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Quel corvo ha l'accento francese

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 18 novembre 1989
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column3-8


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È l'autore di oscene volgari e crudeli lettere anonime che sconvolgono una cittadina di provincia in un film di Clouzot del 1943
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Sono almeno sei mesi che, minaccioso, vediamo volare basso sulla lingua italiana (e non solo ahimè su di essa) un corvo col neo-significato (tutto umano) di «autore di lettere anonime».
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Alla fine di maggio-inizio giugno risale infatti l'invio di lettere anonime alla Commissione parlamentare antimafia.
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Chi sarà dunque questo «corvo»?
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Dopo due mesi, con fiducia (rivelatasi eccessiva) «La Stampa» titolava: «II caso Di Pisa. oggi la verità sul "corvo", mentre lo stesso giorno «La Sicilia» meno ottimista scriveva: «Forse oggi si saprà chi è il "corvo".
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Già il giorno successivo il «Corriere della Sera» toglieva al lettore ogni dubbio al riguardo: «Di Pisa bruciato dalle perizie», e nel catenaccio: «Ma è ancora lontana la verità ufficiale sul Corvo di Palermo».
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A distanza di altri tre mesi la situazione era lungi dall'essere chiarita.
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«Dopo aver rimosso Di Pisa il Csm passa all'antagonista», trasferendo cioè Ayala, titolava «la Repubblica».
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«E il Corvo?», chiedeva qualche giorno dopo lo stesso giornale ad Ayala.
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Risposta: «Continuerà a volare...».
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Lo storico Nino Recupero, in un suggestivo articolo su I corvi antichi («La Sicilia»), osserva argutamente e con rammarico che gli era «sfuggito il nome del geniale battezzatore (stavo per scrivere padrino) che ha coniato il termine corvo».
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Se, come vedremo, non esiste «coniatore» del termine in italiano, è certamente pertinente, in sede di storia linguistica, l'individuazione di chi per primo abbia in italiano adoperato il termine con questo valore.
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L' esempio più antico che abbiamo rintracciato è quello su «la Repubblica» del 19 luglio 1989: "II corvo" di Palermo», e nel catenaccio: «È esploso il giallo delle lettere anonime» a firma di Silvana Mazzocchi.
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Successiva è invece la comparsa del termine sul «Corriere della Sera» e su «La Stampa».
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Su «L'Espresso» del 30 luglio è apparso anche un titolo assai suggestivo: «II Corvo, la Talpa e il Falcone» di Sandro Acciari, che significativamente così esordiva: «C’è il Corvo, la Talpa e il Falcone. Sembrano i personaggi di una favola di Esopo, invece sono i protagonisti di un dramma vero».
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Se il referente umano del «corvo» rimane così ancora di difficile identificazione, possiamo in cambio fornire alcuni elementi sulla sua identità... linguistica.
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Il significato «umano» di corvo viene inaspettatamente - da lontano.
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Esso ricalca infatti quello del francese corbeau: 1) «corvo» e 2) «autore di lettere anonime», registrato peraltro nei correnti dizionari monolingui francesi (Petit Robert, Lexis, ecc.), e anche nel dizionario francese-italiano del Boch, edito da Zanichelli.
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La fortuna del significato del termine francese appare a sua volta legata al film di Henri-Georges Clouzot, risalente al 1943, intitolato per l'appunto Le Corbeau, «uno dei primi esempi del "cinema nero", per il quale Clouzot fu accusato di collaborazionismo con i tedeschi. Autore del soggetto del film era Louis Chavance, che aveva scritto il testo prima della guerra, ispirandosi a fatti realmente accaduti. Il film è stato doppiato in italiano, probabilmente nel 1946 (o nel 1947). Il significato particolare di corbeau/corvo, vecchio di un cinquantennio in francese (fine anni '30), non è quindi in ogni caso in italiano così recente come la nuova fortuna del termine potrebbe far credere. Non ricordiamo (purtroppo) di aver visto questo film (in Tv?). Ma grazie a opere come Il cinema. Grande stona illustrata della De Agostini o al Dizionario universale del cinema di F. Di Giammatteo (Editori Riuniti) sappiamo che il protagonista del film di Clouzot è l'autore di «oscene, volgari e crudeli» lettere anonime, firmate appunto «il corvo», che sconvolgono la vita di una tranquilla cittadina. «Il corvo» è così lo jettatore, il cucco, il foriero di disgrazie diverse che colpisono i vari destinatari delle missive. Tra gli altri il dottor Germain viene accusato di una relazione con Laura Vorzet, moglie di un suo collega psichiatra.
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Si scopre poi che «il corvo» è proprio il collega Vorzet, che obbligava la moglie a scrivere le lettere anonime e che poi lui farà rinchiudere in manicomio.
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Ma Vorzet, alla fine, verrà ucciso da una donna il cui figlio si era suicidato a seguito di una lettera anonima.
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Possiamo, per concludere, ancora ricordare che, accanto a corvo calcato semanticamente sul corbeau francese, è più volte apparso nel corso degli articoli il neo-derivato, indigeno e meno connotato, anonimista: un de-aggettivale con il suffisso -ista, indicante attività o professione.
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Così sul «Corriere della Sera» si leggeva la seguente dichiarazione di Falcone: «So che Di Pisa ha fama di anonimista ma per fatti di minor peso».
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L'articolista de «La Stampa» da parte sua, ancora prima, annotava: «(...) indiscrezioni e articoli di giornali l'avevano bollato (il Di Pisa) come l'anonimista», mentre «La Sicilia» ricordava che «Tutti lo avevano segnato a dito come l'anonimista».
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Salvatore Claudio Sgroi

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