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È in arrivo la Befana o la Pasqua dei tre re

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 3 gennaio 1980


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Chi ha ricevuto auguri da paesi di lingua spagnola o uno di quei cartoncini in cui gli auguri sono scritti in più lingue, si sarà imbattuto in un « Buon Natale » espresso con Felices Pascuas che ad un italiano ricordai la Pasqua e non il Natale.

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In realtà, Pascua in spagnolo (la parola è di origine ebraica e designa la grande festa in memoria della liberazione dalla cattività d'Egitto) ha un significato molto esteso perché indica non solo la festività che ricorda la resurrezione di Gesù Cristo ma anche le solennità della nascita del Salvatore, del riconoscimento e adorazione dei Re Magi, della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

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Del resto, anche in italiano Pasqua delle rose o rosata indica la Pentecoste e Pasqua orita la domenica delle Palme. Al plurale in spagnolo designa il tempo della nascita di Gesù fino al giorno dell'Epifania incluso. Per indicare propriamente il giorno di Natale si ha, invece, Navidad mentre Natívidad indica, oltre alla nascita di Gesù, quella della Madonna ed anche di San Giovanni Battista, precursore di Cristo. Nascita, in generale, in spagnolo si dice nascimento che, per antonomasia, significa anch'esso « Natale ». Una terminologia così complicata non c'è in italiano: nascita è diversa da Natale e non può essere usata da sola per indicare la venuta al mondo di Gesù Cristo; tutt'al più si ha Natività.

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Sempre restando ai cartoncini plurilingui, leggiamo che il tedesco augura Buon Natale con Frohe Weihnacht(en) che significa « lieta notte santa » che ci apre, tuttavia, la strada alla pluralità delle parole che indicano il Natale nei paesi germanici. L’inglese ha, per esempio, Christmas ed anche questo lo vediamo nei cartoncini di auguri. Si tratta di voce che significa « Festa di Cristo » ed è parola che si trova in olandese e, in generale, nel cosiddetto basso-tedesco. Dialettalmente, nella Vestfalia, nella Turingia ed in alcune altre zone tedesche è detto « giorno di Cristo » (Christtag) mentre nella Germania nord-orientale e nei paesi scandinavi si trova una denominazione piuttosto strana, jul, che ci riporta ad un momento precristiano in cui le popolazioni germani « che celebravano una festa di più giorni a meta dell'invento. La forma fondamentale di tale denominazione, sopravvissuta al Cristianesimo, significa « tempesta di neve ». Ma è interessante che il nome di tale festa pagana da una lingua germanica antica sia poi passata come prestito in finlandese e in lappone (rispettivamente joulu e juovla) per designare il Natale. Come si vede, nella varietà dei nomi si scopre un intreccio di culture ed una successione di civiltà.

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Il Capodanno non conosce più, nelle parole che lo designano, il ricordo della festa religiosa della circoncisione di Gesù: ciò si spiega molto bene col fatto che la circoncisione, rito eminentemente ebraico, non si è continuata nei cristiani. Di qui le designazioni di « giorno del nuovo anno », « nuovo anno », « giorno dell'anno » e simili che circolano nelle principali lingue europee.

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Ma la festa più interessante per la varietà delle sue denominazioni è l'Epifania che, anche dove conserva la sua forma, di origine greca (epipháneia vuol dire « apparizione » ma in qualche zona veneta, ladina e siciliana si hanno parole che continuano il greco theophanía « apparizione di Dio »), presenta dei sostituti popolari: così il francese che ha « giorno dei (tre)-re » (jour des Rois), diventato denominazione ufficiale in spagnolo (el dìa de Reyes) e in tedesco (Dreikönigsfest). Si tratta, naturalmente, dei Magi (nome di provenienza iranica) che erano forse membri della classe sacerdotale nel popolo dei Medi. L'evangelista Matteo nel secondo, drammatico capitolo del suo Vangelo, li chiamò, semplicemente, Magi. La tradizione cristiana ne fece dei re.

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Quella denominazione « Festa dei (tre) re Magi » non si usava soltanto in francese, spagnolo e tedesco, ma in vari dialetti italiani dove l'Epifania è detta anche semplicemente « Re Magi », « Tre Re » ed è (o era) perfino attestata come « I Re » (nella Valle d'Aosta, nel Cuneese ed in altre località settentrionali). I dialetti sardi hanno anche « Pasqua dei tre re ». Compare, dunque, di nuovo Pasqua che già si è visto a proposito del Natale che, nella forma Pasquetta ha un'ampia diffusione nei dialetti italiani dal Nord fino all'Abruzzo, per distinguere l'Epifania dalla grande Pasqua di Resurrezione.

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Estesa è anche la denominazione di « Giorno della vecchia », « La vecchia » e « La vecchietta » e qui occorre ricordare che, come i Magi portarono i doni a Gesù, si immagino che una vecchia portasse regali ai bambini buoni e cenere e carbone ai cattivi. « Befana » deriva da una forma accentata diversamente, epiphània. E in molte località italiane si bruciava - e si brucia ancora oggi - un fantoccio in piazza fra lo strepito della folla e specialmente dei bambini, quasi a manifestare l'addio al periodo natalizio. Così si innesta una festa pagana nella ricorrenza cristiana mentre un riferimento al cristianesimo è nell'espressione inglese del1'Epifania « La dodicesima notte » (Twelfth Night) o « Il dodicesimo giorno » (Twelfth Day) che allude al giorno di partenza, il Natale, come inizio di un periodo di festività. Davvero l'Epifania tutte le feste le porta via.

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Tristano Bolelli


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