas
Frank
(
1989
)
.
[15]
Il
taglio
di
ogni
volume
è
quello
del
manuale
ampiamente
informativo
,
critico
,
saggiamente
eclettico
sui
vari
temi
e
problemi
relativi
alla
lingua
,
con
adeguato
supporto
bibliografico
.
[16]
Cos
ì
il
manuale
di
Frank
,
dopo
un
breve
capitolo
sulla
diffusione
de
«
L'
inglese
nel
mondo
»
,
dedica
ben
140
pagine
a
«
La
struttura
dell'
inglese
moderno
»
,
relative
a
fonologia
,
ortografia
,
morfologia
,
sintassi
,
lessico
e
pragmatica
.
[17]
Quasi
60
pagine
che
riguardano
invece
«
La
variazione
diacronica
»
:
uno
schizzo
di
storia
linguistica
dall'
antico
inglese
attraverso
il
medio
inglese
all'
inglese
moderno
.
[18]
Un
po'
meno
di
cinquanta
pagine
sono
consacrate
a
«
La
variazione
diatopica
»
,
cioè
alte
lingue
standard
e
ai
«
dialetti
»
in
Gran
Bretagna
,
negli
Stati
Uniti
e
in
altri
Paesi
anglofoni
.
[19]
In
una
ventina
di
pagine
si
affronta
«
La
variazione
diastratica
»
,
cioè
i
dialetti
sociali
d'
Inghilterra
e
d'
America
compreso
l'
inglese
dei
negri
americani
.
[20]
L'
ultimo
capitolo
(
di
S
.
La
Rana
)
riguarda
infine
«
La
lingua
inglese
in
Italia
»
.
[21]
Strutturati
in
modo
analogo
sono
i
volumi
sul
francese
,
sul
tedesco
,
sopra
ricordati
.
[22]
Il
testo
di
Thomas
Frank
è
un'
introduzione
allo
studio
della
lingua
inglese
dal
punto
di
vista
della
lingua
inglese
.
[23]
Manca
,
quindi
,
un
capitolo
sulla
linguistica
contrastiva
inglese-italiana
(
che
conta
vari
titoli
a
livello
di
fonologia
,
di
grammatica
e
di
vocabolaristica
di
lingue
)
.
[24]
E
manca
pure
un
capitolo
di
glottodidattica
dell'
inglese
.
[25]
Ma
si
tratta
in
fondo
di
due
assenze
non
rilevanti
in
un
manuale
ricco
di
oltre
500
riferimenti
bibliografici
.
[26]
Salvatore
Claudio
Sgroi
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