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I vocabolari, questi falsari

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 25 novembre 1989


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Pochi dizionari riescono a dare l'idea della lingua come sistema dinamico di elementi legati l'uno all'altro

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Sotto il profilo della vocabolaristica, il 1989, sulla scia degli anni precedenti, è stato caratterizzato da una ricca serie di pubblicazioni, anche di dimensioni non indifferenti. Lo scorso settembre l'editore Zanichelli ha poi rimesso in circolazione, dopo 80 anni, in edizione anastatica, un'opera tutta particolare, del 1909-12: il Tesoro della lingua italiana. Vocabolario nomenclatore illustrato di Palmiro Premoli.

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Tutti i vocaboli italiani, com'è noto, ordinano la massa delle parole della lingua secondo l'ordine alfabetico. Il che rende immediata e facile la reperibilità dell'informazione desiderata. Ma l'ordine alfabetico è lungi dal riflettere il carattere strutturale della lingua. Anzi il vocabolario con la sua disposizione alfabetica finisce con l'accreditare una concezione «falsa» della lingua, quasi questa fosse un semplice insieme di elementi senza alcun legame tra di loro. Almeno da Ferdinand de Saussure sappiamo però che una lingua (o dialetto) non è un insieme disordinato di elementi, ma piuttosto un sistema in cui gli elementi in maniera dinamica, «si tengono tra di loro». Com'è che i lessicografi e i loro prodotti (i vocabolari) danno conto del fatto che le migliaia di parole nella lingua (cioè nella testa dei parlanti della comunità) sono tra loro collegate? Un criterio potrebbe essere quello di raggruppare i segni linguistici partendo dai significanti, cioè dal loro aspetto fonico-grafico, raggruppandoli in «famiglie» di derivati e composti. Così sotto comune si registrano comunismo, comunista, ecc. anticomunismo, cattocomunismo, criptocomunismo, ecc. Per quanto sappiamo, in italiano (diversamente dal francese) non esiste alcun dizionario del genere.

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Si possono ricostruire le reti semantiche delle parole tenendo conto oltre che dei rapporti di derivazione e composizione in pura sincronia anche dei valori semantici di origine, cioè per affinità sia di significato che di etimologia. Così sotto causa si collocano (sincronicamente) causale, causalità, ecc. e (etimologicamente) anche cosa, cosare, ecc. nonché scusare, scusabile ecc. È questa la strada seguita dal Dir o Dizionario Italiano Ragionato (ed. D'Anna 1987). C'è tuttavia una certa «forzatura» e contraddizione nel voler dar conto della struttura lessicale di una lingua in prospettiva a un tempo sincronica e diacronica. Cosa e causa sono etimologicamente accomunate (entrambe derivanti dal lat. causa: la prima per via popolare, la seconda per via dotta) ma la consapevolezza di tale legame è del tutto impertinente, se non fuorviante, per il corretto funzionamento ed uso dei due termini nella lingua di oggi. Una ulteriore possibilità per dar conto della struttura semantico-lessicale di una lingua è quella di partire da un termine base con i significati e i referenti cui rinvia, ricostruendo la costellazione di parole che si riferiscono allo stesso dominio lessicale. La definizione e delimitazione del campo semantico-lessicale è fatta in una prospettiva rigorosamente sincronica, bandendo il ricorso all'etimo. Essa è naturalmente aperta, perché aperta è la natura della lingua, e quindi suscettibile di ulteriori integrazioni di termini e significati. Così sotto comune si collocano vari sinonimi generale, volgare ecc., e non solo comunismo e accomunare, ma anche socializzare, socialismo. ecc. E questo è il modello offerto dal Vocabolario nomenclatore del Premoli, che non rinuncia però ai vantaggi (con gli opportuni rinvii) dell'ordine alfabetico. Da qui il sottotitolo, ampiamente meritato, dell'opera: «spiega e suggerisce parole, sinonimi, frasi». Questa organizzazione «strutturale» del lessico rende particolarmente leggibile (non solo consultabile) l'opera. Così alla voce Anatomia e famiglia sono dedicate ben 6 pagine con varie decine di termini correlati, 8 a bambino, e così via.

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Salvatore Claudio Sgroi


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