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I parenti greci del kanak

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 7 maggio 1988


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Kanak, con grafia decisamente fonetica, è il termine venuto (o ritornato) alla ribalta della stampa nazionale dalla lontana Oceania, in occasione della lotta degli indipendentisti della Nuova Caledonia, occupata dai francesi fin dal 1853.
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Kanak è un termine che invano si cercherebbe nei dizionari italiani.
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Il termine in questione è' proprio della famiglia linguistica maleo-polinesiana.
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In havvaiano kanaka significa infatti «essere umano» ed è parola piana.
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Il plurale è invece Kanaka, sdrucciolo, con allungamento della prima a.
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Nel francese della Nuova Caledonia kanaka è passata nella forma canaques (o kanaqua a indicare gli abitanti melanesiani del luogo. Su una popolazione di 120.000 abitanti, il 4% sono infatti melanesiani (o canaques), il 39% europei, il 14% indonesiani, polinesiani, asiatici.
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Canaques, con in più il significato generale di «indigeni dell'Oceania, delle isole del Sud del Pacifico», è presente altresì nel francese metropolitano.
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Il termine appare infatti nella prosa di A.
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Daudet, ed è attestato del Grand Larousse de la langue francane nel 1866, anche se nella forma canack possiamo metrodatarb al 1861.
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D francese canaque ha assunto altresì fin dal 1899 l'accezione familiare e spregiativa di «individuo».
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D termine kanaka è adoperato pure nel pidgin della Nuova Guinea, o neo-melanesiano, con valore spregiativo di «indigeno della boscaglia».
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La diffusione di kanaka è tuttavia ancora maggiore di quel che si potrebbe a prima vista credere.
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Esso è passato infatti in inglese, fin dal 1840, in una semplice accezione.
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Kanaka compare così nel grande Dizionario (Sansoni) delle lingue italiana e inglese con due traducenti italiani 1) «indigeno delle isole dei mari del Sud» e 2) «havvaiano» (È invece stranamente scartato come traducente per il primo significato il prestito adattato «canaco»).
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D Canaco o Canada con cui due traduttori rendono il Kanuck del «Canto di me stesso» sezione 6, nella nota raccolta Foghe d'erba (1855) di Walt Whhman (Einaudi 1950 e ora Mondadori 1985 pp. 66-67; Edizioni Del Paniere, Verona 1985 p. 43), non ha invece nulla a che vedere col nostro canaco melanesiano.
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Kanuck significa in realtà come chiarisce il Webster, «canadese»: •franco-o anglocanadese».
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In quanto tecnicismo il nostro kanaka nella forma Kanake è presente anche in tedesco nel grande Dizionario (Sansoni) delle lingue italiana e tedesca (1972), che indica quale traducente italiano canaco (pur tuttavia assente nella sezione italiano-tedesco).
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Canaco non manca neppure in spagnolo per indicare «gli indigeni di Tahiti e delle altre isole dell'Oceania».
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La forma Canaca nello spagnolo del Cile mostra invece un netto processo di degradazione semantica.
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Essa indica infatti 1) l'individuo di razza gialla, 2) il bordello, 3) il padrone di un bordello (e non «di una bettola» come si legge nel dizionario delTAmbruzzi).
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La forma kanak della nostra stampa appare invariata con funzione aggettivale.
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Così nella sigla Finta «Fronte di Liberazione nazionale kanak socialista».
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Anche come sostantivo plurale la forma è kanak, senza -s: «Nuovi scontri tra gendarmi e kanak» (occhiello, Corriere della Sera 1. V); «Slitta la decisione di Chirac sullo scioglimento dei kanak» (occhiello, la Repubblica 30. IV).
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In due casi abbiamo però pescato un plurale all'italiana: kanaki, nel corpo di due articoli de «la Repubblica»: «I capi del fronte di liberazione socialista dei kanaki» (22. IV) «un europeo (...) tiene per i kanaki rapporti con la stampa» (3. V).
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Segnaliamo ancora una curiosa coincidenza che non sapremmo spiegare se non dovuta al puro caso tra la cultura maleo-polinesiana e quella indeuropea, che presenta in greco un Kd-nakhos e in latino un Canachus quale nome di tre scultori greci.
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D lungo e complesso iter qui ricostruito (solo in parte) del polinesiano kanaka attraverso varie lingue (pidgin melanesiano, inglese americano e britannico, francese della Caledonia e dell’Esagono, tedesco settoriale, spagnolo peninsulare e cileno, italiano settoriale) in forme diverse (kanaka; canaque, kanaque, canack; Kanake; Canaca, canaco, kanak, kanaki, canaM) dimostra, se ce n'era ancora bisogno, come le «lingue pure» non esistono, e che anzi anche lingue tra di loro assai lontane possono stabilire contatti attraverso intermediari e canali imprevedibili, in maniera saussurianamente del tutto «arbitraria».
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Salvatore Claudio Sgroi

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