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È meglio la pornodiva o la pornostar?

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 07 novembre 1987
NewspaperLa Sicilia
Publication place?
Publication countryItalia
Page3
Column1-3


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La notizia dell’ingaggio per una simpatica trasmissione («Jeans 2») di RAI-3 della ventiseienne Maona Pozzi, indiscussa star delle sale a luci rossi e di riviste «osé», ha suscitato nei giorni passati così forti reazioni di protesta da parte delle donne benpensati della Federcasalinghe da indurre i responsabili della RAI a rinviare (almeno per il momento) la comparsa sugli schermi televisivi della Pozzi.
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L’episodio ha così inevitabilmente portato alla ribalta dei giornali parole quali pornostar e pornodiva.
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Pornostar, come pseudoanglicismo costituito da «porno + star, è registrato solo nella ultimissima edizione del Garzanti e manca negli altri dizionari generali dell’italiano, compresi il Grande dizionario del Battaglia ed altri pur recenti repertori di anglicismi e neologismi.
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Pornodiva chiara traduzione di pornostar invece attende ancora di essere preso in considerazione dai nostri lessicografi.
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Si tratta di un nome composto da «Aggettivo + Nome», con un ordine lineare «Determinante + determinato».
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Il derivato è cioè costruito «a sinistra» ed è il risultato della trasformazione di una frase predicativa col verbo essere.
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«La diva è porno» diventa «La diva che è porno», da cui «la pornodiva».
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Il derivato è inoltre un composto «esocentrico», in quanto si passa dalla categoria aggettivale (porno) a quella nominale (pornodiva).
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La famiglia lessicale di porno con i suoi derivati si è sviluppata essenzialmente in due momenti della storia dell’italiano.
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Essa fa la sua comparsa infatti nella seconda metà dell’800 per influenza francese.
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Le voci risalenti a questa epoca sono tutte presenti nei nostri dizionari: così pornògrafo, pornografia, pornografico (e il recente pornograficamente).
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Raro invece il proudhoniano pornocrazia, suscettibile di un recupero magari col significato di «potere dilagante della pornografia» (che non è quello di Proudhon!).
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Altrettanto isolati sono la pornoteca pavesiana (la raccolta cioè di testi «osé»), la pornofonia di Luciani (il discorso cioè porno) e il dotto pornoscopia (ovvero scopofilia o voyeurismo).
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La famiglia porno ha però avuto un rinnovato sviluppo soprattutto con gli anni 70. La pornografia, così diffusa nella nostra società di massa, è sinonimo per alcuni di oscenità, in quanto codice penale alla mano - «offende il comune sentimento del pudore dei membri di una comunità», peraltro non facile da determinare. La particolare frequenza di un aggettivo pentasillabico come pornografico non poteva non imporre una forma di economia linguistica. Da qui l’abbreviazione in porno, per pressione ancora una volta della lingua francese. Tale forma acquista così valore di aggettivo (film porno), sia di sostantivo il porno la pornografia’), sia di elemento per la formazione di composti (porno-), quasi un prefisso (al pari del diffusissimo mini-).
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Da qui derivati quali il pornocinema, la pornosala e il pornofilm, la pornostampa e la pornorivista, il pornoshop e il pornoclub, tutti selettivamente ripresi nei diversi dizionari.
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In una intervista a Moana pozzi apparsa sull’«Espresso», troviamo un pornoconfessioni, da intendere naturalmente non tanto come confessioni porno’, che tali non sono quelle dell’intervista, quanto piuttosto come confessioni di una professionista del porno’.
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Da segnalare ancora il porno-comico e la porno-pellicola («La Repubblica»), il porno-soft in riferimento a un film di Madonna («La Stampa») e il porno-business alimentato da Ilona Staller, alias Cicciolina («Corriere della Sera» e «La Repubblica»).
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La famiglia lessicale di eros, ben distinta per alcuni da quella di porno, si è rilevata meno produttiva.
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Così accanto ai suffissati (eroticità, erotica, erotico, eroticamente, erotismo, erotistico, erotizzare, erotizzato, erotizzazione), abbiamo solo pochi composti con ero- (erogeno, eropatia) o erotogeno, erotologo, erotomane, erotomania), tutti accolti in maniera selettiva nei dizionari.
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A questi possiamo ora aggiungere «la splendida ero-diva Serena Grandi», ovvero «regina dell’Eros» e «celebrata specialista delle luci rosse» («Corriere della Sera», 13 sett. 1987).
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La composizione è uno dei meccanismi moderni più rilevanti per la formazione delle parole, grazie al quale la lingua nazionale può accrescere il suo repertorio lessicale.
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Il nostro porno- in quanto facente parte di questo meccanismo è così un elemento produttivo, pronto a generare tutte quelle parole che i parlanti sentono il bisogno di creare.
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Si possono quindi facilmente prevedere composti quali: pornolibro, pornodisco, pornoregistrazione, pornofoto, pornocchiali, pornopenna, pornocalendario, pornodiario, pornoagenda, pornoalbum, pornoromanzo, pornomoglie, pornocasalinga, pornoparlamentare, pornodeputato, pornorama, ecc. ecc.
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Le lacune dei dizionari, per ampi che essi siano, sono perciò giustificate, a patto che registrino l’elemento prefissoide porno- (ed ero-, eroto-).
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Se per alcuni la pornografia ha socialmente una valenza «catartica», cioè di valvola di sfogo di pulsioni rimosse o represse, per altri, pessimisti, invece è causa di devianza sessuale e psicologica, se non di criminalità.
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Per i benpensati quindi la produttività lessicale apparirà, in questo caso, legata inevitabilmente al tasso di «oscenità» della nostra società, soggiogata ahimé dalla «pornocrazia».
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Salvatore Claudio Sgroi

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