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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Alla fine il parlante ha sempre ragione
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
10
settembre
1988
more header data
[1]
Immergersi
nella
lettura
di
un
testo
come
la
Grammatica
italiana
(
oltre
700
pagine
,
in
quarto
)
di
Luca
Serianni
con
la
collaborazione
di
Alberto
Castelvecchi
(
UTET
,
Torino
1988
)
,
per
di
più
durante
una
torrida
estate
,
potrebbe
apparire
l'
effetto
di
una
pulsione
masochistica
o
(
come
invito
ad
altri
)
,
sadica
.
[2]
Eppure
la
lettura
di
un
testo
di
grammatica
rimane
un'
avventura
affascinante
.
[3]
Perché
una
grammatica
è
una
proposta
di
ordinamento
e
sistematizzazione
di
una
massa
non
indifferente
di
fatti
linguistici
.
[4]
E
in
quanto
tale
,
soddisfa
in
chi
si
sobbarca
a
tale
fatica
(
nello
scriverla
o
solo
nel
leggerla
)
bisogni
profondi
,
se
non
di
certezze
,
almeno
di
alcuni
punti
di
riferimento
.
[5]
Una
grammatica
si
presenta
insomma
come
il
tentativo
di
porre
ordine
in
un
caos
apparente
,
di
mettere
a
nudo
i
meccanismi
di
funzionamento
di
un
idioma
storico-naturale
,
svelandone
la
«
logica
»
imprevedibile
regolata
dalle
esigenze
della
comunicazione
.
[6]
Una
grammatica
,
come
questa
di
Serianni-Castelvecchi
,
descrive
la
competenza
linguistica
degli
utenti
della
lingua
nazionale
.
[7]
Ma
una
lingua
come
l'
italiano
,
adoperato
,
se
non
da
tutti
gli
italiani
,
comunque
,
da
milioni
di
utenti
,
si
presenta
estremamente
diversificata
,
più
nella
sua
fondamentale
unitarietà
.
[8]
La
nostra
grammatica
,
prevalentemente
sincronica
,
cioè
descrittiva
degli
usi
attuali
,
è
così
inevitabilmente
selettiva
,
in
quanto
centrata
sugli
usi
dell'
«
italiano
comune
»
e
della
«
lingua
letteraria
»
,
come
indicato
nel
sottotitolo
.
[9]
L'
italiano
letterario
otto-novecentesco
,
nei
suoi
legami
col
passato
,
è
privilegiato
da
Serianni-Castelvecchi
,
come
testimonia
la
presenza
massiccia
degli
esempi
d'
autore
,
accanto
agli
usi
settoriali
(
linguaggio
giornalistico
,
legislativo
,
scientifico
,
ecc
.
)
.
[10]
Non
mancano
qui
peraltro
,
per
quanto
molto
limitati
,
i
riferimenti
all'
italiano
parlato
informale
e
agli
italiani
regionali
.
[11]
«
Caratteristico
dell'
Italia
meridionale
—
si
legge
per
es
.
a
p
.
81
—
è
il
complemento
oggetto
retto
dalla
preposizione
a
»
.
[12]
Ma
nessun
cenno
alla
preposizione
di
col
valore
di
«
per
»
,
che
introduce
nell'
uso
siciliano
le
proposizioni
limitative
:
«
di
mangiare
,
qualcosa
l'
ho
mangiata
»
.
[13]
Il
tipo
di
italiano
qui
analizzato
è
,
in
altri
termini
,
l'
italiano
scritto
ma
anche
parlato
dalle
persone
colte
in
circostanze
non
troppo
informali
»
(
p
.
VIII
)
.
[14]
Rimane
invece
decisamente
ai
margini
di
questa
grammatica
l'
italiano
«
popolare
»
dei
semicolti
.
[15]
Una
soglia
,
questa
,
di
norma
non
superata
dagli
autori
,
che
optano
di
solito
per
rinvii
bibliografici
istituzionali
.
[16]
La
descrizione
fornita
da
questa
grammatica
riguarda
ì
livelli
classici
dell'
analisi
di
una
lingua
:
pronuncia
e
grafia
(
«
fonologia
e
grafematica
»
,
circa
70
pagine
)
,
morfosintassi
(
nome
,
articolo
,
ecc
.
