Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Questa lingua è selvaggia, parola mia
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
5
giugno
1988
more header data
[1]
Mi
trovavo
in
una
libreria
del
centro
,
intento
a
sbirciare
tra
le
novità
messe
in
bella
mostra
.
[2]
Entra
un
giovane
trentenne
(
all'
apparenza
)
che
chiede
,
con
aria
decisa
,
il
recentissimo
Italiano
antico
e
nuov
o
di
Gian
Luigi
Beccaria
,
«
il
libro
del
professore
di
"
Parola
mia
"
»
,
come
sottolinea
la
fascetta
pubblicitaria
del
volume
stampato
da
Garzanti
.
[3]
Provo
istintivamente
un
senso
di
piacere
,
notando
che
un
testo
come
quello
di
Beccaria
di
alta
divulgazione
sui
fatti
dell'
italiano
trovi
il
favore
del
pubblico
non-specialista
.
[4]
Ma
la
richiesta
del
volume
di
Beccaria
è
accompagnata
da
quella
di
un
secondo
testo
:
C
.
[5]
Marchi
Impariamo
l'
italiano
(
Rizzoli
1985
)
,
da
qualcuno
definito
non
a
torto
«
un
libro
sciocco
»
,
«
colmo
di
livore
puristico
»
.
[6]
Il
che
,
lo
confesso
,
mi
raggela
il
sangue
.
[7]
È
insomma
come
voler
mettere
insieme
il
diavolo
(
in
questo
caso
il
Marchi
)
e
l'
acquasanta
.
[8]
Non
si
potevano
immaginare
due
libri
così
antitetici
nel
porsi
dinanzi
ai
problemi
della
lingua
nazionale
.
[9]
La
cultura
linguistica
dell'
uomo
della
strada
è
stata
nel
nostro
paese
,
per
ragioni
storiche
diverse
,
prevalentemente
di
stampo
puristico
e
alimentata
per
lo
più
da
dilettanti
,
digiuni
di
ogni
preparazione
scientifica
sul
funzionamento
delle
lingue
storico-naturali
e
con
una
«
filosofia
del
linguaggio
»
a
dir
poco
ingenua
.
[10]
Il
libro
di
Marchi
col
suo
successo
editoriale
ne
è
un
esempio
illustre
,
al
pari
della
Grammatica
italiana
di
Panzini
(
1932
)
rimessa
in
circolazione
dopo
50
anni
da
Sellerio
.
[11]
L'
interesse
che
tuttavia
ho
sempre
trovato
nel
leggere
i
puristi
è
dovuto
alla
loro
sensibilità
,
almeno
nei
migliori
,
nel
cogliere
fatti
linguistici
nuovi
pur
nella
deformazione
di
fobie
e
pseudo-spiegazioni
.
[12]
È
questo
il
caso
di
fortunati
volumi
di
F
.
[13]
Fochi
o
del
più
recente
L
.
[14]
Satta
Scrivendo
e
parlando
.
[15]
Usi
e
abusi
della
lingua
italiana
(
Sansoni
1988
)
.
[16]
Ma
accanto
al
filone
puristico
esiste
un'
altra
tradizione
,
minoritaria
,
di
grande
divulgazione
scientifica
e
ampiamente
descrittiva
dei
fenomeni
della
lingua
nazionale
,
agguerrita
sul
piano
teorico
e
tecnico
e
molto
più
preoccupata
di
dar
conto
della
grande
varietà
e
polimorfa
dell'
italiano
.
[17]
È
questa
la
tradizione
che
vanta
nomi
di
illustri
studiosi
,
che
non
di
rado
ha
trovato
come
canale
di
diffusione
i
programmi
della
radio
.
[18]
È
il
caso
per
es
.
del
grande
filologo
Giorgio
Pasquali
,
autore
di
Conversazioni
sulla
nostra
lingua
(
ERI
1953
)
e
di
Lingua
nuova
e
antica
(
Le
Monnier
1985
)
,
cui
sembra
richiamarsi
nel
titolo
il
volume
di
Beccaria
.
[19]
O
dello
storico
della
lingua
Bruno
Migliorini
con
Conversazioni
sulla
lingua
italiana
(
Le
Monnier
1956
)
e
La
lingua
italiana
d'
oggi
(
ERI
1967
)
.
[20]
O
ancora
di
un
indeuropeista
come
Giacomo
Devoto
con
due
volumi
di
Civiltà
di
parole
(
Vallecchi
1965-
1969
)
.
[21]
Fra
i
linguisti
viventi
che
si
collocano
in
questo
filone
vanno
ricordati
altresì
:
E
.
[22]
Peruzzi
con
i
Problemi
di
grammatica
italiana
(
ERI
1963
)
e
Una
lingua
per
gli
italiani
(
ERI
1967
)
;
T
.
