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Maarten Janssen, 2014-
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Di ottobrata ce n’è una ed è eccezionale
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
31
ottobre
1987
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[1]
Ottobrata
zafferanese
è
l’
insegna
che
,
a
caratteri
cubitali
,
ha
dominato
durante
questo
mese
nella
centrale
piazza
Umberto
di
Zafferana
Etna
,
ad
annunciare
per
quattro
domeniche
la
mostra-mercato
dei
produttori
tipici
etnei
.
[2]
L’
ottobrata
di
quest’
anno
,
organizzata
dal
Comune
e
dalla
Pro-Loco
di
Zafferana
,
ha
così
simpaticamente
ripreso
,
dopo
una
interruzione
di
sei
anni
,
la
tradizione
inaugurata
negli
anni
1978
,
1979
e
1980
.
[3]
La
voce
ottobrata
non
è
proprio
parola
di
tutti
i
giorni
,
anche
se
richiama
le
ottobrate
romane
ed
ha
avuto
gli
onori
della
letteratura
a
partire
almeno
dalla
seconda
metà
dell’
Ottocento
.
[4]
Oltre
tutto
,
nessuno
dei
significati
riportati
nei
dizionari
correnti
(
Devoto-Oli
,
Dardano
,
Zingarelli
,
o
i
più
recenti
Garzanti
e
Devoto-Oli
illustrato
)
–
cioè
1
)
«
scampagnata
di
ottobre
(
caratteristica
dell’
Italia
centrale
»
)
e
2
)
«
giornata
di
ottobre
molto
mite
e
luminosa
»
-
sembra
proprio
quello
che
si
addice
alla
nostra
ottobrata
zafferranese
.
[5]
Come
posto
invece
in
risalto
dai
cartelloni
e
dalle
locandine
pubblicitarie
,
l’
ottobrata
di
Zafferana
,
è
consistita
in
quattro
«
saghe
»
domenicali
dedicate
all
’
uva
e
alla
mostarda
,
ai
funghi
,
al
miele
,
e
al
vino
e
alle
castagne
.
[6]
Essa
vale
quindi
come
«
saga
»
,
cioè
«
festa
popolare
con
fiere
e
mercato
»
per
tutto
il
mese
di
ottobre
.
[7]
Se
questa
è
dunque
la
eccezione
specifica
,
regionale
,
della
nostra
ottobrata
,
la
struttura
formale
della
parola
non
è
invece
per
niente
anomala
.
[8]
Ottobrata
è
infatti
un
nome
generato
mediante
il
suffisso
-
ata
da
un
altro
nome
.
[9]
È
questa
una
regola
assai
produttiva
nella
formazione
delle
parole
dell’
italiano
,
ricco
di
derivati
in
-
ata
con
diverse
valenze
semantiche
,
Ottobrata
risulta
così
formato
su
ottobre
,
al
pari
di
giornata-giorno
,
annata-anno
,
mesata-mese
,
invernata-inverno
,
nottata-notte
,
serata-sera
.
[10]
La
base
temporale
ampliata
col
suffisso
-
ata
in
questi
casi
serve
a
sottolineare
l’
estensione
della
nozione
temporale
.
[11]
L’
aspetto
parzialmente
insolito
di
ottobrata
è
invece
dovuto
al
fatto
che
ottobre
è
il
solo
dei
dodici
mesi
cui
sembra
applicarsi
di
fatto
tale
regola
.
[12]
Non
sono
infatti
comuni
–
per
quanto
perfettamente
possibili
e
del
tutto
prevedibili
–
derivati
degli
altri
nomi
dei
mesi
,
per
esempio
settembrata
ecc
.
[13]
Ma
la
lingua
col
suo
meccanismo
di
formazione
lessicale
è
pronta
a
fornire
quei
derivati
,
se
e
quando
i
parlanti
lo
riterranno
necessario
per
proprie
esigenze
espressive
e
comunicative
.
