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Maarten Janssen, 2014-
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Rendez-vous in paninoteca (e altre funeste invenzioni)
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
30
dicembre
1981
more header data
[1]
SU
ALCUNI
autobus
di
Roma
,
sopra
alcuni
posti
a
sedere
,
si
[2]
legge
:
Riservato
agli
invalidi
non
deambulanti
.
[3]
L`
avverti-
mento
suscita
un
certo
malessere
.
[4]
Quel
non
deambulanti
è
certamente
riferito
a
chi
non
può
camminare
;
ma
l’
italiano
deambulare
,
tratto
pari
pari
da
una
voce
latina
dello
stesso
significato
,
vuol
dire
:
«
andare
a
spasso
;
passeggiare
in
su
e
in
giù
›
›
,
«
girovagare
senza
meta
›
›
.
Deambulante
,
nei
soli
esempi
registrati
dal
Grande
Dizionario
del
Battaglia
-
uno
di
Bruno
Barilli
,
l'
altro
di
Alberto
Moravia
-
non
indica
«
che
può
,
che
è
in
grado
di
camminare
»
ma
«
che
passag-
gia
in
su
e
in
giù
›
›
,
«
che
cammina
lentamente
›
›
,
«
che
gi-
rovaga
›
›
,
Forse
che
gli
invalidi
ai
quali
sono
riservati
i
posti
a
se-
dere
sugli
autobus
sono
privati
specificatamente
di
tale
facol-
tà
,
che
presuppone
la
capacità
di
girare
?
O
non
sono
piut-
tosto
impediti
,
più
semplicemente
,
addirittura
di
cammina-
re
?
I
poveretti
non
solo
non
girovagano
,
non
passeggiano
.
ma
non
possono
neppure
fare
dei
passi
.
Dal
primo
esempio
del
trecentesco
Domenico
Cavalca
(
«
Dice
la
scrittura
che
andava
deambulando
,
cioè
lentamente
,
dopo
il
meriggio
,
con-
tro
a
vento
›
›
)
all'
ultimo
di
Moravia
(
«
Sui
marciapiedi
non
c'
era
più
folla
;
soltanto
qualche
coppia
frettolosa
che
rinca-
sava
,
e
gruppi
di
uomini
che
deambulavano
piano
parlando
ad
alta
voce
›
›
)
,
deambulare
è
una
facoltà
di
chi
può
cammi-
nare
ed
è
dunque
in
grado
di
passeggiare
,
di
girovagare
.
È
forse
superfluo
domandarsi
da
quale
modello
linguisti-
co
sia
venuto
il
non
deambulante
dell'
autobus
.
È
probabile
che
sia
diventato
un
termine
-
per
così
dire
-
tecnico
di
quel-
la
lingua
medicoburocratica
,
che
tende
all`
eufemismo
(
si
pen-
si
ai
non
vedenti
per
dire
«
ciechi
›
›
)
ed
usa
voci
letterarie
piuttosto
rare
e
crede
così
di
distinguersi
costruendo
parole
non
equivoche
,
senza
avvedersi
delle
improprietà
in
cui
in-
corre
,
come
nel
caso
che
abbiamo
segnalato
.
E
tutto
questo
senza
tener
conto
dell'
assurdo
di
riservare
i
posti
a
chi
non
può
camminare
,
senza
pensare
,
ad
esempio
,
a
chi
sia
meno-
mato
nelle
mani
o
nelle
braccia
che
,
secondo
quell'
ineffabi-
le
cartellino
,
nella
perenne
calca
degli
autobus
,
sarebbe
la-
sciato
in
balia
degli
orribili
scossoni
che
già
rendono
difficile
il
restare
in
piedi
a
quelli
che
,
integri
del
corpo
,
si
devono
disperatamente
reggere
,
come
si
legge
,
«
agli
appositi
soste-
gni
›
›
per
non
precipitare
sugli
sventurati
compagni
di
corsa
.
In
questa
infelice
terminologia
si
segnalano
alcuni
crea-
tori
di
vocaboli
in
Toscana
.
Dopo
la
(
linguisticamente
)
fu-
nesta
ludoteca
«
luogo
di
giochi
per
bambini
›
›
,
che
ha
mo-
delli
stranieri
,
è
nata
(
orribile
a
dirsi
)
la
paninoteca
,
in
varie
città
toscane
.
Può
darsi
che
dalla
ludoteca
si
possano
pren-
dere
in
prestito
giocattoli
.
Certo
dalle
biblioteche
(
termine
di
partenza
delle
nuove
formazioni
)
si
possono
prendere
a
prestito
libri
e
da
certe
pinacoteche
americane
si
possono
no-
leggiare
pitture
per
un
qualche
tempo
,
in
modo
da
poter
frui-
re
della
loro
visione
in
casa
propria
.
Ma
dalle
paninoteche
non
si
prendono
a
nolo
panini
imbottiti
,
bensì
si
comprano
per
mangiarli
o
,
come
anche
si
dice
in
un
linguaggio
sbriga-
tivo
,
consumarli
.
Ed
allora
vien
fatto
proprio
di
commentare
che
chi
ha
introdotto
quelle
parole
ha
creduto
di
uniformar-
si
a
modelli
letterari
e
classici
senza
valutare
bene
il
signifi-
cato
della
parola
,
prendendo
così
delle
cantonate
goffe
ed
alquanto
ridicole
.
Oh
anima
grande
di
Galileo
Galilei
che
non
volle
creare
parole
nuove
per
le
sue
nuovissime
invenzioni
.
Egli
prefe-
riva
usare
voci
della
tradizione
italiana
con
significato
nuo-
vo
.
Perfino
il
vocabolo
telescopio
non
è
suo
,
benché
l'
inven-
zione
gli
appartenesse
in
pieno
,
ma
di
Federico
Cesi
,
suo
ami-
co
,
il
fondatore
,
nel
1603
,
dell`
Accademia
dei
Lincei
.
Gali-
leo
,
poi
,
usò
anch'
egli
la
voce
nuova
,
sia
pure
alternandola
con
quelle
che
egli
impiegava
prima
:
cannone
,
occhiale
,
can-
nocchiale
.
Del
resto
,
anche
il
numero
delle
voci
coniate
ex
novo
da
Dante
sono
pochissime
.
Non
si
vuole
certamente
paragonare
i
malati
di
burocrazia
linguistica
che
hanno
introdotto
non
deambulante
o
ludoteca
(
con
il
conseguente
paninoteca
)
con
grandi
modelli
del
passato
.
Né
si
nega
che
concetti
nuovi
possono
essere
designati
con
parole
nuove
.
Quello
che
si
vuol
qui
ricordare
,
non
proprio
con
onore
,
è
l
’
atteggiamento
(
di
certi
studiosi
moderni
-
e
mi
riferisco
soprattutto
alla
disci-
plina
che
conosco
meno
peggio
,
la
linguistica
-
che
sembra-
no
inibiti
di
fronte
alla
ricerca
se
non
battezzano
tutto
con
nomi
nuovi
.
La
conseguenza
è
che
,
spesso
,
invece
di
invenzio-
ni
originali
,
troviamo
,
di
nuovo
,
soltanto
parole
.
[5]
BolLS301281
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