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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il «baby talk» e la vignetta regional-popolare
Language column
Bada come parli
Author
Salvatore Claudio Sgroi
Date
05
dicembre
1987
more header data
[1]
«
Buono
a
mamma
,
che
ti
pordiamo
a
fare
lo
sgiobero
generale
!
»
è
la
battuta
che
si
leggeva
in
una
graffiante
vignetta
di
Forattini
sulla
«
Repubblica
»
sabato
24
novembre
.
[2]
La
frase
è
messa
in
bocca
,
manco
a
dirlo
,
all’
on
.
[3]
Ciriaco
De
Mita
,
per
l’
occasione
travestito
da
mamma
popolana
,
scalza
,
rivolta
al
figlioletto
nudo
in
braccio
,
nella
fattispecie
l’
on
.
[4]
Alessandro
Natta
,
che
piange
invocando
«
Papàaa
!
»
.
[5]
Il
fonosimbolico
papà
è
naturalmente
l’
on
.
[6]
Bettino
Craxi
,
per
la
circostanza
nei
panni
del
rude
lavoratore
,
che
si
avvia
da
buon
proletario
,
con
la
famigliola
,
a
partecipare
alla
manifestazione
dello
sciopero
indetto
dai
sindacati
.
[7]
La
vignetta
forattiniana
è
assai
felice
,
oltre
che
per
il
tratto
grafico
,
anche
per
le
scelte
linguistiche
,
per
noi
particolarmente
rilevanti
.
[8]
La
frase
italiana
di
«
mamma
De
Mita
»
è
infatti
spiccatamente
connotata
in
senso
,
potremmo
dire
,
«
regional-popolare
»
.
[9]
Tale
marcatezza
riguarda
infatti
il
livello
grafico-fonetico
per
la
presenza
«
smaccata
»
delle
consonanti
sonore
(
«
por
d
iamo
»
e
«
s
g
iobero
»
)
,
che
nell’
uso
reale
del
parlare
demitiano
ricorrono
dopo
una
consonante
nasale
(
per
es
.
«
con
d
en
d
o
»
anziché
«
contento
»
)
.
[10]
Ma
non
solo
.
[11]
Anche
il
livello
sintattico
è
«
marchiato
»
in
questo
senso
,
per
il
che
cosiddetto
«
polivalente
»
con
funzione
di
legamento
causale
(
perché
)
,
e
in
primo
luogo
per
lo
speciale
costrutto
allocutivo
nella
variante
tutta
campana
(
«
Buono
a
mamma
»
)
,
che
i
napoletani
pronunciano
con
due
«
m
»
:
«
buono
a-mmamma
»
(
analogo
a
«
buono
a-ppapà
»
)
.
[12]
Questa
costruzione
non
è
peraltro
esclusiva
della
Campania
,
ma
si
riscontra
in
varie
forme
nei
dialetti
italiani
centro-meridionali
,
dalle
Marche
in
giù
,
fino
alla
Sicilia
dove
,
come
è
noto
,
è
particolarmente
vitale
.
[13]
Dai
dialetti
questa
speciale
forma
allocutiva
passa
poi
,
in
maniera
del
tutto
naturale
,
nell’
italiano
parlato
localmente
in
quelle
regioni
.
[14]
Il
costrutto
ha
una
specifica
valenza
affettiva
,
essendo
adoperato
da
un
interlocutore
di
rango
superiore
che
si
auto-nomina
,
rivolgendosi
all’
altro
di
rango
inferiore
o
subalterno
.
[15]
In
questo
senso
la
vignetta
comunica
in
maniera
inequivocabile
il
modo
di
concepire
il
rapporto
tra
DC
(
superiorità
benevola
)
e
PCI
(
inferiore
e
infantile
)
,
e
tra
il
PSI-DC
e
PCI
.
[16]
Il
ricorso
a
questo
tipo
di
allocuzione
,
cosiddetta
inversa
,
è
normale
tra
genitori
/
figli
,
nonni
o
zii
/
nipoti
,
fratello
maggiore
/
sorella
minore
(
o
sorella
maggiore
/
fratello
minore
,
padrino
/figlioccio
,
ecc
.
[17]
Così
il
padre
siciliano
al
figlio
dirà
con
tono
affettuoso
di
superiorità
:
Ascuta
,
ô
papà
(
lu
papà
,
u
papà
)
!
