Sentence view

Quelö’hobby che vuol dire cavallino

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 31 gennaio 1981
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5


[1]
Fra le parole inglesi per le quali non sembra possibile trovare un'adeguata traduzione italiana che abbia qualche probabilità di sostituirle nell'uso di ogni giorno sono sport e hobby.
[2]
La prima fu ammessa tale e quale perfino negli elenchi di voci che l'Accademia d'Italia prese in considerazione nel 1941 e nel 1942 per proporre delle sostituzioni dopo l'imposizione per legge, fatta dallo Stato fascista, di evitare nelle intestazioni delle ditte e delle attività professionali, nonché nelle insegne, nei cartelli, nei manifesti, nelle inserzioni pubblicitarie e perfino nelle liste dei ristoranti, le parole straniere.
[3]
Hobby in tali elenchi non figura affatto e forse non si saprà mai perché.
[4]
Ad ogni modo, con questa voce si indica, come è noto, l’occupazione alla quale ci si dedica nel tempo libero, da dilettanti.
[5]
In italiano qualcuno ha proposto pallino ma tutti avvertono la differenza fra pallino, che indica una piccola mania, estendendosi fino al valore di tendenza naturale, e hobby.
[6]
Pallino pare comprendere in una connotazione di compatimento, se non proprio di spregio, che hobby non ha.
[7]
È un fatto che questa voce pare radicata nell'uso e ormai figura nei vocabolari recenti, escluso il Grande Dizionario di Battaglia, che la ignora.
[8]
Il primo a registrarla fu, come è da aspettarsi, il Panzini che, nel suo « Dizionario moderno », fin dalla IV edizione del l923, la forma hobbyhorse e, ricordando il francese dada, dice che la parola significa « cavalluccio ».
[9]
Come equivalenti italiani sono indicati « ticchio », « fissazione », con quanta congruenza ognuno può constatare.
[10]
Se pallíno è pur sempre innocente, un ticchio è piuttosto una voglia improvvisa ed alquanto bizzarra e una fissazione corre il rischio di sconfinare nella psichiatria.
[11]
Poiché, dunque, di questo hobby non è facile disfarsi: vediamone un po' la storia.
[12]
Come notò il Panzini, la voce significava in inglese « cavalluccio » e la sua attestazione più antica compare, nella forma hobby-horse, nel '6O0 a designare la figura di un cavallo di vimini fissato al busto di un danzatore che sulla scena faceva movimenti buffoneschi a mo' di cavallo.
[13]
Accanto a questo valore fondamentale si sviluppò in modo trasparente (anche se il significato è in disuso) quello di « buffone » ed anche di « prostituta ».
[14]
Stando ai vocabolari inglesi, di ancor più antica attestazione appare hobby col significato di « legno con una testa di cavallo che i bambini cavalcano ».
[15]
Come si vede, l'odierno valore di hobby è in relazione con una occupazione infantile o scherzosa e fa riferimento ad un cavallino.
[16]
Proprio nel nome di un cavallo, quale, forse, variante di Robby (Robert), ma ci sono molti dubbi in proposito, è stata cercata l’origine di questa parola.
[17]
Per designare il cavallino, hobby non restò nelle Isole britanniche.
[18]
Ed ecco che si trova in francese hobin e, cacciandone via l'h iniziale e con altra grafia, in aubin presente in Francia fin dal Quattrocento e in Italia come ubino, voce ormai scomparsa ma presente nel Berni (nato alla fine del '400 e morto nel 1535) che scrisse Correva come un veltro, o poco meno, / Come gli ubini fan di quella banda e, quel che è ancora più importante, nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che al canto 26, così si esprime: Nel mansueto ubino, che sul dorso / Avea la glia del re Stordilano, / Fece entrar un degli angel di Minosso, / Sol con parole il frate di Viviano.
[19]
Nessuno di chi oggi dice di avere o di esercitare un hobby (e molti di questi hobby con l’irreperibilità ed il costo della manodopera possono essere utile fonte di risparmio, come aggiustare rubinetti, riparare fili dell'elettricità e simili) pensa al cavallino, mentre i francesi, quando dicono dada per designare un hobby, hanno presente il valore di « cavallo » e di « bastone a testa di cavallo », che esiste ancora nel linguaggio infantile.
[20]
Tristano Bolelli

Text viewParagraph view