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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Se lo dice uno come Leonardo Sciascia
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
28
novembre
1987
more header data
[1]
In
più
di
una
occasione
Leonardo
Sciascia
ha
giustamente
osservato
che
la
componente
dialettale
della
sua
prosa
si
è
andata
in
maniera
progressiva
attenuando
.
[2]
Così
,
dopo
un
massimo
di
regionalità
nelle
Parrocchie
di
Regalpetra
(
1956
)
,
lo
scrittore
siciliano
ha
sempre
più
controllato
la
presenza
del
dialetto
nella
lingua
delle
sue
opere
in
maniera
sensibile
a
partire
dagli
anni
’
70
.
[3]
Il
substrato
dialettale
della
lingua
sciasciana
,
ridotto
ma
non
mai
azzerato
del
tutto
,
coesiste
peraltro
con
un
registro
colto
lessicale
e
sintattico
.
[4]
Ed
è
quanto
emerge
anche
nell’
ultimo
racconto-documento
,
edito
da
Adelphi
,
Porte
aperte
,
in
cui
lo
scrittore
si
schiera
democraticamente
e
civilmente
contro
la
pena
di
morte
.
[5]
Porte
aperte
«
suprema
metafora
dell’
ordine
,
della
sicurezza
,
della
fiducia
»
,
commenta
acutamente
Sciascia
.
[6]
E
di
seguito
,
con
una
amara
punta
di
ironia
:
«
Ma
era
nel
sonno
,
il
sogno
delle
porte
aperte
;
cui
corrispondevano
nella
realtà
quotidiana
,
da
svegli
(
…
)
,
tante
porte
chiuse
»
.
[7]
Lo
strato
colto
,
a
non
volerci
soffermare
sul
livello
sintattico
,
affiora
qui
nell’
uso
di
parole
straniere
,
tutto
(
o
quasi
)
corsivate
,
e
per
lo
più
francesi
.
[8]
Più
rilevante
a
questo
proposito
è
anche
la
scelta
di
termini
marcatamente
letterari
e
spesso
connotati
temporalmente
,
assenti
per
lo
più
nei
comuni
dizionari
sincronici
.
[9]
Così
aggettivi
in
-ante
:
«
indugiante
sonnolenza
»
(
11
)
,
«
Baluginante
fantasia
»
,
«
figure
oranti
»
,
«
magistratura
giudicante
»
(
anche
sostantivato
:
la
giudicante
)
,
***
adigliante
.
[10]
Ma
anche
:
l’
alfierano
notizia
**posturata
»
,
ampiamente
giustificato
dallo
stesso
autore
,
il
bacchemano
«
semi-infermità
agguatata
»
«
in
agguato
»
.
[11]
E
ancora
:
«
subdole
mezzanerie
di
genuflessi
,
«
un
***
signe
***
sotto-ciantro
della
cattedrale
»
«
sotto-cantore
,
vocato
a
fare
il
giudice
»
,
funeri
«
funerali
»
.
[12]
Specifici
invece
della
prosa
sciasciana
(
e
quindi
assenti
nei
lessici
)
sembrano
:
disastrati
soperchierie
»
,
i
mugugnanti
,
«
le
anime
de
i
decollati
»
,
«
follia
inconseguenziale
»
legittimato
dal
già
esistente
conseguenziale
.
[13]
Con
significati
idiolettalmente
traslati
:
«
sfaglio
nella
guida
»
,
«
mulino
giudiziario
e
avvocatesco
»
,
«
rombo
dei
risentimenti
e
delle
minacce
»
.
[14]
E
non
mancano
neppure
i
sicilianismi
:
pupi
di
zucchero
,
frutta
martorana
,
le
«
cose
dei
morti
»
,
«
il
cane
cirneico
»
,
(
con
un
re
f
uso
tuttavia
:
la
forma
comune
è
infatti
cirnieco
,
cirneco
)
,
»
la
classica
«
fuitina
»
dei
giovanissimi
poveri
»
,
«
il
naso
a
piede
di
agnello
»
«
naso
francese
»
,
prendere
in
malaparte
(
qualcosa
)
«
a
male
»
in
un
discorso
diretto
,
«
un
buon
cristiano
»
(
«
individuo
»
più
volte
)
,
E
che
fa
,
mi
ammazza
?
[15]
»
.
[16]
E
terminiamo
con
due
preziosi
esempi
sintattici
:
anacoluti
per
la
grammatica
tradizionale
;
«
nominativus
pendens
»
per
la
grammatica
latina
;
ovvero
puristicamente
«
sgrammaticature
»
per
la
grammatica
scolastica
;
ma
per
la
grammatica
scientifica
:
«
anticipazione
»
di
un
gruppo
nominale
con
valore
enfatico
(
e
ripresa
pronominale
nel
primo
esempio
)
propria
dell’
italiano
cosiddetto
«
medio
»
(
parlato
e
scritto
)
.
[17]
Gli
esempi
in
questione
sono
i
seguenti
:
«
Tre
=
a
tre
]
di
loro
,
commercianti
,
gli
si
leggeva
la
preoccupazione
dell’
attività
che
per
il
processo
avevano
lasciato
in
mano
altrui
»
;
-
«
I
giurati
[
=
ai
giurati
]
che
avevano
moglie
,
del
processo
quotidianamente
la
moglie
domandava
»
entrambi
in
contesti
descrittivi
e
non
dialogici
.
[18]
Dulcis
in
fundo
un
esempio
,
a
livello
morfologico
di
italiano
cosiddetto
«
popolare
»
,
abbastanza
raro
nella
sorvegliatissima
prosa
sciasciana
(
e
«
bestia
nera
»
delle
nostre
scuole
)
.
[19]
Un
uso
involontario
questo
,
però
,
se
–
come
ci
sembra
–
si
tratta
di
un
refuso
,
che
ad
altri
potrebbe
anche
far
pensare
a
un
uso
iper-maschilista
della
lingua
:
«
Ma
bontà
e
indulgenza
(
…
)
erano
valsi
[
=
valse
]
a
perderlo
»
.
[20]
(
Ma
l’
autore
,
per
sua
confessione
,
non
ama
rileggere
i
propri
libri
ad
evitare
i
dispiaceri
degli
scorsi
tipografici
e
a
prendere
le
distanze
dal
già
scritto
)
.
[21]
Sciascia
conferma
così
la
scelta
,
come
scrittore
e
anche
come
utente
comune
,
per
una
lingua
non
monolitica
,
storicamente
duttile
,
da
adeguare
alle
molteplici
situazioni
comunicative
,
e
lontana
da
fobie
puristiche
.
[22]
Salvatore
Claudio
Sgroi
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