[23]
De
Mauro
con
Lingua
e
società
nell'
Italia
d'
oggi
(
ERI
1978
)
,
«
editio
minor
»
della
grande
Storia
linguistica
dell'
Italia
unita
;
T
.
[24]
Bolelli
Qualche
parola
al
giorno
(
Giardini
1979
)
;
M
.
[25]
Dardano
(
S
)
parliamo
italiano
?
Costume
,
mode
,
virtù
e
peccati
della
nostra
lingua
(
Curdo
1978
)
.
Sui
fatti
lessicali
in
particolare
si
incentrano
altri
lavori
come
Le
parole
dialettali
del
dialettologo
P
.
Zolli
(
Rizzoli
1986
)
,
Le
parole
d'
oggi
del
glottologo
E
.
De
Felice
(
Mondatori
1984
)
,
Il
nostro
greco
quotidiano
,
I
grecismi
dei
mass-media
del
grecista
P
.
Janni
(
Laterza
1986
)
.
[26]
Il
volume
Beccaria
si
ricollega
a
questa
tradizione
di
alta
divulgazione
scientifica
della
linguistica
italiana
.
[27]
Il
volume
rifugge
da
ogni
dotto
apparato
bibliografico
e
di
note
.
[28]
(
Si
sente
invece
la
mancanza
di
un
indice
delle
centinaia
di
parole
analizzate
,
necessario
per
una
consultazione
puntuale
e
«
a
freddo
»
)
.
[29]
L'
autore
illustra
in
10
capitoli
,
in
maniera
originale
e
con
stile
elegante
,
la
stratificazione
storica
,
la
variabilità
geografica
,
funzionale
,
situazionale
e
sociale
della
lingua
nazionale
.
[30]
Il
lettore
trova
così
una
ricca
trattazione
su
grecismi
e
latinismi
,
lingua
della
poesia
e
della
prosa
;
storia
della
lingua
;
dialettalismi
e
voci
gergali
,
problemi
di
«
uso
»
e
della
«
norma
»
.
[31]
Non
manca
naturalmente
un
capitolo
sugli
italiani
regionali
.
[32]
Il
lettore
siciliano
potrà
qui
osservare
che
il
settentrionalismo
vera
«
fede
matrimoniale
»
è
in
realtà
sconosciuto
nell'
italiano
di
Sicilia
,
e
che
mafioso
non
è
(
purtroppo
)
«
parola
propria
della
Sicilia
occidentale
»
,
ma
della
Sicilia
tout
court
.
[33]
Particolarmente
illuminante
è
,
credo
,
per
il
mondo
della
scuola
il
capitolo
V
dedicato
all’
«
italiano
parlato
»
(
quello
,
per
intenderci
,
del
l
'
a
me
mi
piace
,
e
a
te
?
)
,
valorizzato
soprattutto
in
questi
ultimi
anni
.
[34]
L'
italiano
cioè
definito
anche
«
italiano
dell'
uso
medio
»
da
F
.
[35]
Sabatini
e
«
italiano
neo-standard
»
da
G
.
[36]
Berruto
nell'
importante
Sociolinguistica
dell'
italiano
contemporaneo
(
La
Nuova
Italia
Scientifica
1987
)
.
[37]
Pagine
brillanti
Beccaria
dedica
altresì
ai
«
linguaggi
settoriali
»
e
alla
massiccia
presenza
degli
anglicismi
in
italiano
.
[38]
Riflessioni
non
meno
importanti
si
troveranno
nel
capitolo
X
sul
parlare
facile
,
difficile
e
ambiguo
.
[39]
L'
atteggiamento
di
Beccaria
è
ampiamente
descrittivo
,
con
prese
di
posizione
che
non
si
possono
che
condividere
.
[40]
Se
l'
autore
non
si
definisce
un
«
allarmista
»
,
non
si
ritiene
neppure
un
«
populista
»
.
[41]
Critico
è
infatti
il
suo
atteggiamento
nei
riguardi
dell'
«
italiano
popolare
»
(
cap
IX
)
,
definito
con
F
.
[42]
Bruni
«
lingua
selvaggia
»
o
«
italiano
deficitario
»
,
a
suo
giudizio
alimentato
dalla
scuola
.
[43]
La
grande
lezione
(
ascoliana
)
ricordata
dall'
autore
—
tutta
da
sottoscrivere
—
è
in
conclusione
che
«
la
soluzione
dei
nostri
problemi
di
lingua
non
sta
nella
lingua
,
ma
come
sempre
nell'
utente
,
in
chi
usa
la
lingua
,
che
va
innalzato
culturalmente
perché
sia
preparato
a
scegliere
,
a
porsi
come
individuo
capace
,
libero
di
fronte
alla
propria
lingua
»
.
[44]
Salvatore
Claudio
Sgroi
Text view
•
Paragraph view