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Tra le grammatiche dell'italiano scritte da italianisti stranieri, ma non destinate in maniera specifica agli studenti stranieri, spicca decisamente la Grammaire critique de l'italien di Jacqueline Brunet, edita dalle Presses Universitaires de Vincennes, Saint Denis. Dal 1979 ad oggi, sono apparsi, con scadenza quasi annuale, nove volumi, per oltre duemila pagine. I nove tomi finora pubblicati riguardano: Le pluriel, L'article, Le possessif, Dèmonstratifs, numèraux indéfinis, Le genre, L'adjectif, La comparaison, Les pronoms penonnels, e gli allocutivi Tu, voi, lei. Ma la certosina quanto mirabile ricerca della Brunet è lungi dall'essere conclusa, dal momento che il primitivo progetto in dieci volumi si è già allargato a una quindicina di tomi.
Sotto il profilo tipologico, questa non è una grammatica bilingue (francese-italiano) ad uso dei soli francesi, ma una grammatica monolingue, ancorché scritta in francese. La lingua oggetto di studio (l'italiano) è infatti analizzata mediante una metalingua che non è (come ci si aspetterebbe) l'italiano, ma appunto il francese. Si tratta inoltre di una grammatica scientifica, di tipo descrittivo-esplicativo della lingua italiana del Novecento, assai attenta ai contesti sociolinguistici. Non ci troviamo pertanto dinanzi a una grammatica di stampo «pedagogico» con relativi esercitazioni o di tono «prescrittivo», preoccupata cioè di sanzionare usi «corretti», stigmatizzando altri usi (presuntamente) «scorrerti».
Per raggiungere l'obiettivo della descrizione-spiegazione degli usi linguistici, la Brunet si è sistematicamente basata — ed e questa la specificità della sua grammatica — su esempi attestati di lingua scritta, letteraria e non. Così il volume sui pronomi. Tu, voi, lei e le altre forme allocutive (che qui esamineremo per dare una idea della struttura di questa grammatica) è costruito su ben 232 esempi numerati, tratti da 67 titoli di 47 autori novecenteschi (elencati alle pp. 127-128). L'aggettivo critique del titolo è poi ampiamente giustificato dal fatto che l'autrice ha buon gioco nel sottoporre a verifica le «norme» spesso irreali, imprecise o semplicemente velleitarie dei vari grammatici normativi, alla luce degli usi reali attestati dai suoi 232 esempi.
Il volume comporta una prima parte sulla morfosintassi degli allocutivi pronominali (pp. 9-47). Tra gli usi meridionali si menzionano così i reverenziali vossia, voscenza, vossignoria col supporto di esempi di Sciacca, Lampedusa e Brancati, Borgese (pp. 16-17). Vari altri esempi (pp.32-37) illustrano la variabilità dell'accordo, maschile o femminile, con referenti maschili del pronome la: «Eccola accontentata» o anche «Eccola arrivato». Non meno ricca e l'esemplificazione (pp.43-47) relativa alla variabilità dell'uso della maiuscola/minuscola reverenziale, es. «Caro collega, Ti scrivo per annunciare (...)». La seconda parte del volume (pp. 49-126) riguarda invece gli usi e i valori dei microsistemi singolare (tu-voi-lei) e plurale (voi-loro). È questa certamente la sezione più nuova ed originale per lo sforzo di sistematizzazione di farti linguistici spesso sottili e per la ricchezza e acutezza di osservazioni. La Brunet analizza qui dapprima le strutture diadiche reciproche tu/tu, lei/lei, voi/voi (pp. 51- 78) e quindi le strutture diadiche asimmetriche lei/tu, voi/tu, lei/voi (pp. 79-95), variabili in base all'età, alla posizione sociale, al grado di istruzione degli interlocutori. I diversi usi sono poi esaminati in funzione dei diversi domini (pp. 97/124): giustizia, chiesa, esercito, carcere, corrispondenza, stampa, preghiera, prefazioni, cinema, pubblicità, ricette di cucina.
Con un inventario di tre elementi, i sistemi allocutivi pronominali per il singolare sono tre. Un primo sistema prevede la scelta fra tu (confidenziale) e lei (formale). È questo il sistema «standard» e più moderno.
Un secondo sistema, anch'esso binario, con valori analoghi, ma connotato geograficamente in senso meridionale e più antico, è costituito da tu e voi. II terzo sistema, di transizione, è quello ternario formato da tu (personale) versus voi e lei (entrambi transazionali). Il lei in questo caso designa però un destinatario in posizione di superiorità, mentre chi si trova in posizione di subalternità e a sua volta indicato con un voi. Così il cameriere riceve il voi dall'ospite di riguardo a cui egli da del lei.
Per quanto riguarda il microsistema plurale voi (informale) / loro (formale), non appare invece stranamente, in questo pur ricco corpus, la variante voialtri/e contrapposta spesso al voi singolare, pur non infrequente in autori siciliani. Così nel Gattopardo Don Fabrizio afferma: «Ma insomma voialtri garibaldini non portate più la camicia rossa?» (Feltrinelli 1985, p. 140). E analogamente nella novella Il rosario di Federico De Roberto voialtre si oppone a voi. Da quanto sopra, si deduce inoltre che il voi, adoperato in tanta pubblicità, e interpretato come plurale dagli utenti del primo sistema (tu-lei), ma e ambiguo per chi ha il secondo sistema (tu-voi), potendo essere sia singolare che plurale.
Le pagine della Brunet non sono meno istruttive quando, a proposito della proibizione del lei in epoca fascista, rievoca vari episodi, tra cui le perizie letterarie di Buzzati e Pavese costretti a mutare nei loro romanzi e racconti l'interdetto lei (del primo sistema) con il più «ortodosso» e antimodernista voi (del secondo sistema).
Dobbiamo, in conclusione, essere assai grati alla studiosa francese per questa sua grammatica al servizio della lingua italiana e dei suoi utenti (nativi e non), che da non poco lustro agli studi di italianistica.
Salvatore Claudio Sgroi
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