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Se lo dice uno come Leonardo Sciascia

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 28 novembre 1987


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In più di una occasione Leonardo Sciascia ha giustamente osservato che la componente dialettale della sua prosa si è andata in maniera progressiva attenuando.
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Così, dopo un massimo di regionalità nelle Parrocchie di Regalpetra (1956), lo scrittore siciliano ha sempre più controllato la presenza del dialetto nella lingua delle sue opere in maniera sensibile a partire dagli anni 70.
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Il substrato dialettale della lingua sciasciana, ridotto ma non mai azzerato del tutto, coesiste peraltro con un registro colto lessicale e sintattico.
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Ed è quanto emerge anche nell’ultimo racconto-documento, edito da Adelphi, Porte aperte, in cui lo scrittore si schiera democraticamente e civilmente contro la pena di morte.
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Porte aperte «suprema metafora dell’ordine, della sicurezza, della fiducia», commenta acutamente Sciascia.
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E di seguito, con una amara punta di ironia: «Ma era nel sonno, il sogno delle porte aperte; cui corrispondevano nella realtà quotidiana, da svegli (), tante porte chiuse».
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Lo strato colto, a non volerci soffermare sul livello sintattico, affiora qui nell’uso di parole straniere, tutto (o quasi) corsivate, e per lo più francesi.
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Più rilevante a questo proposito è anche la scelta di termini marcatamente letterari e spesso connotati temporalmente, assenti per lo più nei comuni dizionari sincronici.
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Così aggettivi in -ante: «indugiante sonnolenza» (11), «Baluginante fantasia», «figure oranti», «magistratura giudicante» (anche sostantivato: la giudicante), ***adigliante.
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Ma anche: l’alfierano notizia **posturata», ampiamente giustificato dallo stesso autore, il bacchemano «semi-infermità agguatata» «in agguato».
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E ancora: «subdole mezzanerie di genuflessi, «un *** signe *** sotto-ciantro della cattedrale» «sotto-cantore, vocato a fare il giudice», funeri «funerali».
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Specifici invece della prosa sciasciana (e quindi assenti nei lessici) sembrano: disastrati soperchierie», i mugugnanti, «le anime de i decollati», «follia inconseguenziale» legittimato dal già esistente conseguenziale.
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Con significati idiolettalmente traslati: «sfaglio nella guida», «mulino giudiziario e avvocatesco», «rombo dei risentimenti e delle minacce».
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E non mancano neppure i sicilianismi: pupi di zucchero, frutta martorana, le «cose dei morti», «il cane cirneico», (con un refuso tuttavia: la forma comune è infatti cirnieco, cirneco),» la classica «fuitina» dei giovanissimi poveri», «il naso a piede di agnello» «naso francese», prendere in malaparte (qualcosa) «a male» in un discorso diretto, «un buon cristiano» («individuo» più volte), E che fa, mi ammazza?
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».
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E terminiamo con due preziosi esempi sintattici: anacoluti per la grammatica tradizionale; «nominativus pendens» per la grammatica latina; ovvero puristicamente «sgrammaticature» per la grammatica scolastica; ma per la grammatica scientifica: «anticipazione» di un gruppo nominale con valore enfatico (e ripresa pronominale nel primo esempio) propria dell’italiano cosiddetto «medio» (parlato e scritto).
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Gli esempi in questione sono i seguenti: «Tre = a tre] di loro, commercianti, gli si leggeva la preoccupazione dell’attività che per il processo avevano lasciato in mano altrui»; - «I giurati [= ai giurati] che avevano moglie, del processo quotidianamente la moglie domandava» entrambi in contesti descrittivi e non dialogici.
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Dulcis in fundo un esempio, a livello morfologico di italiano cosiddetto «popolare», abbastanza raro nella sorvegliatissima prosa sciasciana (e «bestia nera» delle nostre scuole).
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Un uso involontario questo, però, se come ci sembra si tratta di un refuso, che ad altri potrebbe anche far pensare a un uso iper-maschilista della lingua: «Ma bontà e indulgenza () erano valsi [= valse] a perderlo».
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(Ma l’autore, per sua confessione, non ama rileggere i propri libri ad evitare i dispiaceri degli scorsi tipografici e a prendere le distanze dal già scritto).
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Sciascia conferma così la scelta, come scrittore e anche come utente comune, per una lingua non monolitica, storicamente duttile, da adeguare alle molteplici situazioni comunicative, e lontana da fobie puristiche.
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Salvatore Claudio Sgroi

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