[14]
Con
una
simile
regola
di
formazione
delle
parole
si
spiega
altresì
un
altro
termine
,
spesso
associato
alle
saghe
di
prodotti
tipici
(
o
ai
festival
dei
partiti
)
,
quale
il
regionale
salsicciata
«
mangiata
di
salsicce
,
in
particolare
fetta
in
compagnia
»
,
vicino
al
familiare
e
più
diffuso
spaghettata
.
[15]
Agli
anni
’
60
e
’
70
sembra
invece
risalire
la
voga
delle
ciliegiate
«
raccolta
e
mangiata
di
ciliegie
»
(
altro
termine
assente
dai
dizionari
)
,
occasione
di
incontro
di
signore
e
signorine
della
buona
società
(
o
di
signore
tout
court
,
come
vorrebbero
i
sostenitori
di
un
uso
della
lingua
non-sessista
)
.
[16]
In
maniera
analoga
si
sono
formati
inoltre
nomi
come
frustinata
«
colpo
di
frustino
»
o
m
a
nacciata
«
brutto
colpo
di
mano
»
,
non
registrati
nei
comuni
dizionari
,
ma
del
tutto
«
normali
»
e
«
autorizzati
»
da
scrittori
come
Pirandello
e
Tomasi
di
Lampedusa
.
[17]
(
Ben
più
noto
in
ambito
sportivo
è
invece
il
sinonimo
e
intensivo
smanacciata
)
.
[18]
La
stessa
valenza
semantica
di
questi
derivati
si
ritrova
in
schioppettata
,
assai
pregnante
nel
mondo
di
dire
stare
come
(
o
essere
)
una
schioppettata
cioè
«
malissimo
»
,
detto
per
esempio
di
un
berretto
(
con
l’
avallo
in
questo
caso
di
Sciascia
)
.
[19]
Grazie
a
un
simile
meccanismo
di
creazione
lessicale
,
la
lingua
è
così
in
grado
di
far
propri
,
arricchendosi
e
sfruttando
possibilità
aperte
e
non
realizzate
del
sistema
,
termini
derivati
da
altri
idiomi
,
come
il
dialetto
.
[20]
Tale
forma
di
prestito
«
interno
»
agisce
in
modo
del
tutto
naturale
,
senza
turbare
l’
equilibrio
strutturale
della
lingua
.
[21]
Da
qui
frasi
familiari
come
«
Ma
che
cappata
che
sei
!
»
,
«
Che
gente
cappata
!
»
cioè
che
«
impiastro
»
,
o
le
diffuse
pedate
cioè
le
raccomandazioni
,
o
ancora
le
vastasate
le
azioni
cioè
da
facchino
,
da
vastasi
.
[22]
E
come
non
ricordare
la
cannata
(
cioè
il
boccale
)
dell’
acqua
o
del
vino
(
tra
l’
altro
di
buona
memoria
sciasciana
)
?
o
il
più
elitario
mappata
nell’
accezione
figurata
di
«
fagotto
»
(
ancora
nello
scrittore
racalmutese
)
?
[23]
Tale
regola
di
formazione
di
parole
si
applica
inoltre
a
basi
verbali
.
[24]
Al
riguardo
chi
non
conosce
linguisticamente
(
se
non
per
brutta
esperienza
)
la
passata
(
ovviamente
)
di
legnate
(
cioè
il
«
fracco
di
botte
»
)
?
o
non
ha
qualche
volta
assistito
a
una
levata
cioè
a
una
«
sfuriata
»
(
per
es
.
ne
I
mafiosi
sciasciani
)
?
[25]
Insomma
,
il
parlante
comune
–
e
non
solo
l’
utente
privilegiato
quale
è
lo
scrittore
–
può
esprimere
la
sua
creatività
linguistica
,
nella
fattispecie
semantico-lessicale
,
con
una
semplice
ed
economica
regola
di
formazione
di
parole
.
[26]
Tale
regola
può
infatti
essere
applicata
reiteratamente
e
consente
all’
utente
di
accogliere
parole
«
ben
formate
»
di
altri
idiomi
,
a
seconda
delle
necessità
comunicative
,
senza
fobie
puristiche
e
lontano
da
impossibili
ideali
di
«
verginità
»
linguistica
.
[27]
Salvatore
Claudio
Sgroi
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