Sentence view

Il medico preferisce la sdrucciola

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 10 dicembre 1988


[1]
A cura di D.
[2]
Ratti e di L.
[3]
Marconi, G.
[4]
Morgavi, C.
[5]
Rolando è stato edito da Zanichelli un originale volume (pp. 568) dedicato a Flessioni, rime, anagrammi: l’italiano in scatola di montaggio.
[6]
Si tratta invero di un’opera resa possibile grazie ai moderni calcolatori, che riunisce in tre diversi repertori.
[7]
Il lettore trova infatti nelle prime 200 pagine la lista dei 58.
[8]
000 lemmi del Nuovo Zingarelli minore, trascritti separando la radice dalle desinenze nominali (con indicazione di singolare plurale maschile femminile) e verbali.
[9]
Un repertorio questo certamente utile, anche se tale informazione morfologica è reperibile nei consueti dizionari.
[10]
La seconda sezione è costituita dal Dizionario inverso poco più di 100 pagine, in cui cioè le parole sono ordinate alfabeticamente, ma partendo dall’ultima lettera.
[11]
È questa la sezione più rilevante, a nostro avviso, dell’opera, l’altro dizionario inverso dell’italiano è infatti quello di M.
[12]
Alinei, edito in Olanda nel 1962 e distribuito dal Mulino.
[13]
Il dizionario di Alinei conta 43.
[14]
506 lemmi: un terzo di parole in meno quindi del nostro.
[15]
A questo punto c’è solo da augurarsi che le curatrici del testo zanichelliano pubblichino una nuova edizione, anche autonoma, del dizionario inverso, che comprenda i 127.
[16]
000 lemmi dello Zanichelli maggiore.
[17]
Ma quale può essere l’utilità di una lista apparentemente così bizzarra?
[18]
Lo si vedrà tra poco.
[19]
Intanto, la terza parte del testo, di 240 pagine circa, è dedicata al «catalogo di 172.662 anagrammi» delle circa 408.
[20]
000 forme derivate dai 58.
[21]
000 lemmi.
[22]
Si tratta di anagrammi di parole che vanno da un minimo di due lettere a un massimo di 19 lettere.
[23]
Questa sezione, che si presta a varie utilizzazioni «ludiche» della lingua, mostra ulteriormente le possibilità combinatorie del sistema linguistico.
[24]
Senza soffermarci su di essa, preferiamo invece ritornare al Dizionario inverso, che ci consente di riprendere il problema degli «errori», presunti in quanto si tratta in realtà di usi diffusi.
[25]
Un dizionario inverso consente tra l’altro di indicare in maniera rigorosa le ragioni strutturali di certi fatti fonetici (non di tutti ovviamente) e di liberarci da impressioni soggettive spesso erronee, dovute a pregiudizi puristici.
[26]
Possiamo ora fornire spiegazioni più rigorose, in termini di «pressione paradigmatica» esercitata dal sistema linguistico, in riferimento alla pronuncia di ìnfido (anziché infìdo), leccòrnia (in luogo di leccornìa), sàlubre (invece di salùbre), esaminati la volta scorsa, e di altri esempi.
[27]
Il nostro Dizionario inverso elenca ben 93 voci terminanti in -ido, di cui (tolti i 5 bisillabi piani) ben 84 sono sdruccioli (pèrfido ecc.).
[28]
Solo 4 trisillabi sono piani: infìdo, libìdo, e: disguìdo, malfìdo.
[29]
Questo solo rilievo quantitativo è di per eloquente a chiarire la fortuna della pronuncia sdrucciola di infido e libido quest’ultima sentita come popolare).
[30]
Che malfìdo abbia resistito alla pressione sdrucciola è comprensibile se si osserva il carattere di voce composta del termine, dotato quindi di due accenti.
[31]
Quanto a disguìdo, la sequenza -ui- sentita come dittongo ascendente (--) ha senz’altro preservato la pronuncia piana.
[32]
Riguardo a leccòrnia, la forma sdrucciola appare un caso di «regolarizzazione», in quanto la pronuncia piana etimologica leccornìa risultava «anomala» rispetto a quella sdrucciola degli altri 8 membri del paradigma di parole terminanti in -rnia (sbòrnia, ecc.)
[33]
Anche salùbre (con insalùbre) non poteva resistere alla pressione sdrucciola (sàlubre e insàlubre) incastrato com’era tra i due sdruccioli in -ubre (lùgubre e ìnsubre) e dietro la spinta dei 3 sdruccioli in -ebre.
[34]
Quanto a cùculo anziché cucùlo), la pronuncia sdrucciola è dovuta non tanto a un «più decoroso suono» per la «cura di evitare il richiamo di immagini meno poetiche» come ritenevano il Panzini e il Fochi, quanto piuttosto al fatto che il paradigma delle 44 parole in -ulo è tutto sdrucciolo (tolti i bisillabi culo e mulo).
[35]
La sola eccezione era appunto cucùlo (rincùlo essendo percepito probabilmente quasi come un derivato).
[36]
Anche la pronuncia piana di darsèna e gomèna (anziché dàrsena e gòmena) appare del tutto «normale», se si tiene presente che le 59 parole in -ena sono appunto tutte piane.
[37]
La mollìca ha da parte sua la svantaggio di essere la sola parola piana di fronte a ben 19 parole sdrucciole in -lica.
[38]
E considerando tutto il paradigma di ben 348 parole in -ica, mollìca e rubrìca appaiono decisamente isolate.
[39]
Tolti i 6 bisillabi piani, i trisillabi piano sono solo 7: fatìca, formìca contrapposta peraltro a fòrmica), ortìca ed altri 4 molto rari.
[40]
Come allora non giustificare gli sdruccioli mòllica e rùbrica, entrambi da «evit.» secondo lo Zingarelli 1983?
[41]
Anche adamantìno, «meno corretto» di adamàntino per il Garzanti, è piano per merito della «tradizione poetica», come precisa G.
[42]
L.
[43]
Beccaria, ma non va neppure sottaciuta la pressione paradigmatica del sistema.
[44]
Su ben 681 termini in -ino di cui 8 bisillabi piani) solo 25 (= il 4%) sono sdruccioli.
[45]
Tale fatto spiega anche la pronuncia serotìno (anziché seròtino), da «evit.» per lo Zingarelli.
[46]
Non sempre tuttavia il paradigma fonologico può spiegare i mutamenti fonetici, come si è accennato.
[47]
( peraltro l’utilità dei dizionari inversi si limita ai fatti di pronuncia, tutto sommato di importanza relativa nell’economia di una lingua).
[48]
Nel caso di èdema (in luogo dell’etimologico edèma), il paradigma delle 35 parole in -ema è costituito da parole piane (comprensive di 6 bisillabi).
[49]
La sola eccezione è costituita dallo sdrucciola cìnema.
[50]
In questo caso, come osserva ancora Beccaria, sono «i medici (che) preferiscono le dotte forme sdrucciole».
[51]
Come dire che cause uniche, assolute e meccaniche in fatto di lingua non ne esistono e che bisogna di volta in volta cercare, dinanzi alla imprevedibilità dei comportamenti linguistici, motivazioni diverse e variamente complementari.
[52]
Salvatore Claudio Sgroi

Text viewParagraph view