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Quando Pirandello scoprì «l'americanata»

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 17 settembre 1988


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A dieci anni dalla comparsa del primo volume nel 1979 si è conclusa ora con il quinto, per un totale di quasi 1.
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500 pagine, la pubblicazione del «Dizionario etimologico della lingua italiana» (noto ormai con la sigla DELI) di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli (Zanichelli, Bologna).
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Nel 1980 era infatti apparso il secondo volume, nel 1983 il terzo e nel 1985 il quarto.
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La fatica dei due autori era già iniziata un decennio prima, nel 1969, per la preparazione del lemmario e lo spoglio della letteratura scientifica relativa.
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Il DELI non è tuttavia un semplice dizionario etimologico, ma è piuttosto un dizionario «storico—etimologico», secondo la più matura concezione della ricerca etimologica.
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Il lettore non vi trova infatti l'indicazione nuda dell'origine della parola, alla maniera dei dizionari generali della lingua che forniscono l'etimo subito dopo il lemma (per esempio lo Zingarelli) o alla fine (per esempio, il Garzanti).
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Il DELI distingue infatti le varie accezioni di ogni termine, dalla più antica alla più moderna, fissando per ognuna di esse la data di prima attestazione, suscettibile peraltro di ulteriori precisazioni.
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Così «cirneco», il noto cane dell'Etna, è datato 1942 e fatto risalire al siciliano, derivante a sua volta, attraverso la forma ricostruita del latino, al greco col significato di «cane della Cirenaica».
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Il siciliano «cirnecu» è peraltro attestato aggiungiamo noi per la prima volta nel dizionario siciliano—latino dello Scobar del 1519 e in italiano risale almeno al 1911 in una nota opera di E.
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Ciaceri.
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Anche «americanata», attestato nel 1905 dal DELI, appare usato da Luigi Pirandello in una lettera da Bonn del 1890.
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La voce «anglicismo», datata 1892, compare già cinquantanni prima nella quinta redazione del trattato manzoniano «Della lingua italiana».
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Più clamoroso è forse il caso di «geminazione» (delle consonanti), la cui prima attestazione del DELI, fissata al 1956, è retrodatabile oltre quattro secoli prima con le «Regole grammaticali della volgar lingua» del Fortunio (1516).
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Per questo loro faticoso lavoro di datazione i due autori si sono naturalmente avvalsi di opere precedenti, in particolare il dizionario della Crusca, il Tommaseo—Bellini e il «Grande dizionario (storico) della lingua italiana» a cura di F.
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Battaglia (UTET, Torino), cominciato a uscire nel 1961 e giunto quest'anno, dopo 14 volumi, a tutta la lettera «P», ma senza naturalmente sottrarsi a lunghe e pazienti ricerche di prima mano.
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In nessun campo forse come la ricerca storica la scienza non può procedere se non per accumuli successivi, piuttosto che per salti o impossibili rivoluzioni che facciano tabula rasa del già acquisito.
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L'ordine dei lemmi e. per gli irrinunciabili vantaggi, quello alfabetico, ma gli autori hanno disposto di solito sotto la stessa entrata derivati e composti, da mettere in luce rapporti strutturali e storici del lessico italiano.
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In una sezione finale essi forniscono l'etimologia vicina ma anche remota, come si è visto nel caso di «cirneco», discutendo criticamente le diverse e più significative proposte etimologiche.
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II dizionario comprende circa 60.
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000 parole, con un totale di circa 100.
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000 accezioni.
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Un lavoro enorme, come si può osservare, ma che attende di essere continuato, se si pensa che un dizionario corrente contiene circa 100.
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000 lemmi.
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Le caratteristiche del DELI lo rendono particolarmente fruibile anche nel mondo della scuola e in genere al lettore non specialista, che viene inoltre avviato alla delicatissima ricerca etimologica, tradizionalmente soggetta alle ipotesi più fantastiche da parte dei dilettanti.
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Rispetto all'altro grande «Dizionario etimologico italiano» (ovvero DEI) di C.
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Battisti e G.
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Alessio, con la collaborazione di G.
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B.
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Pellegrini ed E.
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De Felice (Barbera, Firenze 1950—1957, cinque volumi di complessive circa 4.500 pagine), il DELI costituisce certamente un avanzamento ma non un superamento.
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Se da una parte esso è molto più attento alle vicende storico—semantiche delle parole e alla discussione critica delle varie proposte etimologiche, dall'altra comporta un numero inferiore di lemmi ed è molto meno ricco quanto a novità etimologica.
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Ancora una volta dunque la scienza procede per accumulazioni successive.
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L'altro grande dizionario etimologico che il DELI ci richiama, è invece il LEI, ovvero «Lessico etimologico italiano» (Reichert, Wiesbaden, dal 1979).
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Un'opera, a dir poco, monumentale, diretta dallo svizzero Max Pfister con una agguerrita équipe di studiosi, in cui la qualifica di «italiano» ha valore più geografico che linguistico.
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Si tratta infatti di un dizionario storico—etimologico non solo della lingua ma di tutti i dialetti italiani!
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Data questa caratteristica il LEI è organizzato diversamente dal DELI e dal DEI.
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Questi ultimi sono infatti dizionari retrospettivi: procedono dall'italiano al latino e alle altre lingue che hanno fornito dei prestiti.
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Il LEI procede invece in senso esattamente opposto, cioè prospettivo: dal latino all'italiano e ai dialetti.
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I lemmi sono infatti costituiti dalle basi latine, sotto cui sono organizzati tutti i derivati italiani dialettali.
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Il che rende anche più delicata la consultazione dell'opera.
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Date queste ciclopiche dimensioni non a si può stupire se nell'arco di un decennio si è giunti alla voce «aquaceus» con tre volumi in quarto di circa 4.
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000 pagine.
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Grazie al DEI, al DELI e al LEI, variamente complementari e con destinatari in parte diversi, la ricerca etimologica italiana è ora perfettamente al passo con quella di altre lingue di cultura, come la francese che vanta l'opera del Wartburg o quella spagnola che può contare sul Corominas—Pascual.
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Salvatore Claudio Sgroi

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