,
circa
350
pagine
)
,
sintassi
della
frase
e
del
periodo
(
circa
100
pagine
)
e
,
come
capitolo
di
transizione
tra
grammatica
e
lessico
,
la
formazione
delle
parole
(
circa
30
pagine
)
.
[17]
Il
volume
si
chiude
con
una
originale
appendice
(
circa
100
pagine
)
di
testi
commentati
,
di
grande
efficacia
didattica
,
riguardanti
la
prosa
letteraria
,
la
lingua
della
poesia
e
la
lingua
non-letteraria
,
e
con
due
funzionalissimi
indici
degli
autori
citati
e
delle
nozioni
e
delle
forme
rilevanti
.
[18]
L'
armamentario
teorico
messo
in
campo
dagli
autori
è
,
come
si
può
notare
anche
dall'
ampia
ma
selettiva
bibliografia
,
quello
tradizionale
,
di
matrice
greco-latina
.
[19]
Il
che
garantisce
la
leggibilità
dell'
opera
al
«
lettore
colto
ma
non
specialista
»
(
p
.
VII
)
,
cui
il
volume
è
espressamente
destinato
.
[20]
La
trattazione
,
pur
nella
sua
sostanziale
aderenza
a
moduli
interpretativi
tradizionali
,
non
è
priva
in
vari
punti
di
eleganza
e
di
originalità
.
[21]
Così
,
per
esempio
,
nel
trattamento
dei
pronomi
allocutivi
,
là
dove
illustra
il
sistema
trimembre
(
voi-lei-tu
)
oggi
sostituito
da
quello
bimembre
(
le
i
-tu
)
.
[22]
La
fedeltà
alla
tradizione
non
impedisce
agli
autori
di
tener
conto
anche
dei
risultati
più
moderni
dell'
analisi
linguistica
,
pur
se
in
maniera
assai
misurata
.
[23]
Cosi
,
del
tutto
nuovi
rispetto
all'
approccio
scolastico
sono
il
cap
.
[24]
I
sull'
analisi
fonologica
e
il
cap
.
[25]
IX
sulle
«
congiunzioni
e
i
segnali
discorsivi
»
,
o
ancora
i
paragrafi
sull'
articolo
determinativo
e
indeterminativo
,
ispirati
ai
principi
della
linguistica
testuale
.
[26]
Gli
autori
,
oltre
che
descrivere
i
vari
usi
dell'
italiano
comune
e
letterario
,
non
hanno
voluto
rinunciare
al
ruolo
di
grammatici
«
prescrittivi
»
,
fornendo
indicazioni
su
usi
scorretti
o
da
non
seguire
.
[27]
Si
ritrovano
così
qua
e
là
,
in
misura
peraltro
assai
discreta
,
indicazioni
quali
«
forme
diffuse
un
po'
dovunque
o
specifiche
di
aree
regionali
ma
comunque
da
evitare
»
(
p
.
52
)
.
[28]
Ma
per
noi
,
una
grammatica
vale
non
in
quanto
sentenzia
su
quello
che
gli
utenti
debbono
o
non
debbono
dire
.
[29]
In
realtà
,
sono
sempre
i
parlanti
a
decidere
gli
usi
della
lingua
in
base
alle
loro
esigenze
espressive
e
comunicative
.
[30]
Come
dire
che
il
parlante
ha
sempre
ragione
.
[31]
Il
grammatico
può
solo
cercare
di
descrivere
e
spiegare
con
strumenti
teorici
sempre
più
raffinati
,
ma
inevitabilmente
parziali
,
gli
usi
infiniti
,
e
imprevedibili
della
lingua
di
una
comunità
.
[32]
La
grammatica
di
Serianni-Castelvecchi
,
la
più
ampia
attualmente
esistente
sull'
italiano
,
viene
a
colmare
un
ritardo
di
cinquant
’
anni
rispetto
ad
altre
tradizioni
grammaticali
,
come
quella
francese
che
può
vantare
al
riguardo
Le
bon
usage
di
Maurice
Grevisse
.
[33]
E
ci
auguriamo
che
,
come
questa
,
possa
avere
uguale
fortuna
di
pubblico
attraverso
molteplici
edizioni
,
sempre
più
aperte
al
potenziale
comunicativo
della
lingua
.
[34]
Salvatore
Claudio
Sgroi
Text view
•
Paragraph view