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I dottorane!., questi poveri fantasmi

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 14 maggio 1988


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Dottorando è termine del linguaggio giuridico-amministrativo relativo all'ordinamento universitario che invano si cercherebbe nei dizionari anche più recenti. Il neologismo è un deverbale di dottorare col suffisso - andò. Il modello è infatti laureano^ (attestato fin dal 1551), a sua volta formato su nomi come bevanda, locanda in sui si è perduta la motivazione semantica del suffisso. La figura del dottorando è legata alla istituzione, con la legge del 21/11/1980 n. 28 e il D.P.R. dell'11/7/1980 n. 382, del dottorato di ricerca, (Quest'ultimo sintagma è invece accolto nei più recenti dizionari). Il dottorato, di durata non inferiore a tre anni, è solo un titolo per la ricerca scientifica, non per l'insegnamento universitario. I nuovi dottori (di ricerca) aspettano come neologismi semantici («laureali che hanno conseguito un dottorato di ricerca o si sono addottorati») un posto adeguato... nella nostra vocabolaristica.

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Se il dottore (di ricerca) si colloca ancora fuori della piramide universitaria, all'apice di quest'ultima troviamo invece il professore ordinario (ovvero chiarissimo o cattedratico). La prima attestazione del sintagma professore ordinario è del 1870, se non del 1861. (Ma ordinario come aggettivo nell'accezione «che è parte del ruolo organico» risale ancor prima al 1661). La definizione di ordinario è data dal Garzanti (1987) in base al criterio dello status: «nell'insegnamento universitario, professore di ruolo di prima fascia». Altri dizionari come il DIR (1988) definiscono invece ordinario il «professore che ricopre la carica stabilmente, a pieno titolo», distinguendolo dallo straordinario («che ancora deve subire un esame, o un controllo»). Analogamente fanno il De FeliceDuro (1975) il Dardano (1981-82), il Battaglia (1984). In maniera strana l'identità dell'ardinario universitario non trova invece un esplicito riconoscimento in altri dizionari. Sia il Devoto-Oli (1971) che il Devoto-Oli illustrato (1987) fanno cenno solo all'ordinario «nelle scuòle secondarie». Anche lo Zingarelli (1983) definisce tout court l'ordinario come «professore di ruolo» senz'aldina ulteriore distinzione.

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Alla base della nostra piramide accademica troviamo poi la figura del ricercatore, nata nel 1980 con lo stesso d.P.R. n. 382. (Il significato generico di «chi si dedica a una ricerca» è databile invece al 1872). Unanime è la definizione di ricercatore (universitario) fornita dai nostri lessicografi, quali Garzanti, Zingarelli, Dardano, DIR, Devoto-Oli illustrato. Quest'ultimo (1987) lo definisce indicandone status e funzioni: «Nell'attuale ordinamento universitario italiano, laureato che ricopre il ruolo iniziale della carriera universitaria con funzione di ricerca scientifica e di attività didattica». Il Lessico Universale Italiano (1986) (LUI) da parte sua precisa che «L'Università si arricchisce così di una nuova figura di docente, che assume una posizione più autonoma e aggiornata di quella riconosciuta all'assistente nel precedente ordinamento» (Supplemento, I-Z, p. 385).

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Il livello intermedio della nostra piramide è costituito dall'assolato II termine risale all'ottobre 1978, perfezionato con il D.P.R. 1980 di cui sopra, ma non compare ancora nei dizionari di Dardano (1981-82), Cortelazzo-Cardinale (1986), Quarantotto (1987), pur essendo chiaramente calcato sull'associate professar americano nel Dizionario di anglicismi di Rando (1987). Associato è definito nei nostri dizionari in riferimento al ruolo (piuttosto che alle funzioni): «Nell'ordinamento universitario italiano, è quello appartenente a un ruolo intermedio tra il ricercatore e il professore ordinario» (Zingarelli e Devoto-Oli illustrato), ovvero «docente di ruolo di seconda fascia» (Garzanti). Analogamente il DIR.

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Altra nuova figura emersa con la 382 del 1980 è quella del professore a contratto (ignorato nei dizionari) studioso o esperto particolarmente qualificato chiamato per attivare «corsi integrativi di quelli ufficiali».

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L'immagine dell'università quale emerge dai dizionari, a giudicare dalle loro omissioni e dal confronto delle definizioni, appare invero non poco deformata. Il privilegiare come criteri deifnitori lo status (ruolo superiore-inferiore) di ordinari ed associati rispetto alle loro funzioni lascerebbe credere infatti che la ricerca scientifica e l'attività didattica siano prerogativa esclusiva della categoria dei ricercatori, quasi che ricerca e didattica importassero poco a ordinari e associati.

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Una eccezione al riguardo è costituita dalla definizione del Duro (1986), il quale invece precisa che «il professore associato ha piena titolarità d'insegnamento e libertà di ricerca nell'unitarietà della funzione docente, sia pure con distinzione di diritti rispetto al ruolo dei professori ordinari».

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In attesa che il Duro dia anche adeguata definizione nei prossimi volumi di ordinario e ricercatore, una sicura informazione su tutta questa terminologia e tamatica è offerta intanto dalle voci enciclopediche (dottorato, professore, ricercatore) dei due Supplementi (1985 e 1986) del LUI.

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Se questi sono i termini principali che definiscono il campo della terminologia accademica attuale, uno sguardo al passato, peraltro recente, ci permette di individuare termini, ancora più numerosi, ormai consegnati alla storia o quasi. Ci riferiamo in particolare a borsista (1941); assegnata (1973); contrattista (1973); aggiunto calcato sul francese adjoint e sullo spagnolo adjunto, durato appena due mesi (decreto Pedini ottobre-dicembre 1978): tutti poi variamente promossi a «ricercatore». Incaricato (1861), calcato sul francese chargé de cours, poi espanso in (incaricato) stabilizzato (1973), prima di passare ad «associato». Professore aggregato (1966-1973) poi «ordinario». Pubblico professore (1871) poi «professore universitario», ecc.

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Salvatore Claudio Sgroi


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