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Maarten Janssen, 2014-
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Riprovare per disapprovare o provare per una seconda volta?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
31
maggio
1980
more header data
[1]
Ricevendo
in
regalo
un
libro
intitolato
Palermo
viva
ho
pensato
,
lì
per
lì
,
che
quel
viva
fosse
un
aggettivo
per
indicare
una
qualità
della
grande
città
siciliana
;
poi
mi
sono
accorto
,
esaminando
il
resto
e
le
fotografie
che
si
riferiscono
,
per
la
maggior
parte
,
ad
aspetti
di
decadenza
o
degradazione
ambientale
messi
in
rilievo
per
esortare
a
prendere
qualche
provvedimento
al
fine
di
restaurare
o
riportare
al
primitivo
splendore
dei
monumenti
che
vanno
in
rovina
,
che
quel
viva
doveva
essere
inteso
come
verbo
,
quasi
a
indicare
un'
esortazione
alla
vita
di
Palermo
(
e
il
discorso
potrebbe
valere
per
tante
altre
città
,
prima
fra
tutte
Venezia
,
che
corre
pericolo
di
scomparire
)
.
[2]
Ecco
come
,
nell'
uso
pur
corretto
dei
mezzi
linguistici
,
un
enunciato
può
apparire
ambiguo
e
si
deve
far
ricorso
a
una
interpretazione
,
al
ragionamento
,
per
averne
il
senso
esatto
.
[3]
C'
è
chi
parla
di
struttura
superficiale
(
l’
enunciato
così
com'
è
)
e
di
struttura
profonda
(
il
senso
reale
che
all'
enunciato
deve
essere
di
volta
in
volta
attribuito
)
.
[4]
Del
resto
quante
volle
,
studiando
il
latino
,
ci
siamo
sentiti
ripetere
che
«
il
timore
dei
nemici
»
vuole
bensì
dire
che
«
i
nemici
hanno
paura
»
ma
anche
che
«
noi
abbiamo
paura
dei
nemici
›
›
.
[5]
E
che
differenza
c'
è
,
se
non
nella
grafia
,
fra
i
due
significati
che
può
assumere
il
celebre
verso
del
Petrarca
Erano
i
capei
d'
oro
a
l'
aura
sparsi
,
rispetto
a
Er
ano
i
capei
d'
oro
a
Laura
sparsi
?
[6]
E
quanti
giochi
poetici
,
nell'
allusività
dell'
arte
,
il
poeta
ha
fatto
con
la
polivalenza
del
senso
delle
sue
parole
.
[7]
Perfino
un
motto
che
non
sembrerebbe
ammettere
dubbi
,
quello
della
celebre
Accademia
del
Cimento
,
nella
quale
Galileo
volle
continuare
fra
i
suoi
alunni
di
Firenze
il
metodo
fisico-matematico
dell'
Accademia
dei
Lincei
,
si
presta
a
una
doppia
interpretazione
:
Provando
e
riprovand
o
.
[8]
Non
vi
è
dubbio
che
riprovare
qui
sembra
significare
«
provare
ancora
,
provare
un'
altra
o
più
volte
»
e
non
è
un
caso
che
il
Tommaseo
,
citando
il
motto
nel
suo
«
Dizionario
»
,
dica
:
«
Gli
Accademici
del
Cimento
…
par
lo
intendessero
per
Fare
e
rifare
gli
esperimenti
,
cioè
vedere
se
i
fatti
comprovino
il
nostro
sentire
o
l'
operare
o
il
volere
»
.
[9]
Ma
,
ammesso
che
gli
Accademici
volessero
usare
il
verbo
in
questo
significato
,
occorre
pur
dire
che
Dante
nel
Paradiso
(
canto
terzo
,
verso
tre
)
aveva
usato
provando
e
riprovando
in
modo
diverso
.
[10]
Leggiamo
:
Quel
sol
(
Beatrice
)
che
pri
a
d'
amor
mi
scaldò
il
petto
/
di
bella
verità
m'
avea
scoverto
/
provando
e
ri
provando
,
il
dol
ce
aspetto
,
dove
quel
riprovando
vuol
dire
«
disapprovando
,
confutando
»
e
non
«
provando
una
seconda
volta
»
.
[11]
È
,
dunque
,
facile
,
intenzionalmente
o
no
,
equivocare
o
far
equivocare
.
[12]
Del
resto
se
si
dice
:
Luigi
fa
mangiare
le
galline
,
intendiamo
dire
che
Luigi
fa
sì
che
le
ga
lline
mangino
o
che
Luigi
induce
altri
a
man
giare
le
galline
?
[13]
E
se
dico
An
ton
io
fu
condotto
da
suo
padre
,
intendo
dire
che
qualcuno
condusse
Antonio
presse
suo
padre
o
che
il
padre
condusse
Antonio
da
qualche
parte
?
[14]
E
quel
suo
è
riferito
al
padre
di
Antonio
o
ad
altra
persona
?
[15]
Nonostante
tutto
,
non
è
il
caso
di
perdersi
d'
animo
perché
,
praticamente
la
lingua
oltre
dei
mezzi
per
uscire
dall'
ambiguità
e
solo
chi
non
vuole
farsi
capire
sfrutta
certi
equivoci
che
lo
strumento
linguistico
gli
offre
.
[16]
Il
dialetto
di
Bologna
,
per
esempio
,
dice
:
il
padre
suo
di
lui
o
il
padre
suo
di
lei
per
chiarire
l’
ambiguità
di
quel
suo
.
[17]
Perfino
opportune
pause
o
accentazioni
di
particolari
elementi
aiutano
a
togliere
dall'
imbarazzo
.
[18]
Certo
,
a
volte
si
resta
sconcertati
come
quando
ho
recentemente
letto
,
spruzzato
in
rosso
sulla
facciata
della
Chiesa
di
San
Michele
in
Borgo
a
Pisa
:
Più
chiese
meno
case
.
[19]
Il
messaggio
sembrava
un
sorprendente
invito
a
costruire
più
chiese
e
meno
case
ma
la
sigla
che
l’
accompagnava
a
mo'
di
firma
non
lasciava
dubbi
.
[20]
L'
anonimo
spruzzatore
(
intendo
l'
uomo
,
non
lo
strumento
)
voleva
dire
che
,
facendo
più
chiese
,
si
fanno
meno
case
e
perciò
sarebbe
stato
opportuno
che
fosse
messo
un
segno
di
uguale
fra
i
due
membri
dell'
enunciato
o
fosse
aggiunto
un
«
significa
»
.
[21]
Il
ricorso
a
un
minimo
di
riflessione
,
e
cioè
,
come
direbbero
certi
moderni
grammatici
,
il
ricorso
alla
struttura
profonda
,
non
lasciava
sussistere
alcun
dubbio
.
[22]
La
lingua
è
,
ad
ogni
modo
,
uno
strumento
imperfetto
,
o
che
può
essere
usato
imperfettamente
;
eppure
essa
permette
a
chi
vuole
di
farsi
intendere
.
[23]
Se
qualcuno
-
ed
era
un
personaggio
illustre
-
disse
cinicamente
che
la
lingua
ci
è
stata
data
per
nascondere
i
nostri
pensieri
,
si
può
ribattere
che
essa
ci
è
stata
data
soprattutto
per
manifestare
chiaramente
i
nostri
pensieri
.
[24]
Tristano
Bolelli
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