,
e
la
madre
alla
figlia
:
Veni
ccà
,
â
matri
(
la
matri
,
a
matri
)
!
,
oppure
in
italiano
:
Ascolta
,
papà
!
;
Attenta
,
mammina
!
ecc
.
[18]
La
frase
è
parafrasabile
come
«
io
che
sono
la
tua
mamma
ti
dico
di
stare
attenta
»
ecc
.
[19]
Questo
modo
di
dire
rientra
tra
le
forme
del
baby-talk
,
del
linguaggio
cioè
adoperato
dagli
adulti
con
i
bambini
.
[20]
Dal
momento
che
esso
ha
una
notevole
valenza
psicologica
e
protettiva
nello
sviluppo
del
bambino
,
non
ci
si
meraviglierà
quindi
se
lo
si
ritrova
in
varie
lingue
(
rumeno
,
ungherese
,
arabo
egiziano
e
siriano
,
somalo
,
ecc
)
.
[21]
Nel
dialetto
siciliano
tale
costrutto
consente
inoltre
una
chiave
di
lettura
anche
del
tipo
di
rapporti
che
regolano
(
o
regolavano
in
passato
)
l’
interazione
tra
marito
e
moglie
.
[22]
La
situazione
paritaria
tra
coniugi
impone
infatti
un
uso
di
forme
allocutive
dirette
,
mediante
cioè
nome
proprio
o
termine
di
parentela
del
partner
.
[23]
In
una
situazione
asimmetrica
,
là
dove
cioè
uno
dei
coniugi
si
pone
in
posizione
di
superiorità
,
pur
se
affettuosa
e
paternalistica/maternalistica
rispetto
all’
altro
,
si
ricorre
invece
all’
allocuzione
inversa
.
[24]
Così
,
per
es
.
,
una
frase
banale
come
Non
ti
pigghiari
còlira
,
ô
maritu
!
detta
alla
moglie
dal
coniuge
suona
inequivocabilmente
come
segno
di
superiorità
psicologica
del
marito
.
[25]
Una
espressione
invece
come
Cchi
cc’
è
,
â
mugghieri
?
detta
dalla
moglie
al
partner
è
sicuro
indizio
della
volontà
di
superiorità
della
donna
sull’
uomo
.
[26]
Quest’
uso
tuttavia
tende
ad
essere
abbandonato
,
come
accennato
,
in
conseguenza
del
mutamento
,
in
senso
paritario
,
dei
rapporti
tra
coniugi
,
mentre
resiste
benissimo
nei
rapporti
con
i
figli
,
i
nipoti
,
ecc
.
[27]
L’
uso
dell’
allocuzione
inversa
si
estende
altresì
alla
interazione
dell’
uomo
con
gli
animali
domestici
,
per
es
.
i
cani
,
là
dove
esiste
un
particolare
vincolo
affettivo
tra
animale
e
padrone
.
[28]
Così
,
una
signora
catanese
di
mezz’
età
,
rivolgendosi
alla
propria
cagnolina
,
ormai
avanti
negli
anni
e
sofferente
,
ha
potuto
adoperare
una
espressione
come
«
Ha
pigghiatu
u
suli
,
a
veru
,
â
patrunedda
?
»
.
[29]
Ad
un
osservatore
esterno
,
non
meridionale
,
questo
modo
di
rivolgersi
agli
altri
mediante
auto-invocazione
anziché
nominando
l’
altro
,
potrà
sembrare
strano
e
bizzarro
,
se
non
addirittura
una
«
confusione
nell’
uso
dei
nomi
di
parentela
»
.
[30]
Si
tratta
invece
di
un
tratto
assai
originale
e
di
un
privilegio
per
quegli
idiomi
che
lo
possiedono
in
quanto
consente
particolari
valenze
espressivo-comunicative
.
[31]
Rimane
allora
da
augurarsi
che
le
grammatiche
e
i
dizionari
della
lingua
nazionale
si
mostrino
per
il
futuro
più
attenti
e
obiettivi
verso
la
realtà
linguistica
,
ponendo
fine
alla
«
disconferma
»
in
giustificata
di
questa
originale
costruzione
sintattica
.
[32]
Salvatore
Claudio
Sgroi
Text view
•
Paragraph view